T E A T R O
Articolo di Nicola Barin
La stagione 2024/25 “Verona L’altro Teatro” del Teatro Camploy di Verona si prefigge l’idea di sondare i terreni dell’attualità, tentando di approfondire tematiche e suggestioni del nostro tempo. La giovane compagnia Bolognese Kepler 452 porta sul palco le contraddizioni che abitano profondamente la nostra contemporaneità.
Lo spunto è tratto da un fatto di cronaca: nell’estate del 2019 la nave Sea-Watch 3, guidata dalla comandante Carola Rackete, imbarca nel mediterraneo 53 migranti e, sfidando il blocco navale dell’Italia, attracca nell’isola di Lampedusa.
Durante lo sbarco, mentre viene accompagnata dalle forze dell’ordine, viene apostrofata da epiteti pesanti e offese da un personaggio, tale Mario Lombardino.

Da qui scaturisce l’indagine: chi è questo Mario Lombardino che si scaglia con così tanta rabbia? La compagnia analizza la persona, i suoi profili social per comprendere il perché di tale comportamento, e così facendo, con le armi della satira e del sarcasmo, lo mette a nudo. Nello stesso tempo denuda anche noi dalle nostre superficiali convinzioni, pronti a giudicare spesso senza riflettere e analizzare.
Una verifica dell’altro che sovverte le nostre certezze, mettendo in crisi l’identità di ognuno di noi. Chi sono io? Chi è l’altro? Il Novecento con la letteratura aveva già messo in crisi queste categorie, ricordando il poeta Arthur Rimbaud: «È falso dire: Io penso: si dovrebbe dire io sono pensato. – Scusi il gioco di parole. IO è un altro. Tanto peggio per il pezzo di legno che si ritrova violino, e Sprezzo agli incoscienti, che cavillano su ciò che ignorano completamente!».
La nostra soggettività va in frantumi sottoposta a nuove sfide, al forte impatto della rete, dei social, lo ricorda anche il filosofo Byung-chul Han nel suo libro Nello sciame. Visioni del digitale: «…il rispetto presuppone uno sguardo distaccato, un pathos della distanza. Oggi, questo sguardo cede a una visione priva di distanza, che è tipica dello spettacolo. Il verbo latino spectare, da cui deriva il termine spettacolo, indica un puntare lo sguardo voyeuristico, al quale manca il riguardo distaccato, il rispetto (respectare). La distanza è ciò che distingue il respectare dallo spectare. Una società senza rispetto, senza pathos della distanza sfocia in una società del sensazionalismo».
Con una presenza scenica forte Nicola Borghesi incarna ciò che rimane della nostra individualità e ci permette di comprendere, di ridere di noi stessi giungendo a comprendere che l’altro spesso siamo noi, il mostro che additavamo fa parte di noi e alla fine forse non è più un mostro ma una persona debole, rassegnata che per un attimo e, in mezzo alla folla, tenta di gridare esisto anch’io!
Guardarsi dentro è complicato e ci appesantisce ma ci permette di analizzare, comprendere e poi giudicare in maniera più oculata.

Un’indagine teatrale di Kepler-452
Regia Nicola Borghesi, drammaturgia Nicola Borghesi e Riccardo Tabilio, con Nicola Borghesi, ideazione tecnica Andrea Bovaia, coordinamento Roberta Gabriele.
Photo © Kepler-452 (1), Enrico Baraldi (2), Paola Berretta (3)






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