R O C K M E M O R I E S


Articolo di Monica Gullini

Ciao Pà.
La notizia non è una di quelle facili da digerire. Sei stato tutto per me: amico, maestro, fratello, cantante preferito, anima bella, artista raffinato e persona dal cuore enorme.
Ti ho scoperto con Le labbra e non ti ho più lasciato. Hai cambiato la mia vita e te lo dicevo sempre che mi avevi regalato una seconda possibilità, aprendomi tante volte gli occhi sul mondo, sulle luci e regalandomi l’amicizia e l’affetto di tante persone speciali.
Oggi siamo in tanti a piangerti. Tu non vorresti, saresti più contento nel saperci sereni ma come si fa a non provare un dolore devastante quando se ne va uno come te?
Sei stato uno dei pionieri del rock alternativo, un cantautore ispirato e raffinatissimo, un visionario, un osservatore attento, l’uomo più buono che io abbia mai conosciuto.

Ho avuto la fortuna di vederti per l’ultima volta una decina di giorni fa. Abbiamo riso e scherzato come sempre, mi hai abbracciato forte, chiedendo come stessi, entrambi felici che Irene Grandi fosse lì con te. Riguardo i video della serata e questa cosa che non ci vedremo per un po’ non è che la accetti con grande filosofia, ma tant’è. Tu diresti a me e a tutte le persone che ti hanno voluto bene, a tutti noi uniti dalla tua musica immensa, che siamo sotto l’effetto di una potentissima droga versataci nel drink e che da qualche parte tu e il collettivo andrete ancora a rubare i dischi a casa dei Subsonica per poi rivenderli a pochi euri ai concerti. A proposito: come faccio io adesso, che non posso sentirti più live? Ho vissuto un’intera vita con la valigia in mano amando la tua voce sopra ogni cosa e questo pensiero mi annienta.
La tua assenza, che è già rumore forte, sordo e incessante, mi devasta. Il pensiero va a Letizia, la donna meravigliosa che hai al fianco, ad Anna, vostra figlia, ai tuoi nipoti e ai musicisti incredibili che ti seguono da anni: siete tutti nel mio cuore.
C’è una canzone Pà che ascoltavo stamattina, prima di apprendere la notizia, che a una certa fa: tu tieni la parte più bella di me per quando non ci sarò più.
Uno dei momenti più sereni passati con te è stato a inizio lockdown, quando scendevo al fiume con in cuffia Dell’Odio dell’Innocenza e diventavi un tutt’uno con la natura. “Grazie per avermi portato con te”, rispondevi. Oggi ti ho salutato da lì.
Sono io a ringraziare te per tutto l’amore, per la stima, l’affetto, per avermi aperto le porte della tua casa e della tua anima e per tante altre cose che sappiamo entrambi.
Con te se ne va una parte fondamentale della mia vita, una delle persone più importanti, belle e gioiose.
E la radio canta di una stella che sembrava irraggiungibile, uno dei versi che non mi hai mai cantato, mannaggia a te.

Ora splendi, fratello mio, fino a sfiorare le stelle.

Photo © Antonio Viscido

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