R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
-Prenda la prima a destra, poi prosegua fino al fioraio, alla rotonda segua per la via dei cedri…
-La prima dopo il fioraio…
-Arrivato al bar Ninì imbocchi la strada che scende al mare.
-Bar Ninì… rotonda… prima a destra…
Quando chiedo informazioni so che non riuscirò a memorizzare oltre la seconda indicazione, poi nebbia! Venendo da Milano la cosa ci sta, anche adesso che la scighera, come la chiamiamo qui, si fa vedere solo qualche giorno all’anno. L’ascolto del nuovo album di Lucia Ianniello Keep left and go straight South, per i tipi della Filibusta Records, procede agli antipodi del nebbioso capoluogo milanese, raggiunge luoghi dove una dolce ebbrezza dolente si fa strana nell’animo del viaggiator sperduto. Si tratta del terzo lavoro come leader della musicista e compositrice campana.

Ogni traccia del disco racconta un modo differente di spostarsi, curiosare da un luogo a un altro spingendosi sempre più a sud. Lo sappiamo che la metafora del viaggio per parlare di un album è trita e ritrita, proveremo comunque a renderla interessante!
Intanto i musicisti in ogni traccia risultano sempre misurati e ispirati: dalle tastiere di Paolo Tombolesi (due brani sono suoi e uno composto insieme alla leader), alle chitarre di volta in volta dolci o spigolose di Roberto Cervi e alla batteria suadente e incalzante di Alessandro Forte. Lucia Ianniello oltre a suonare tromba e flicorno ha scritto e cantato tre brani.
L’album inizia con Tide che subito apre le porte a una visione. Il morbido tappeto sonoro offerto dalle tastiere di Paolo Tombolesi e la tromba con la sordina di Lucia Ianniello ci fanno subito salire su di un’auto. Un viaggio che facciamo di notte. I fari illuminano la strada che costeggia il mare. Mettiamoci anche un dirupo così ci sale un po’ di inquietudine. Una tiepida brezza spolvera il parabrezza. Profumo intenso di salsedine ed elicriso liquirizia. La chitarra ondivaga di Roberto Cervi ci accoglie una volta scesi dalla montagna.
Il tema del viaggio nella seconda traccia, viene cantato da Lucia Ianniello, South: “Pigl stu tren e vai!/ Nun stà ferm/ muov ‘e pensier, vai! Futtetenn/ e dai, che fai…/ guarda lontano!/ Poi, vir ‘o mar”. L’introduzione, molto efficace, è affidata agli effetti e alle distorsioni della chitarra di Roberto Cervi mentre la chiusura al drumming “trenistico” di Alessandro Forte.
Nella terza traccia, Human Race, le latitudini sonore si espandono oltremare. Il suono della tromba della leader e le tastiere di Paolo Tombolesi offrono un viatico solo in principio lieve. Accordi che riecheggiano moschee, suk e pelle scura bruciata dal sole e da troppe speranze infrante ben presto negli abissi. Una “fazza una razza” suona come un abbraccio a chi viene e a chi va, peccato che il viaggio abbia esiti tutt’altro che felici: “frutt stran ‘e cartone/ e dint ‘o mar/ Strange Fruits jettat”, canta Lucia Ianniello citando la celeberrima Strange Fruit immortalata, per nostra dolente gioia e monito, da Lady Day.
La musica fluisce portandoci delicatamente ma con energia da un luogo a un altro. Siamo lieti che la guida di questo ensemble ci dia la possibilità di visitare posti davvero incantevoli.
Se un piccolo neo vogliamo trovare a questo pregevolissimo album è lo spoken words dell’ultima traccia: Feronia. A nostro avviso manca un po’ di spontaneità e risulta “più letto” che interpretato, ma proprio le parole del brano sembrano rivendicare anche il tipo di interpretazione adottata da Lucia Ianniello: “Voglio esse chi song’ io/ no chell ca vuò tu/ te piace o nun te piace/ mo’ nun me fir cchiù/ ‘e te senti, ‘e te vede’”.
Tracklist:
01. Tide (07:43)
02. South (03:31)
03. Human Race (07:05)
04. Together (06:36)
05. Bird Migration (04:49)
06. Black (03:30)
07. Mr. L.P. (05:13)
08. It’s raining (05:21)
09. Feronia (03:59)






Rispondi