R E C E N S I O N E
Recensione di Monica Gullini
Soltanto la musica è all’altezza del mare, sosteneva uno degli scrittori più influenti del secolo scorso, Albert Camus. È proprio la sensazione di inafferrabile mista a meraviglia a prevalere quando si è davanti a Sierra Tracks, secondo album di Vega Trails, progetto del contrabbassista Milo Fitzpatrick, fondatore dei Portico Quartet, allargato al sassofonista Jordan Smart, già membro di Mammal Hands e Sunda Arc. Il duo, che nella radice del nome svela un certo amore per la fantascienza (l’omaggio a Contact di Carl Sagan non sarà sfuggito ai cultori del genere), sceglie come location per il concepimento del disco la nuova casa di Milo ai piedi della Sierra de Guadarrama, a nord ovest di Madrid.
“Ho visto Jordan a due eventi della Gondwana Records, a Berlino e Tokyo. Entrambe le volte sono rimasto incantato dall’intensità e dalla convinzione del suo modo di suonare. Il suo impegno per la causa di trascendere se stesso e l’ascolto mi ha lasciato un’impressione duratura. Quando ho iniziato a scrivere questo disco, sapevo di aver bisogno di un musicista forte che avesse la mia stessa convinzione nel modo di suonare, ma anche qualcuno che capisse l’importanza della melodia”, racconta il contrabbassista agli albori del progetto Vega Trails.

A tre anni dal debutto di Tremors in the Static, l’intesa tra i musicisti e lo stupore che suscita il loro jazz da camera restano immutati.
Apre le danze Largo, composizione ariosa di oltre cinque minuti in cui la terra sembra incontrare il cielo. Un violino dissonante apre la visione sulle montagne rocciose per poi risalirne i pendii e ridiscenderli grazie al contrabbasso, che si fonde col sax in una dolce melodia. È un canto di speranza e gioia, in cui i toni si schiariscono e allontanano la cupezza del principio. Le variazioni morbide di Els conducono dritte dritte in un luogo familiare, dove possiamo immaginare persone legate da un’amicizia profonda intente a parlare senza neanche aprir bocca: gli strumenti sprigionano così tanta intensità da mettere le ali ai loro pensieri. L’equilibrio tra i suoni e una impercettibile vibrazione elettronica, uniti a un sapiente lavoro di ingegneria, richiamano le primissime produzioni della famosa etichetta jazz ECM Records. Non a caso, Tremors in the Static, acclamato lavoro di debutto, guarda con ammirazione sconfinata a Jan Garbarek, atteggiamento che resta immutato in Sierra Tracks. L’album contiene però altre influenze ben tangibili, basti pensare a Murmurations e alle percussioni in sottofondo, che ricordano Idioteque dei Radiohead, sebbene nel prosieguo il piano e i fiati conducano il pezzo in territori inesplorati. Appena superato il secondo minuto il pattern di batteria cambia, i tasti salgono e scendono velocemente e gli archi regalano una dimensione ultraterrena. Fitzpatrick carezza le corde e si abbandona a una dolcezza sfrenata che sfuma in Dream House, traccia onirica e infestata di tocchi leggeri e impercettibili, nella quale il violoncello materializza le ampie distese della Sierra de Guadarrama. In Clarifantasia la narrazione è travolgente, ogni strumento è arrangiato al fine di evocare il naturale splendore del paesaggio che esplode nella sua incredibile bellezza, complice un prezioso tappeto di tasti e violini che intrecciano trame incantevoli. Reverie possiede un ritornello che riverbera dentro e fuori, come un sogno a occhi aperti, Murmur si abbandona a un violoncello nostalgico mentre nella seconda metà della traccia violino, contrabbasso e sax velocizzano il ritmo, lasciando la chiusura allo strumento solitario che aveva esordito per primo. Ed ecco fare capolino il mare grazie al vibrafono di Old Friend: the Sea, brano al quale i tocchi leggeri di Milo, il violoncello e il piano conferiscono un’aura sognante. È un’atmosfera mistica quella ricreata dagli strumenti, in costante dialogo tra di loro e in equilibrio perfetto. When This Is Over inizia con un sax riflessivo e sfocia in un tripudio di archi intervallato da piccoli campionamenti. È una melodia ariosa, cinematografica in ogni passaggio: potrebbe suonare come un nuovo inizio dopo un addio sofferto, l’arrivo in un luogo sconosciuto che allevia l’angoscia dell’ignoto. Il crescendo elettronico che caratterizza Sleepwalk Tokyo, ultima traccia del disco, consegna allo spettatore un mondo incastonato in un incantesimo, essenziale nelle partiture di basso e sassofono. Rispetto a Tremors in the Static il suono è molto più raffinato, sperimentale e spicca per cura, carattere e vulnerabilità.
Entrambi gli artisti hanno saputo infondere forza, vulnerabilità, passione, emotività grazie a una forma mentis che esula dalla classificazione standard del jazz. Si passa al folk, all’elettronica e alla contaminazione in un attimo, rapidi come occhi che guardano fuori dalla finestra e osservano le montagne spagnole; l’elemento che rende speciale il progetto è il saper unire tutti questi elementi e renderli perfettamente corali. Sierra Tracks è un’opera che scavalca i limiti compositivi ed esecutivi, accettando virtù e debolezze di ognuno per accogliere e inglobare ciò che di più variegato esiste in natura. Possiamo immaginare di essere sull’estremo promontorio a ovest del continente europeo, a Cabo da Roca, dove la terraferma incontra l’oceano, senza ricorrere ad alcun cassetto della memoria. Non importa se non ci siamo mai stati, possiamo fantasticare tutte le volte che vogliamo ascoltando Sierra Tracks, perché quando c’è una tela musicale così vivida le note non fanno altro che respirare, vivere e morire e la vita è solo a una fermata da lì, basta una moneta per raggiungerla. E se lo dice il poeta, potete credergli.
Tracklist:
01. Largo (05:23)
02. Els (06:37)
03. Murmurations (05:11)
04. Dream House (03:15)
05. Clarifantasia (05:46)
06. Reverie (02:01)
07. Murmur (05:19)
08. Old Friend; The Sea (04:37)
09. When This Is Over (04:17)
10. Sleepwalk Tokyo (02:58)
Photo © Kela Coto




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