R E C E N S I O N E
Recensione di Silvano
Strada stretta, dritta e piatta, pali del telegrafo senza soluzione di continuità scorrono verso il passato. Sosta in un bistrò di un paesino sulla costa dal nome impronunciabile quasi a dire colpevolmente: “Dimenticami e vattene al più presto”. Seduto a un tavolino all’aperto sorseggio un bicchiere di latte e mangio un croissant entrambi dal sapore inatteso. Passano due ragazze con “Labbra rosa e dal passo leggero” che sorridono abbracciate. Una brezza tiepida gioca con i loro capelli biondi in modo impertinente e dispettoso.
Queste sono le immagini che mi tornano alla mente ricordando un viaggio giovanile verso il Nord Europa che prevedeva un transito in Danimarca, paese dal quale proviene il CD che sto ascoltando dal titolo Part Time Elegance del gruppo Oh People. Si tratta di un quintetto dalla formazione inusuale con: batteria, contrabbasso, tromba/flicorno, sax tenore e chitarra elettrica. Una formazione coraggiosa che non usa il pianoforte bensì la chitarra per armonizzare l’ensemble. Vaghi ricordi di Mulligan & Baker, anche loro forzatamente orfani di pianoforte, perché il primo locale in cui si esibirono come quartetto non ne era dotato. Fu la loro fortuna.

Il richiamo al Gerry Mulligan Quartet con Chet Baker risulta evidente soprattutto quando tromba e sassofono non suonano all’unisono ma armonizzano e eseguono contrappunti sul tema entrambi, ognuno con soluzioni diverse, come per la traccia Part-Time Elegance, il brano cui si può fare riferimento per l’identificazione e contenuti dell’intero lavoro.
In questo album si suona un jazz inspirato ai grandi compositori dell’era d’oro dello swing acculturato e immediato. Gli esecutori sono sicuramente musicisti di provata qualità ed esperienza che bene si amalgamano in questo suono dal sapore caldo, dal “passo leggero”. Ritrovo il piacere di ascoltare un jazz complice e senza problematiche interpretative o gratuite. Tuttavia ho notato due cose non coerenti e avulse da ciò che questa musica vorrebbe essere. La prima è l’uso dell’eco artificiale (per intenderci un Lexicon o simile) utilizzato per la chitarra e i fiati a simulare un ambiente inesistente e falso. Questa musica mi aspettavo fosse suonata dai cinque bravi esecutori nello stesso modo in cui veniva prodotta in studio di registrazione negli anni nativi ovvero con il solo “ambiente live di studio” e non ricostruito in modo artificiale. Questo per accontentare un pubblico non avvezzo a suoni grezzi e genuini? Il vizio attuale di eliminare l’ambiente in studio e di ricrearlo artificialmente applicato a questo genere musicale non mi soddisfa.
La seconda cosa è la sovrapposizione in registrazione multitraccia del solo di chitarra in Beginnings. Questa modalità non mi risulta essere necessaria né giustificata.
Devo al contrario complimentarmi per la realizzazione tecnica del CD nel quale le sonorità di tutti gli strumenti sono ben presenti, pulite, ben dosate e precise. Un particolare apprezzamento per il missaggio ove la posizione spaziale nel layout sonoro del left/right viene tenuto costante per tutte le tracce ovvero ad es. la tromba è sempre a centro/destra e il sax è sempre a centro/sinistra. Non è cosa poco importante soprattutto nel produrre un disco di musica jazz, ove l’immagine sonora spaziale è preferibile sia costante.
Ma lasciamo ai tecnici e ai criticoni queste osservazioni marginali che poco hanno a che fare con la musica, i musicisti e soprattutto con il piacere di continuare ad ascoltare.
Risulta accurata anche l’esecuzione dei pezzi a richiamo sudamericano ma suggerirei una particolare attenzione per la traccia dal titolo Oh!. Qui si possono trovare riferimenti a un disinibito Be-Bop con un particolare trattamento messo in atto dal contrabbasso che sfrutta sonorità di mingusiana memoria. Un cenno d’attenzione alla chitarra che armonizza efficacemente tutte le tracce. I suoi soli sono agili e esaurienti anche se ci si sarebbe aspettati una maggiore ricerca di schemi armonici meno prevedibili.
Un CD di facile e gradevole ascolto soprattutto per chi ha vissuto il jazz degli anni ’50 e ’60 ove non erano ancora presenti contenuti, contaminazioni e schemi meno logici e di non facile accettazione. That’s All Folks.
Musicisti:
Jonas Due | Tromba, flicorno
Andreas Toftemark | Sax tenore
Casper Christensen | Chitarra
Lasse Mørck | Contrabbasso
Henrik Holst Hansen | Batteria
Tracklist:
01. The Beat
02. Parisian Love Affair
03. Beginnings
04. Oh!
05. Sosa
06. Part-Time Elegance
07. Disco Double Trouble
08. Exactly Now





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