R E C E N S I O N E


Recensione di Margherita Cattaneo

I don’t wince
While I read
Tucked in bed
What’s wrong with me?

Nel loro terzo album, gli Squid ci invitano in un mondo sonoro fatto di archi e luminescenze, di malignità e giocosità, di meccanismi ticchettanti e scomode domande morali. Un terzo lavoro che cristallizza le loro doti di abili musicisti, aprendo ad una nuova fase della loro produzione ancora più verso la sperimentazione dove ormai del post-punk che li ha resi conosciuti non si sente più molto.

Ma iniziamo dicendo che gli Squid sono una band formatasi nel 2016 a Brighton. Fanno parte di quella che ormai definiamo “scena Windmill”, ovvero la manciata di gruppi che rotea attorno al pub Windmill di Brixton, spesso prodotti da Dan Carey. Gli Squid iniziano a pubblicare proprio con l’etichetta di Carey, la Speedy Wunderground. I primi singoli ed EP sono più marcatamente post-punk, ma quando vengono scritturati dalla Warp Records iniziano ad inoltrarsi in strade più post-rock e sperimentali come possiamo sentire nel loro album di debutto Bright Green Field (2021). L’evoluzione successiva la vediamo in O’ Monolith (2023), dove la sperimentazione è proposta in modo più circoscritto ed approcciabile, con brani dai motivetti orecchiabili opposti a tempi dispari e a paesaggi sonori cupi ma scherzosi.

Per il loro terzo capitolo la band si è affidata a due nuove produttrici, Marta Salogni e Grace Banks. Il processo di registrazione è stato ben diverso che con Carey (raccontano i ragazzi in un’intervista su Guitar.com). Se a lui interessava finire e chiudere le tracce presto, Salogni e Banks hanno lasciato ai ragazzi più tempo per approfondire diverse idee. Due approcci opposti che hanno entrambi i loro punti di forza: dove prima c’era fervida tensione produttiva ora si sono trovati con più tranquillità e questa nuova aria si sente, soprattutto nei ritmi e nei respiri che il disco riesce a trovare.

La genesi di Cowards avviene come per il resto degli album della band, ovvero tramite delle jam session dalle quali sono stati selezionati quelli che sono i brani dell’album. Prima la musica, poi le parole. Nello scrivere i testi, Ollie Judge ha giocato con opposizioni, dove suonava in un modo ha scritto in un altro e così via. C’è stata molta collaborazione tra i ragazzi, che combinata alle tempistiche distese ha prodotto il loro lavoro dal suono più stratificato finora. Diversi timbri sono udibili nel corso del disco, e una delle caratteristiche più belle di Cowards è proprio divertirsi a cercare di riconoscere i diversi suoni usati, che possono andare da strumenti insoliti per una band come il clavicembalo di Fieldworks I oppure rumori quotidiani come la bicicletta in Well Met (Fingers Through The Fence).
I testi dei brani parlano di diversi personaggi perversi e raccontano tematiche inquietanti che toccano estremi come il cannibalismo o la piromania ma mostrano anche risvolti maligni più quotidiani, come il nichilismo o l’ego da celebrità. Olly suggerisce in un’intervista per
DIY magazine che il tema principale non è esattamente il male ma più la moralità. Infatti, nel singolo di apertura Crispy Skin siamo portati a chiederci come agiremmo se il cannibalismo fosse normalizzato (ispirato al romanzo distopico Cadavere Squisito di Agustina Bazterrica), mentre nella title track Cowards quanto sia giusto rifuggere una società distruttiva restando nichilisti. Non ci sono risposte, solo situazioni che invitano a riflettere e farsi domande.
I personaggi che abitano le tracce dell’album vengono raccontati per le loro cattiverie ma non si sente mai un forte senso di giudizio da parte del narratore, anzi ci si ritrova sempre in un limbo tra male e bene con stravolgimenti di cosa solitamente consideriamo giusto o sbagliato. In
Blood On The Boulders, ad esempio, viene intervistato un omicida ma ad inquietarci non è il suo racconto bensì le domande insistenti del pubblico che vuole sapere fin nei minimi dettagli cos’è successo. Un commento sull’ossessione per il true crime nella nostra società, dove a tornare sulla scena come è solito fare l’omicida siamo ora noi spettatori assetati di tragedie (We return to the scene).
Il brano conclusivo
Well Met (Fingers Through The Fence) è l’unico che non parla di un personaggio ma invece si interroga sul futuro, nel quale si vede speranza data dagli attivisti climatici ma si sente anche la loro eco-ansia. Raccoglie tutti i sentimenti contrapposti verso lo stato del pianeta, l’apatia e la consapevolezza che anche la lotta non basterà a salvare tutto. Gli Squid si sono affiancati alla voce di Clarissa Connelly, che accoppiata a quella di Ollie cantano di vivere la tragedia dal sedile posteriore, immersi nell’apatia. È il primo album degli Squid dove sentiamo dei ritornelli più cantati che declamati, e ciò permette di avere ancora più dinamica emotiva al suo interno.

È un album che riserva molte sorprese per un ascolto approfondito, grazie alla stratificazione di piccoli suoni e alla lavorazione di essi. Ci sono molti spazi che permettono al lavoro di respirare, come in Fieldworks I dove sentiamo quasi solo la voce di Ollie e un clavicembalo. Un lavoro dal suono più orchestrale che i loro precedenti, grazie anche al contributo del Ruisi Quartet e ai loro archi molto presenti nel corso dei brani, che danno al disco un suono distintivo all’interno della discografia degli Squid.
Il suono di
Cowards rappresenta bene ciò che descrive: il male. Ma un male sottotono, infido, che tutti conosciamo, che è così accettato da essere diventato normale, così ricercato da renderci tutti colpevoli ma anche così naturale da fare paura. Saltiamo da una traccia all’altra trasportati tra coretti infettivi e batterie ferrate, distese di archi e distorsioni, accompagnati da un menestrello scomodo che ci guida in un viaggio senza certezze.

Tracklist:
01. Crispy Skin (06:19)
02. Building 650 (03:51)
03. Blood on the Boulders (05:46)
04. Fieldworks I (02:23)
05. Fieldworks II (03:19)
06. Cro-Magnon Man (04:07)
07. Cowards (05:51)
08. Showtime! (05:08)
09. Well Met (Fingers Through The Fence) (08:15)

Photo © Harrison Fishman

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere