R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Nel mondo del blues contemporaneo, collaborazioni tra artisti di generazioni diverse possono essere un’arma a doppio taglio: il rischio è di cadere in una nostalgia sterile o di forzare un aggiornamento che snatura il genere. Young Fashioned Ways, l’album che vede insieme la leggenda del blues Bobby Rush e il virtuoso della chitarra Kenny Wayne Shepherd, evita entrambi gli estremi, offrendo invece un ponte sonoro che fonde radici e innovazione con una naturalezza straordinaria.

Bobby Rush è una vera e propria istituzione nel blues. Con oltre sette decenni di carriera alle spalle, un Grammy vinto e una presenza scenica magnetica, il suo nome è sinonimo di tradizione viva. Dall’altra parte, Kenny Wayne Shepherd ha costruito la sua reputazione come uno dei chitarristi più talentuosi della scena blues-rock moderna, capace di rinnovare il genere senza tradirne lo spirito. Questa collaborazione nasce dall’amore condiviso per il blues, con l’obiettivo di creare un disco che suoni autentico e potente, capace di parlare sia ai puristi sia a un pubblico nuovo.

Il disco si apre con Young Fashioned Ways, una vera e propria dichiarazione di intenti: un blues ruvido, diretto, che richiama i classici di Muddy Waters e Howlin’ Wolf, con Rush che canta con il suo caratteristico carisma e Shepherd che intesse assoli affilati come rasoi. Il secondo brano, Talk to Your Daughter, è un pezzo scatenato, con una sezione ritmica travolgente e un botta e risposta tra voce e chitarra che esemplifica la perfetta intesa tra i due artisti. Dust My Broom, immortale standard di Elmore James, viene reinterpretato con una grinta moderna. Shepherd riprende il leggendario riff slide aggiungendovi una carica elettrica esplosiva, mentre la voce di Rush aggiunge profondità e vissuto. A questo terzetto niente male segue Hoochie Coochie Man e il suo groove incalzante, con Shepherd che rende omaggio ai grandi del Chicago blues senza perdere la sua impronta personale. La performance vocale di Rush trasuda autorità, trasformando il brano in un inno alla resistenza del blues. Baby, What You Want Me to Do rallenta i toni con un’atmosfera più intima e notturna. Qui il dialogo tra voce e chitarra si fa quasi sussurrato, regalando una delle interpretazioni più sentite dell’album. Arriva poi Got My Mojo Working, esplosione di energia contagiosa. Il ritmo frenetico e l’attitudine giocosa di Rush rendono impossibile stare fermi, mentre Shepherd infiamma la traccia con assoli incandescenti. Le succede Mannish Boy, con il suo riff inconfondibile e la voce di Rush che sembra scolpita nel tempo, porta il blues nella sua dimensione più viscerale. Shepherd non si limita a seguire le orme dei maestri: le sue pennate aggressive aggiungono un tocco personale senza snaturarne l’essenza. Forty Days and Forty Nights mantiene la tensione alta, con un sound teso e un’atmosfera quasi minacciosa. La produzione lascia spazio a ogni sfumatura vocale e strumentale, permettendo al brano di respirare con potenza. Sweet Home Chicago chiude il disco con una celebrazione del blues più puro. Shepherd dimostra ancora una volta la sua capacità di onorare i classici con rispetto e originalità, mentre Rush incarna perfettamente lo spirito del genere, con un’interpretazione che è al tempo stesso nostalgica e viva.

Young Fashioned Ways è una dichiarazione d’amore per il blues e per la sua capacità di evolversi senza perdere la propria anima. La collaborazione tra Bobby Rush e Kenny Wayne Shepherd funziona perché è autentica, basata su un rispetto reciproco e su una passione condivisa per il genere. Ogni brano risplende di energia e dedizione, con Rush che porta la saggezza di un veterano e Shepherd che aggiunge freschezza e intensità. Ciò che rende speciale questo disco è la sua capacità di essere accessibile senza perdere profondità. Gli appassionati di blues troveranno riferimenti ai grandi del passato, mentre i nuovi ascoltatori saranno catturati dalla vitalità delle performance. Young Fashioned Ways dimostra che il blues non è un genere statico, ma una forma d’arte in continua trasformazione, pronta a parlare a chiunque sappia ascoltare la sua voce eterna.

Tracklist:
01. Who Was That (04:13)
02. 40 Acres (How Long) (05:41)
03. Hey Baby (What Are We Gonna Do) (03:58)
04. Uncle Esau (04:43)
05. Make Love To You (04:20)
06. Long Way From Home (03:13)
07. G String (05:31)
08. You So Fine (03:45)
09. Young Ways (06:43)
10. What She Said (06:01)

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