R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
I Molchat Doma, il trio bielorusso che ha saputo conquistare il mondo con il loro stile post-punk unico e inconfondibile, ritornano con il loro quarto album, Belaya Polosa, disponibile dal 6 settembre per Sacred Bones. Questo nuovo lavoro, anticipato dal singolo Son, segna una nuova era per la band, caratterizzata da un cambiamento tanto stilistico quanto emotivo.
L’album si apre con Ty Zhe Ne Znaesh’ Kto Ya, una traccia che ci introduce immediatamente nell’atmosfera cupa e austera tipica della band. I synth e le pulsazioni della drum machine creano una sensazione di malinconia e introspezione, quasi una riflessione sulla monotonia della vita quotidiana. È come se ogni nota risuonasse con l’eco di una Bielorussia distante e oppressa, un luogo che la band ha lasciato per trasferirsi a Los Angeles, ma che ancora permea la loro musica.

Con Son, il primo singolo dell’album, i Molchat Doma rimangono fedeli alle loro radici goth/post-punk, ma con una rinnovata energia. La traccia è un inno alla danza dei sentimenti oscuri, un viaggio tra le ombre dell’anima che evoca i Depeche Mode dei tardi anni ’80 e i Cure del periodo post-Pornography. Le chitarre riverberate e le trame elettroniche ci trasportano in un mondo onirico e distopico, dove ogni battito sembra una battaglia tra speranza e disperazione.
La title track, Belaya Polosa, è un esempio perfetto della nuova direzione presa dalla band. Le vorticose trame elettroniche, intrecciate con forti riverberi di chitarra, creano un paesaggio sonoro che oscilla tra il freddo industriale e una sorta di nostalgica bellezza. È come camminare attraverso una città abbandonata, dove ogni edificio racconta una storia di tempi passati e di sogni infranti.
Una delle tracce più affascinanti dell’album è Chernye Cvety, una canzone sensuale e seducente che richiama i Duran Duran dei primi anni ’90. Qui, i Molchat Doma esplorano nuovi territori, combinando chitarre sognanti e beat meccanizzati in un abbraccio che è allo stesso tempo freddo e avvolgente. È un pezzo che ti cattura e ti trasporta in un viaggio abissale verso l’oscurità.
Verso la chiusura troviamo Ya Tak Ustal, brano che mescola sofisticazione melodica e un coro che sembra sollevarsi al di sopra di tutto. È una chiusura perfetta per un album che è tanto una lettera d’amore alla synth-wave e all’EBM dei primi anni ’90 quanto una riflessione sui cambiamenti e le sfide della vita.
Belaya Polosa è un viaggio incredibile che ci mostra una band in continua evoluzione. I Molchat Doma hanno lasciato il minimalismo lo-fi dei loro precedenti lavori per abbracciare una produzione più pulita e scintillante, senza perdere la loro essenza brutalista e post-punk. Ogni traccia è un frammento di una realtà dura e fredda, ma anche di una bellezza struggente e poetica.
Questo album non è solo un ascolto, è un’esperienza che ti coinvolge completamente, facendoti sentire ogni battito, ogni melodia, ogni emozione. È un capolavoro che conferma i Molchat Doma come una delle band più influenti e innovative del panorama musicale attuale. Se non hai ancora ascoltato Belaya Polosa, preparati a essere trasportato in un mondo dove la musica è il filo che collega il passato, il presente e il futuro.
Tracklist:
01. Ты Же Не Знаешь Кто Я / Ty Zhe Ne Znaesh Kto Ya
02. Колесом / Kolesom
03. Сон / Son
04. Белая Полоса / Belaya Polosa
05. Безнадежный Вальс / Beznadezhniy Waltz
06. Черные Цветы / Chernye Cvety
07. III
08. Не Вдвоем / Ne Vdvoem
09. Я Так Устал / Ya Tak Ustal
10. Зимняя / Zimnyaya
Photo credit © Alina Pasok, Karim Belkasemi






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