R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Del Noce

Una volta tanto, si argomenta su ciò che NON si è fatto (o NON si fa) piuttosto che l’abituale contrario. Cosicché, si è edotti del viaggio ‘non’ effettuato in Giappone dal trio in oggetto, così come il medesimo ‘non’ ha realizzato la programmata performance interattiva con l’artista visuale istantanea Akiko Nakayama. Fin qui tutto male, diremmo, ancorché non incombesse, quale attenuante generica, lo scoppio della recente pandemia di cui, vivaddio, si tende a dimenticare, ma una qualche soluzione è stata approntata con l’invio di un video in trittico, fungente da background figurativo per una esibizione live del committente trio Muddersten al Festival di Oslo nell’agosto 2020, insomma in piena deflagrazione da Covid.


Buon senso vorrebbe che a riprova mediatica di tale travagliato evento vi fosse a guisa di supporto un medium audio-visivo (invece assente, forse a ragione di strascichi a medio termine del Coronavirus); posto che trattasi di una formazione a ruolo intercambiabile con il legante dell’effettismo, sia pur transitivo, e che una piena e più appagante fruizione (giusto per ripetersi) si sarebbe ottenuta con l’integrazione visuale, giusto per godere appieno dell’istantaneità della creazione sonora, il trio si palesa comunque abile a rendere un’idea della risultante formale, nei sensi di una de-costruzione sensibile, animata da pulsazioni remote ed arcane, un pregnante colorismo delegato alle corde, ed un nebuloso apporto del massimale strumento d’ottone, per lo più flottanti su un vaporoso plateau di intenso potenziale figurativo.

Certamente referenziale il cast, citando lo stantuffante quanto originale operatore di tuba microtonale Martin Taxt (che ricordiamo anche al di fuori dell’ambito dell’originale trio Microtub) oltre ai non meno operosi Håvard Reite Volden, attivo su chitarra e percussioni, e Henrik Olsson, più investito sulle elettroniche. Il trio nelle premesse argomenta di essersi basato sulla tecnica del ready-made, inclusiva di pre-registrazioni e loop considerati analogie musicali delle figurazioni pittoriche live di Akiko, traccianti le direzioni del continuo adattamento del flusso improvvisativo di Muddersten (una delle principali fonti sonore qui utilizzate è un LP in vinile del 2013 dal titolo Fyloop in cui la puntina non segue le abituali tracce dell’LP come fa di solito, ma la si lascia semplicemente cadere, rendendo  “impossibile sapere in quale trappola sonora si incapperà, e si dovrà affrontare; il piano è qui di non avere alcun piano e a ciò attenersi, qualunque cosa accada”).

Limitandosi alla prima delle tre parti non riescono azzardate, almeno a personale memoria, analogie di suggestione con la dimensione limbica ed immateriale dello stockhauseniano Gesang der Jünglinge (fatto salvo lo scarto temporale, non poi così grave, e l’enormità del modello) pur percependo nel presente caso un certo ruolo dell’estemporaneità solistica – nella complessiva gracilità della “materia” musicale in opera.
Si transita nella seconda parte, aperta da un’analoga spoliazione di segni, in questo caso infittiti da febbrili increspature da alieni segnali radio, in cui di nuovo s’attesta l’insolito approccio (sia pur minimale e sfumato) degli interventi solistici.
Più concisa la terza e conclusiva estensione, il cui soundscape permane nebuloso e metallescente, esitando in un paesaggismo increspato e ‘noisy’, blandamente vibrante di molecolare instabilità tratteggiata dalle flebili ed urticanti elettroniche.

Non disponendo di un diretto correlato visivo, come si diceva, i documenti video online qui allegati potranno offrire una fruizione separata  delle connotazioni del trio e dell’arte della performer nipponica: di sé l’estemporaneo trio, alla terza rappresentazione discografica in casa Sofa a seguire Karpatklokke (2017) Playmates (2018), riconferma l’elusione del canone ed il far regola dell’ineffabile e dell’effimero, oltre alle connotazioni provocatorie ed insieme sfuggenti, qui operando in parca amministrazione di segni e textures, rilasciando un programma caleidoscopico e muta-forma, in cui le condivise energie fungono da immaginifico telaio e laboratorio di libere associazioni.

Musicisti:
Håvard Reite Volden – chitarra, loops, drum machine
Henrik Olsson –
piezo, giradischi, elettroniche
Martin Taxt –
tuba microtonale,  elettroniche

Tracklist:
01. Triple Music I  (22:56)
02. Triple Music II  (17:19)
03. Triple Music III  (7:07)

Mudderstein su Facebook
Triple Music su Sofa Music
Triple Music su Spotify

Photo © Kjell Gunnar Monsen

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