R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
inquieto mostruoso tetro
melanconico
leggero sordo primitivo vibrante
inferocito acuto
sensibile.
Troppe? Macché! Poche, anzi pochissime le manifestazioni in Italia per il centenario della morte di uno dei profeti della condizione del sorcio umano contemporaneo. Franz Kafka ha scritto, come sarebbe andata a finire per noi contemporanei, tra la fine dell’Ottocento e il 1924.
Ci ha detto che fine avremmo fatto. Lo ha messo nero su bianco. Nel 1912 scriveva la scarafaggesca La Metamorfosi. Fosse solo per quella… e invece, inclemente e disperato, sardonico e lucidamente allucinato, ha tracciato la mappa del nostro sistema psichico, sociale ed economico ne Il Castello, America, Il Processo…
“Li conosciamo i suoi libri! Li abbiamo letti. Che noia. Che cupezza!” dicono i sorci da dentro le proprie gabbiette, dentro le quali vengono scandite imprescindibili occupazioni quotidiane.

Topastro era anche Franz Kafka! E lo è pure chi scrive. Mea culpa, pure io non riesco a innalzarmi oltre lo status di roditore. Kafka sapeva di esserlo. Ne era consapevole. E ci soffriva. E ne rideva. Più che altro: sul suo viso si apriva un grido disperato. Esserino burocratico facente parte del sistema burocratizzato per eccellenza dell’epoca: l’impero austro-ungarico.
Assurdamente trascinato,
assurdamente in moto traverso un mondo assurdamente sudicio.
Chi è Lei?
Esiste il buio dove è Lei?
Nel silenzio quasi generale dei sorci contemporanei, un progetto meritorio vede però la luce: K/024 di Eugenio Renzetti. Produzione più che lodevole, ancora una volta, da parte di Filibusta Records, che inanella un gioiello dopo l’altro.
Matrice e motrice del progetto i testi messianici dello scrittore praghese. Su questi, il musicista e compositore ha operato una sorta di vivisezione, riducendo all’essenziale alcuni dei modi di essere, pensare e scrivere di Franz Kafka, letti per l’occasione da Federico Sanguineti.
-Ma è parente del…
-Sì.
-Il maggior poeta del secondo Novecento…
-Sì, proprio lui: Edoardo, certo.
-Perché si parla del padre se è il figlio che legge i testi?
-Situazione kafkiana: Lettera al padre Vs il brano musicale Non ho mai capito la fisica/Sanguineti contro Sanguineti.
-Eh, i padri…
-Anche i figli ci mettono del loro, comunque.
Mi chiedono del maior essendo io il minor
Come studioso oppure come figlio
(Federico Sanguineti)
L’Intro dell’album (che è anche il titolo del brano!) inizia con il marranzano suonato e riverberato da Rita Debora Iannotta, che ha apre un vortice in cui trascina immediatamente l’ascoltatore.
Per quanto riguarda lo stile della scrittura del leader trombonista Renzetti, possiamo apprezzare i richiami al rock jazz (di derivazione zappiana) nei brani Esperimento 3 e La Metamorfosi; il jazz contemporaneo di Deep Meet; sapore più avantgarde per la Piccola ballata distopica, con quel piglio ironico di certa musica da cabaret anni Venti, in versione 2.0.
Altra opera letteraria citata è Amerika (con la “K” come è il titolo originale, poi tradotto in italiano con la lettera “C”). In questo caso, sono soprattutto le tastiere di Andrea Saffirio, il basso elettrico di Pietro Ciancigliani, la chitarra acidamente distorta di Daniele Fiaschi che ci regalano subito il mood da loft newyorkese. A chiusura dell’album, la delicata e malinconica brass song Chanson pour une nuite d’hiver.
Il Group Zero capeggiato da Eugenio Renzetti si avvale, oltre ai musicisti citati in precedenza, dei sax contralto, soprano e flauto di Simone Alessandrini, il sax tenore e clarinetto di Roberto Bottalico, la tromba e il flicorno di Francesco Fratini, la batteria di Riccardo Gambatesa; tra gli ospiti vi sono la cantante Chiara Orlando e Pietro Pompei ai giocattoli (sic!) e alle percussioni.
Tracklist:
01. Intro
02. Esperimento 3
03. La Metamorfosi
04. Appunti
05. Deep Meet
06. Strange Holiday’s Nights
07. Amerika
08. Piccola ballata distopica
Pater Noster (Piccola Suite):
09. Non ho mai capito la fisica/ Sanguineti secondo Sanguineti
10. Lord, stay human!
11. Chanson pour une nuit d’hiver


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