R E C E N S I O N E
Recensione di Fabio Baietti
Suoni, Parole, Disegni e Concetti.
Quattro parole d’ordine per descrivere In fondo, multimediale progetto musical-fumettistico della ciurma corsara a nome NavenerA. Un sottomarino delle sette note e delle ben più numerose (e sacrosante… ndr) rivendicazioni, varato in un cantiere dove si costruiscono vascelli e R-esistenze. Dai cui pontili nascono lotte per i diritti, quelli di chi ha voce troppo flebile per rivendicarli, tenuto ai margini di una società regredita, come fosse uno scarto di produzione, un qualcosa che è lì ma non si vede.
Marco “Ciuski” Barberis, dopo una carriera pluri-trentennale dietro a tamburi importanti (MauMau, Ustmamò, La Crus, Michael McDermott ed altri), si (re)inventa autore ed interprete. Una vocalità credibile che, d’acchito, assume il fondamentale carattere dell’unicità.

Il suo metronomo tempismo, unito alle linee di basso, incisive o morbide che siano, di Alec Dreiser, creano il tappeto ritmico perfetto per le incursioni chitarristiche di Fabio Pollono, a volte melodicamente epiche, altre più oniriche, quasi fossero aculei sonori da conficcare nell’anima più che muri di note da sbatterti in faccia. Un rock primigenio e raffinato, dal “tiro” micidiale, tradotto in dieci canzoni e assai più numerosi spunti di riflessione. Quei concetti, evocati all’inizio, che si specchiano in testi di crudo realismo; un (ultimo?) slancio di ribellione contro privazioni di libertà, repressione sociale, catalogazioni di ogni sorta. Soprattutto, un grido di lotta perché sia accettata ogni tipologia di diversità!
Davvero apre le danze con un assolo obliquo e certifica che «c’è gente che sa uccidere un uomo con un foglio di carta, una parola può far male, uno sguardo può ferire ma una lettera è un’arma letale».
Il grande blu è una delle vette del disco, in un crescendo irresistibile di “pieni” e “vuoti”, tra cantato appassionato e lirico chitarrismo, «ma se ho un fratello, uomo non sei tu. Al tuo gioco non ci voglio stare più!» Già definitiva!
«Ma la prima parola che sentirai, sarà NO!», rebel act per note di rock cupo e parole crude, scevre di metafore ed allegorie. Questa è Scimmie, rabbiosa with hope, con in bocca il gusto della sconfitta che genera rabbiosa reazione.
Si arriva a La gabbia, lo scrivo piano… questo è un pezzo di fattura superiore. Melodia, un piano che centellina note, la ritmica pulsante, un inno alla fratellanza e alla speranza, nonostante tutto. La chitarra si insinua, sorniona, in un crescendo che tocca cuore e budella. «Quando sarai grande, cerca di esserlo davvero. Fa qualcosa di importante, SOGNA UN MONDO LIBERO». Una canzone preziosa per il contemporaneo rock (in) italiano.
U.U.s.T e Wakan Tanka, rockeggianti e tribali, concludono un disco solenne nei suoni, carnale nella vocalità, senza compromessi “catchy”. Soprattutto con un Messaggio, fosse quello da consegnare all’ultima bottiglia approdata sulla battigia.
Un disco di persone e personaggi, di situazioni e luoghi, reali o immaginari che siano. Da ritrovare nella magica matita di Massimo Blangino, autore dei disegni di una graphic novel che è, al tempo stesso, compendio del disco e opera a sé stante, in cui scimmie, sirene, ribelli e dittatori si muovono tra atolli e abissi, tra detenzioni, fughe e redenzioni.
NavenerA scandaglia i fondali, siano essi marini o dell’animo umano, pronta ad ingaggiare la lotta per gli ultimi aneliti di lotta, in quest’epoca, anestetizzata da egoismi e crudeltà assortite.
Tracklist:
- Davvero
- Il Grande Blu
- Il Macellaio
- Il Ventre della Terra
- Scimmie
- Sogni
- Oro
- La Gabbia
- U.U.s.T.
- Wakan Tanka





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