L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello

Il 4 dicembre 2024, il Legend Club di Milano ha ospitato il debutto italiano di Kishi Bashi, il cantautore e violista nippo-americano che, noto per il suo approccio sperimentale e per la fusione di sonorità indie, folk ed elettroniche, ha catturato il pubblico con il suo talento poliedrico. L’artista si è esibito con il gruppo di supporto londinese, i Sweet Loretta, una formazione composta da Fraser Blanchflower, Quinn Humphreys, James Stickland e James Clark. Il concerto, della durata di poco più di un’ora, è stato caratterizzato da un’esibizione intima e coinvolgente, dove Kishi Bashi ha saputo alternare momenti di grande virtuosismo a momenti più contemplativi.
In tour per promuovere il suo ultimo album Kantos, ha regalato una performance che ha risuonato non solo come un tributo al suo talento musicale, ma anche come un’esplorazione dell’animo umano in un’epoca sempre più dominata dalla tecnologia.

Seguendo il folk sinfonico dell’apprezzato Omoiyari del 2019, che ha segnato un punto di svolta nella sua carriera grazie alla riflessione sull’internamento dei giapponesi-americani durante la Seconda Guerra Mondiale, il quinto album spazia dal jazz brasiliano e funk anni ’70 al rock orchestrale e city pop, un genere nipponico che ha raggiunto il culmine negli anni ’80. Ispirato da una varietà di influenze, tra cui la saga di fantascienza Hyperion Cantos, gli scritti di Immanuel Kant e un viaggio alle rovine di Creta, Kantos si presenta come una celebrazione della complessità dello spirito umano. Kishi Bashi spesso inizia con piccoli frammenti di idee, che poi vengono assemblati e riorganizzati in arrangiamenti più complessi utilizzando la tecnica del looping. Questo approccio è particolarmente evidente nelle sue composizioni più intricate, dove il violino e le voci vengono registrati in loop e poi sovrapposti, costruendo progressivamente la struttura della canzone.


Un altro aspetto che ha reso il concerto particolarmente interessante è stato quello riflessivo e intellettuale delle canzoni di Kantos. Il concetto centrale dell’album – un’indagine sull’umanità in un mondo in rapida evoluzione tecnologica – è stato esplorato attraverso la musica, ma anche attraverso le parole di Kishi Bashi tra un brano e l’altro. L’artista ha parlato apertamente della sua riflessione sull’intelligenza artificiale e su cosa significhi restare fedeli alla propria umanità.
Le canzoni del nuovo album, come la travolgente Chiba Funk e la potente Colorful State, hanno immediatamente catturato il pubblico, mentre la voce di Kishi Bashi ha trascinato tutti in un vortice emotivo, passando con naturalezza dal giapponese all’inglese, con una profondità che ha spinto ogni canzone oltre la sua forma originale.
Particolarmente suggestiva è stata la performance di Icarus IV, dove le luci soffuse hanno contribuito a creare un’atmosfera quasi onirica, complementando la forza dei testi ispirati al mito di Icaro e al romanzo Circe di Madeline Miller.
Ma la vera magia di Kishi Bashi si è vista nell’interazione con la band e con il pubblico.


Non solo un musicista, ma un vero e proprio showman, ha saputo mescolare perfettamente il suo virtuosismo al violino con la capacità di far scatenare il pubblico in balli sfrenati.
L’apice del concerto è arrivato con la travolgente Lilliputian Chop e l’esecuzione della malinconica Call It Off quando Kishi Bashi ha deciso di scendere dal palco e suonare tra il pubblico, creando un’atmosfera di rara intimità.
L’evento si è chiuso con una sorprendente e affettuosa cover della sigla della miniserie giapponese Tokyo Love Story, un omaggio che ha toccato le corde del pubblico più nostalgico e ha chiuso la serata in modo intimo, ma con una sensazione di speranza e celebrazione. In definitiva, il concerto non è stato solo una performance musicale, ma una riflessione sulle contraddizioni e le bellezze dell’essere umano. Kantos non è solo un album da ascoltare, ma un’esperienza da vivere dal vivo, dove la musica diventa un medium potente per connettersi con il pubblico, facendo riflettere e, al tempo stesso, facendo ballare. Kishi Bashi ha dimostrato ancora una volta di essere un artista completo, capace di spaziare tra generi e emozioni, rimanendo saldamente ancorato alla sua umanità.

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