C I N E M A
Articolo di Mario Grella
Il maestro che promise il mare di Patricia Font, in questi giorni nelle sale, ricalca il cliché di tanti altri film, spesso anch’essi tratti da storie vere, dove un insegnante sembra condurre da solo, contro tutti e tutto, una battaglia per affermare un metodo di insegnare anticonformista e più partecipativo, o inclusivo, come si ama dire oggi. Forse sulla linea cinematografica che va da L’attimo fuggente di Peter Weir fino a film più casalinghi come Un mondo a parte di Riccardo Milani, passando per prodotti cinematografici di qualità media come Don Milani, il priore di Barbiana di Andrea e Antonio Frazzi. La divagazione può sembrare non pertinente, ma di fatto il filone è sempre ben nutrito.

La storia narrata è quella di Antoni Benaiges, maestro catalano spedito in una zona della Spagna profonda e franchista, allo scopo di riaprire la scuola di uno sperduto paesino, Banūelos de Bureba, nei pressi di Burgos. Il maestro si mette subito in (cattiva) luce, oltre che per il suo modo originale di insegnare (attraverso la redazione di quaderni tematici fatti stampare dai bambini), anche per un ostentato ateismo. La vicenda è narrata su due piani, quello del protagonista e quello della pronipote che viene a conoscenza di uno scavo, volto a ritrovare le fosse comuni dei martiri del regime franchista, centinaia di migliaia di corpi dimenticati tra i quali quello del maestro Antoni Benaiges. Il maestro che rivive anche nel ricordo di qualche vecchio alunno ancora in vita, perché tra le tante e dirompenti novità pedagogiche, aveva promesso ai bambini, del paesino isolato e tagliato fuori dal mondo, di portarli a vedere il mare.

Il film è ben girato, forse anche troppo, il taglio delle immagini è molto curato, il colore è saturo di sfumature livide (come il clima di quegli anni) in alcune riprese, in altre caldo e pastoso. Il ritmo della narrazione è scandito da tempi regolari. I due piani narrativi si giustappongono con misura ed equilibrio, gli attori, semi sconosciuti, interpretano i personaggi con sobria credibilità. Gli ingredienti dunque ci sono tutti per essere un gran film, ma com’è noto l’insieme dovrebbe essere più della somma delle parti ed è proprio in questo che il film mostra qualche inevitabile limite. Sarebbe bastato un passo nella giusta direzione per diventare qualcosa di più di un bel film…






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