R E C E N S I O N E
Recensione di Monica Gullini
«Il giorno in cui lei morì venne una tempesta». Inizia così, come un colpo di pistola in pieno petto, Fight The Real Terror, ultimo album di My Brightest Diamond, ex Illinoismakers di Sufjan Stevens e impegnata negli ultimi anni proprio a portare in scena lo spettacolo Illinois, ispirato all’iconico lavoro del musicista americano.
Chi conosce bene la musica non rimarrà indifferente di fronte a questo titolo e non potrà fare a meno di pensare a un altro palco, quello del Saturday Night Live, dove la compianta Sinéad O’ Connor condannava gli abusi dei preti sui minori e strappava in diretta TV la foto di Wojtyla, invitando a combattere chiunque si opponesse a denunciare quelle oscenità. «Fight the real enemy», urlò Sinéad con tutta la voce che aveva. Era il 1992. «Il giorno in cui lei morì venne una tempesta», è quello che ci racconta Shara Nova (nome dietro al progetto My Brightest Diamond) in apertura della title track, ed è quello che successe all’annuncio della morte dell’artista irlandese. Detroit rimase senza energia elettrica per tre giorni. Shara prese in mano la chitarra e in estremo raccoglimento cominciò a comporre, invasa da un furore pitico. Se ne era andato un faro, una delle musiciste più dotate del nostro secolo. Il suo impegno sociale e politico era una eredità pesante da raccogliere e mai sarebbe dovuta andare dispersa. Nel momento in cui Nova stava invocando Sinéad dedicandole una preghiera, la luce tornò. Era un incoraggiamento a continuare, e fu così che andò.

Fight the Real Terror è un brano cupo, intenso, con picchi vocali notevoli e pathos crescente, veicola il messaggio di fratellanza e unione mediante l’uso di corde dissonanti. Il video mostra in primo piano l’artista statunitense che regge in mano una biografia della O’ Connor e si muove sicura sopra un riff di chitarra. Apertura potente, non c’è che dire, un ritorno alle origini, agli esordi di Bring me the Workhorse che tanto stupirono. Sonorità anni Duemila e whitestripesiane in Rocket in my pocket, che ricorda il ritmo sincopato di The Hardest Button to Button del famoso duo fratello – sorella / moglie – marito, aggrovigliato su corde in continuo movimento; la voce si innalza sempre più fino a toccare vette altissime e poi svanisce in un sussurro. La malinconia di Even Warriors riverbera lungo tutto l’arco della canzone, che per certi versi ricorda la tristezza ancestrale di Gone Away. Anche qui si parla d’amore, anche qui ritorna il tema della lontananza, quella che il guerriero vorrebbe azzerare materializzando una casa e un amore in grado di vanificare la fatica di mille battaglie («Nonostante il mio grande sforzo per proteggere le masse, crollo in capacità / Nonostante il mio grande sforzo per proteggere / il mio ventre / Si mostra apertamente / Quindi trafiggimi, trafiggimi Trafiggimi / fino all’estatico / Sanami dopo il massacro»), invece per l’ennesima volta la pesante armatura vacilla sotto il peso della solitudine. Uptempo è Imaginary Lover, sferzata da profondi riff, sui quali la voce di Shara prende su di sé il rischio di una relazione giocando perfettamente sulle note basse («Se andiamo di traverso per qualche folle caso / lo scoprirò»). Rule Breaker e le sue dissonanti trame folk ricordano per certi versi la malia di Lover Killer del precedente This Is my hand. Nel suo cantato quasi spoken word My Brightest Diamond invita a non infrangere le regole ma il suo predicare bene diviene un razzolare male e la cantante si interroga sul suo errore, prendendosi quasi in giro. Safe House, il primo singolo estratto, ha un groove molto rallentato che per certi versi può ricordare Praise You di Fat Boy Slim. La sei corde, come sotto ipnosi, sostiene i voli pindarici di Nova: ecco tornare il tema delle regole infrante, delle battaglie e della solitudine. Deve aver sofferto molto l’artista statunitense per parlare in maniera così intensa e deve esserle costato ammettere cosa le è mancato in questi anni, certo è che il suo vibrato nel passaggio dedicato al voler risorgere è perfettamente appoggiato e sostenuto dal diaframma. Buckleyana e commovente come la sua Corpus Christi Carol è Have you ever seen An Angel, con una Shara che eleva all’ennesima potenza la sua voce da soprano e conclude il brano come fosse un usignolo. Un groove cupo apre a Sublime e senza mai smettere il suo andamento circolare si innesta su percussioni ancestrali e lontane mille anni nel tempo; Nova innalza la sua preghiera al cielo, nonostante poco prima abbia candidamente ammesso di non rivolgersi più al sacro, ma ora che il pensiero è tornato in una forma diversa come una favola ambientata lungo i sette mari, lei ricomincia a salpare. Intorno la chitarra emette suoni distorti e velocizza il suo passo mentre la voce emette acuti altissimi. Stevensoniana è There’s no Place I’d rather be, con la sua malinconia e quel dolore che non accenna a diminuire e che restituisce alle cose del passato un’aura di felicità. Ispirato al cantato a cappella di Sinéad O’Connor l’album si conclude con I Saw A Glimpse, emblematico mantra sonoro che esplora la paura, l’amore e la crisi climatica fino a esplodere nel richiamo all’impegno sociale e alla partecipazione collettiva.
Fight the Real Terror possiede un suono grezzo e istintivo fortemente voluto dalla musicista statunitense che per la prima volta suona il basso insieme a pianoforti e chitarre con gizmotron da lei riamplificate successivamente. È un album nel quale cova la scintilla di sfida, è un lavoro che invita alla riflessione più profonda sui nostri tempi e su come agire per elevare noi stessi e le nostre esistenze. Anche la vulnerabilità può essere un punto di forza, specie se si combatte quotidianamente contro nemici invisibili, e la paura che guida i nostri passi può diventare il motore per compiere atti di ribellione in grado di cambiare il mondo.
My Brightest Diamond confeziona un lavoro intimo ed espansivo, affinando la sua inclinazione per l’art rock e abbandonandosi a quelle incursioni folk che sono il suo marchio di fabbrica con lo scopo di motivarci ad affrontare noi stessi e le nostre inquietudini, forte di un’altra sua peculiarità, quel cantato lirico che la rende una delle voci più interessanti della sua generazione. Il suo fraseggio è impeccabile, le sue parole sono nitide e cariche di quella speranza che si può tradurre solo con l’azione. Perché solo sconfitto il terrore che ci attanaglia saremo in grado di consegnare a chi verrà dopo di noi un mondo degno di essere chiamato tale.
Tracklist:
- Fight the Real Terror
- Rocket in my Pocket
- Even Warriors
- Imaginary Lover
- Rule Breaker
- Safe House
- Have You Ever Seen An Angel
- Sublime
- There’s No Place I Saw A Glimpse
Photo credit © Shervin Lainez




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