L E T T U R E


Recensione di Nicola Barin

Non si può che essere felici per l’uscita di questo agile e interessante volume del critico, giornalista e docente universitario Federico Capitoni che tenta di colmare una lacuna nell’attuale panorama editoriale. Un testo che tenta di indagare e di offrire una guida, un segnavia ai molteplici ascolti della musica contemporanea a partire dagli inizi del Novecento per giungere al secondo dopoguerra fino ad oggi. Curiosa la scelta del titolo che rievoca la forma del Present Continuos nella lingua inglese che si usa per esprimere azioni che stanno accadendo nell’attimo in cui si parla.


Nella illuminante introduzione il critico illustra la difficoltà del volume nel voler essere contemporaneo, perché quando si tratta di parlare del contemporaneo si è già in ritardo sugli accadimenti. Inoltre sottolinea la complessità di stilare una guida optando per il concetto di discografia: siamo in un’era postmoderna in cui la musica liquida prende il sopravvento e si fonda su stralci di brani, ascolti veloci e a volte superficiali. L’altro ostacolo è definire il concetto di musica contemporanea, come ci ricorda ancora: ”La musica contemporanea, quella che chiamiamo cosi, è infatti un problema. È un problema ascoltarla. È un problema capirla…”. Si rischia di ripiombare nella definizione ormai consolidata che, ci rammenta Capitoni: “Per musica contemporanea intendiamo un repertorio appartenente a un’area colta e che origina più o meno alla fine della seconda guerra mondiale.”

La questione più spinosa è l’aggettivo colta che non esprime alcun significato chiaro, ancora Capitoni: ”L’idea di una musica colta, quel modo di fare che si cercava di definire, si foggia soprattutto nella dimensione scritta, ponderata, meditata, della composizione. […] La scrittura conferirebbe alla musica uno statuto più elevato. Le cose ovviamente non stanno semplicemente cosi”. Il critico illustra e ripercorre le varie etichette, musica pop, musica leggera, musica classica ecc. che si sono instaurate nel comune modo di intendere la musica e ne hanno forzato la comprensione. Nella problematicità di fornire una chiara ed esaustiva definizione di musica classica contemporanea, il giornalista tenta di sottolineare come abbia prediletto alcuni autori del dopoguerra rispetto al Novecento storico, a volte anche autori “minori”, proprio nell’intento di offrire una produzione orientata alle novità. L’idea è stata quella di realizzare una guida da consultare che solletichi anche la curiosità del lettore, che catalizzi questa bramosia e lo inviti ad approfondire alcuni musicisti.

Artisti dal mondo del rock o del jazz li troveremo proprio per il loro atteggiamento alla musica contemporanea come “composizione ragionata”, in sostanza un’opera che prediliga la scrittura ponderata, in tal senso Frank Zappa e Chick Corea sono stati scelti per questo. Anche se qualcuno potrà obiettare che mancano alcuni nomi rilevanti è inevitabile che, in un lavoro impegnativo come questo, quasi quattrocento pagine, ci si scontri con l’ineluttabile possibilità di operare delle esclusioni che si basano anche su gusti personali. Capitoni apre il volume, infatti, con la frase: “Con il massimo rispetto per gli assenti”.  Varie sono state le linee guida per la scelta, certamente il tentativo di instillare la curiosità e quindi a volte l’inserimento di autori più “rischiosi” e dall’altra, ci ricorda Capitoni: “…Nel repertorio pur delimitato, si è cercato non soltanto di dare conto di prodotti discografici importanti, ma anche di coprire massimamente stili e tendenze, sovente rimandando peraltro ad altri dischi talvolta inclusi nelle guida talvolta soltanto accennati.
La questione interessante è che la presente guida discografica è ingegnosa nel far muovere il pensiero nel momento in cui esclude un particolare artista e noi siamo spinti a rintracciare anche gli assenti, raggiungendo così lo scopo di attivare in noi una curiosità ricercatrice. Personalmente ho pensato ad un musicista come Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead e fondatore dei The Smile, ma anche notevole, a mio parere, compositore e cosi sono andato a riascoltarmelo.

Capitoni, da critico attento ed erudito, confeziona una guida utilissima che stimola la fantasia, che permette di  frequentare momenti e autori decisivi, che ci parla di artisti spesso irrisolti che non coincidono con il proprio tempo; come ricordava Il filosofo Friedrich Nietzsche: “appartiene veramente al suo tempo, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese ed è perciò, in questo senso, inattuale; ma, proprio per questo, proprio attraverso questo scarto e questo anacronismo, egli è capace più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo”. Forse è proprio questa la contemporaneità. 

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