L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Rossana Ghigo
Un pubblico in Ecstasy tenuto letteralmente in pugno dalla voce caldissima, profonda e sensuale di Mario Biondi, il soulman di origine siciliana definito da molti il Barry White italiano.
L’inglese diventa la sua prima lingua e, a fine anni ‘80, inizia a fare da spalla a Ray Charles. Lanciato da Gianni Bella, nel 2004 va incontro alla popolarità con il singolo This Is What You Are, che anticipa l’album d’esordio Handful of Soul, con cui vince il primo disco di platino. Da quel momento la sua carriera spicca un volo interminabile ed internazionale. Si afferma in tutto il globo con le grandi collaborazioni, i numerosi album e con un’innata capacità di passare dalla malinconia del blues ad un soul jazz passionale, con accenti ironici. Negli arrangiamenti dei suoi brani si nota spesso infatti una vena jazz.

Sul palco una presenza scenica imponente e ammaliante, unita ad una indiscussa e raffinata capacità tecnica che gli permette di spaziare dai brani contemporanei presenti nel suo nuovo album Crooning Undercover ai classici sofisticati di repertorio. Un’altalena emozionante dove si avvicendano brani ritmati e ballabili a testi dai toni intimistici, spaziando tra le diverse sfaccettature del Blues.
All’ombra di San Zeno la piazza si tinge di atmosfere noir fino all’ultimo respiro, una sospensione del tempo sulle note di What’s Going On, Jeannine, La donna cannone, Cantaloupe Island, No Mo’ Trouble, Rio de Janeiro Blue, Prendila così… Con oltre cento concerti in un solo anno, accompagnato da musicisti eccelsi, Max Graco pianoforte e cori, David Florio percussioni, chitarre flauto e cori, Enrico Santangelo batteria, Max Laganà basso, Fabio Buonarota alla tromba e Fabiano Petrullo sax, nel “tempio dell’amore” ha fatto vibrare non solo le sue corde vocali strappate ad un Dio, ma anche le corde dell’anima di tutto il pubblico.
La grande professionalità e la smisurata dote artistica di ogni singolo componente, che con il proprio strumento ha sottolineato e valorizzato ulteriormente una performance perfetta, sono il sigillo di un’apoteosi di virtuosismo e gusto straordinario: Love is a Temple, Dream of the Return, Be Lonely, Shine On, A child runs free, per non dimenticare This is what you are, guardando le stelle che si accendono nella calda notte pistoiese.
Il 6 giugno è uscito un EP, L’Oro, con quattro brani italiani particolarmente cari al crooner siciliano perché hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione artistica. Il padre, Stefano Biondi, noto cantante lo ha infatti formato con l’ascolto dei grandi artisti degli anni ’70 e ’80. Ascoltandolo per la prima volta in radio nel 2006 molti si sono immaginati un robusto cantante afroamericano per poi scoprire che questo talento è del tutto italiano.

Indubbiamente la sua voce ha un timbro fuori dal comune per quanto riguarda la nostra penisola e in effetti è decisamente un portavoce di massima eccellenza e di vanto in tutto il mondo ed è uno stato di grazia assistere ad un suo concerto.
Una prelibatezza che scivola piano come un ottimo piatto di soul food consumato in uno dei locali dall’anima blues di Chicago, la musica conserva la forza delle origini e non è solo puro intrattenimento. Nella città del vento si “serve” accompagnata dal Gumbo, una zuppa piccante a base di riso, pollo, sedano e peperoni e alla jambalaya un pasticcio di gamberi, salsiccia, riso, verdure. Il pensiero letteralmente ci ha permesso di addentrarci in questo tipo di atmosfera godendo di uno stato d’animo immortale, una cura per l’anima.
Una sensazione liberatoria a taumaturgica che chiosa sul sorriso di Biondi visibilmente commosso di essere accolto così calorosamente nella sua terra nonostante il grande successo che accompagna le sue performance su un mappamondo impazzito e pregno di appuntamenti. Casa è sempre casa, il cuore torna da dove si parte ed è un circolo infinito di bellezza e di riconoscenza.









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