R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Pubblicato da Liburia Records, A Cruda Voz è il terzo album della cantante romana Lavinia Mancusi, un viaggio profondo e poliedrico attraverso il ciclo vitale umano, dalle prima grida alla fine, abbracciando l’intera gamma delle esperienze esistenziali. La voce cruda evocata nel titolo rappresenta l’essenza nuda, pura e necessaria della vita: quel primo vagito, fragile e potente, che ci lega all’umanità e al mondo circostante. Mancusi trasforma il canto popolare in una mappa intima e collettiva, che affronta temi di nascita, amore, sofferenza, morte e rinascita.

L’album si apre con il mare, simbolo primordiale dell’umanità le cui onde accompagnano Marinaresca, reinterpretato in omaggio a Roberto De Simone e alla Nuova Compagnia di Canto Popolare. Il mare qui diventa metafora della traversata della vita, un confine liquido tra la sopravvivenza e la morte. A questo brano fa eco A Curuna, pezzo del repertorio siciliano di Rosa Balistreri, a cui Mancusi dona un accorato dolore viscerale rendendo quasi palpabile il senso di sospensione che pervade il canto. Segue Mamma damme cento lire, racconto straziante di emigrazione e naufragio, dove il mare diventa confine e barriera implacabile che separa e spezza, evocando anche le attuali tensioni di paura e rifiuto verso l’altro. I canti si susseguono come atti di un unico dramma collettivo, un’opera che si muove tra passato e presente per mettere a nudo la vulnerabilità e la resistenza dell’essere umano.
Con Secondo coro della lavandaie e Fenesta ca lucive, la narrazione si addentra nella Napoli del Settecento, portando alla luce l’eterno dialogo tra amore e morte. Qui, la voce di Mancusi sembra provenire da un’altra epoca, rendendo questi brani struggenti e quasi fantasmatici. Le lavandaie e le voci anonime cantano non solo di se stesse ma anche della lotta per trovare un equilibrio in un mondo di oppressioni e diseguaglianze. I brani successivi, come Morsi cu morsi e Il lamento dei mendicanti, incarnano questa volontà di conflitto collettivo, con percussioni che richiamano antiche ribellioni e voci che si fondono in un grido unico di liberazione. Il lamento diventa resistenza, il canto si trasforma in protesta, ricordando all’ascoltatore il potere del suono come memoria di uno scontro necessario e sempre vivo.

Nella seconda metà di A Cruda Voz, Mancusi esplora l’anima ribelle e dignitosa della cultura contadina. Con Padrone mio e Lavoro tra li pecuri e li cani, brani di Matteo Salvatore, l’artista tocca il tema dello sfruttamento e dell’alienazione, rivolgendo un appello diretto a coloro che vivono ai margini e reclamano il loro diritto alla dignità e all’umanità. La voce di Mancusi qui diventa voce collettiva, non più solo come racconto ma rivendicazione, dove il canto si trasforma in strumento di emancipazione. Chiude l’album Montesicuro, il brano più feroce e diretto, che con il suo ritmo implacabile parla delle ingiustizie subite da generazioni di lavoratori sfruttati, dissolvendosi infine in un coro di filastrocche che è evocazione e insegnamento per il futuro.

Le collaborazioni con musicisti come Mauro Menegazzi (fisarmonica, synth), Iacopo Schiavo (chitarra classica e oud), e Renato Vecchio (strumenti a fiato), arricchiscono ogni brano, aggiungendo profondità e spessore a una narrazione già intensa. Ogni brano si intreccia come tessera di un mosaico, rivelando un quadro complesso e potente della storia popolare. A Cruda Voz diventa quindi un invito a riscoprire la nostra voce originaria, quella dell’umanità più autentica e resistente, capace di rimanere viva nonostante tutto. Un album assolutamente necessario.

Tracklist:
01. A cruda voz / marinaresca (03:39)
02. ‘A curuna / mamma damme cento lire (05:07)
03. Secondo coro della lavandaie / Fenesta ‘ca lucive (06:16)
04. Morsi cu morsi (02:52)
05. Il lamento dei mendicanti (04:10)
06. Padrone mio (04:44)
07. Lavoro tra li pecuri e li cani / tarantella dei baraccati (03:38)
08. Montesicuro (04:38)

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