R E C E N S I O N E


Recensione di Iris Controluce

Se si parla di cantautorato anticonvenzionale e originale, Lucio Corsi è un nome che risulta già da tempo familiare ad un orecchio esigente e avido di realtà musicali meritevoli di attenzione. Vista l’ottima qualità di scrittura e realizzazione, il suo ultimo lavoro, Volevo essere un duro, uscito nel marzo 2025 per Sugar Music, è stato in grado non solo di consolidare la stima di vecchi fans, ma di conquistarne di nuovi. Nonostante la pubblicazione sia recentissima, il disco ha la singolare capacità di suonare nuovo ed antico al tempo stesso.

[versione audio dell’articolo, letto da Iris Controluce]

Nuovo perché, salvo rare e preziose eccezioni, non è così comune ascoltare una proposta come la sua, dove è l’abbondanza di idee e contenuti a farla da padrona. Non si percepisce alcuno sforzo nella stesura dei brani, si avverte soltanto un irruente fiume in piena (ed è meraviglioso!).

L’album suona antico al tempo stesso, perché è al passato che vanno cercati i suoi riferimenti musicali e sono tutti perfettamente a fuoco (De Gregori, Rino Gaetano, Edoardo Bennato, Alberto Fortis, Ivan Graziani, con una spruzzatina di Beatles qua e là). E scusate se è poco.

Le nove tracce del disco, composte da Lucio Corsi e Tommaso Ottomano che ne hanno curato la produzione artistica insieme ad Antonio “Cuper” Copertino (che in aggiunta si è occupato di registrazione e mix), sono la dimostrazione di cosa voglia dire possedere una forte identità artistica: è come se il cantautore toscano fosse riuscito ad ingurgitare i propri ascolti adolescenziali e ad elaborarli, filtrarli, rimaneggiarli e modellarli a proprio piacimento per poi decidere (fortunatamente!) di offrire a tutti noi il risultato di questo processo creativo.

Cresciuto con una madre dedita alla pittura (che da sempre realizza le copertine dei lavori del cantautore toscano), Lucio ha sviluppato la capacità di dipingere la realtà in una maniera del tutto personale. Ascoltare i brani del disco è un invito ad intrufolarci in un mondo immaginario e a conoscere i personaggi bizzarri partoriti dalla sua fantasia. Ci regala sprazzi della propria infanzia, mostrandone le fragilità più intime con uno sguardo che, seppur con abbondante ironia a tratti tragicomica, trasuda sempre sensibilità, dolcezza e gentilezza. Le sue parole e i suoi racconti sono il mezzo attraverso il quale accedere ad una nuova dimensione così da istillare nell’ascoltatore una grande curiosità che si rinnova accrescendosi traccia dopo traccia: divenendo avidi di scoperte, la sensazione è quella di sentirsi come Alice attraverso lo specchio. Che sia arrivato a calcare il tanto ambito palco di Sanremo e a classificarsi addirittura al secondo posto, ha stupito molte delle persone che non conoscevano le sue doti artistiche.

Superato un iniziale scetticismo e ascoltato il godibilissimo brano Volevo essere un duro, in tanti non hanno potuto che ammettere il suo enorme talento ed il suo innegabile carisma. Al grande pubblico, Lucio Corsi si è presentato con delicatezza, come una sorta di menestrello medievale dal viso truccato e dall’abbigliamento insolito: un cantastorie genuino in grado di far sognare, incantare e stimolare l’immaginario collettivo, mostrando agli spettatori nuovi orizzonti dove tutto è poesia, sogno, humour, follia, spontaneità, avventura, possibilità.

Nei testi, veniamo chiamati a ricordare che la vita, va vissuta come “un gioco da ragazzi” e che “non può schiacciarci non avendo alcun peso”, essendo noi tutti talmente “tante ombre diverse da formare un arcobaleno”. Dato che il messaggio è di gran lunga più efficace se sostenuto da spessore e credibilità di chi se ne fa portavoce, credo che nel tempo, così come è avvenuto per altri grandi artisti, a lasciare il segno non saranno soltanto le canzoni di Lucio Corsi, ma sarà lui stesso. In un istante, ecco che ci perdiamo nelle rocambolesche avventure di Francis Delacroix che “a Napoli ha fumato con il Buddha nel camerino di Bob Dylan, che ha insegnato ad una mosca come si fa a dar del filo da torcere ai ragni, è sbarcato in un quadro di Picasso e scoprì la Normandia”. Impossibile non menzionare la grottesca storia del Re del rave che “viaggia in treno ma in bagno, che quando mangia i funghetti vede Gesù Cristo che vende i braccialetti” o dello spericolato Rocko: bullo, incubo dei professori, figlio di due spacciatori che passava l’ora di ginnastica in cerca di ragazze nude. Vi sfido a non lasciarvi ammaliare da Situazione complicata, canzone dall’ironia noir impregnata di romanticismo: “Ho voglia di finire con Giulia in paradiso, di lei mi piacciono i capelli in tinta col vestito, viviamo nella stessa città, è bella come il mare infinito. La amo ma nessuno lo sa, è il fiore che ho nascosto in un libro, l’unico difetto che ha è suo marito, l’unico difetto che ha è quel cretino, che è un mio amico”. Decisamente affascinanti i brani Sigarette (vera e propria ode al tabagismo, dalle atmosfere beatlesiane) e Nel cuore della notte: entrambe ballad dall’andamento morbido e sognante. Nella splendida Tu sei il mattino, Lucio dice “Sembrava facile cambiare il mondo seduto in fondo alla classe”. Ve lo state domandando anche voi no? E se ci stesse riuscendo davvero?

Tracklist:
01. Tu sei il mattino
02. Sigarette
03. Volevo essere un duro
04. Francis Delacroix
05. Let There Be Rocko
06. Il Re del rave
07. Situazione complicata
08. Questa vita
09. Nel cuore della notte


La copertina è un quadro di Nicoletta Rabiti
Photo 1 © Simone Biavati, 2 © Tommaso Ottomano

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