T E A T R O


Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Natascia Caronte

La produzione del Teatro Out Off, affidata alla sapiente regia di Lorenzo Loris e all’interpretazione magnetica di Monica Bonomi, dimostra come il capolavoro del 1977 di Dario Fo e Franca Rame non sia un pezzo da museo, ma una lama ancora affilatissima. In questa versione, la focalizzazione politica e l’ironia grottesca trovano una sinergia perfetta, complice la partecipazione sul palco di Tommaso Di Pietro. Lorenzo Loris (che firma anche le scene insieme a Luigi Chiaromonte) sceglie una linea visiva geometrica e rigorosa, arricchita dagli interventi pittorici di Giovanni Franzi. Il regista compie una scelta lucida: toglie il superfluo per far emergere il vero, ingombrante protagonista invisibile dello spettacolo, ovvero l’uomo e la sua pretesa di possesso.

Loris dichiara apertamente la necessità di fare questo spettacolo oggi: in un’epoca in cui la disparità, le discriminazioni e la piaga dei femminicidi sono cronaca quotidiana, il teatro deve continuare a battersi. La sua regia non asseconda la risata facile, ma usa il ritmo comico per far assimilare meglio allo spettatore “i chiodi della ragione” teorizzati da Franca Rame.
Raccogliere l’eredità attoriale di Franca Rame è una delle sfide più logoranti per un’attrice, ma Monica Bonomi ne esce trionfatrice. La sua forza sta nella straordinaria flessibilità vocale e corporea con cui affronta i tre monologhi distinti che compongono la pièce:

 1. Una donna sola: Bonomi interpreta una casalinga che sembra avere tutti i comfort materiali, ma a cui è stata sottratta la dignità. La recitazione qui è nevrotica, esilarante e progressivamente soffocante.

 2. Abbiamo tutte la stessa storia: Un pezzo complesso in cui l’attrice sdoppia se stessa, mettendo in scena il dialogo tra una bambina mite (la parte che subisce) e la sua bambola parlante e dissacrante (la parte che si ribella). Bonomi gestisce questo switch emotivo con un virtuosismo tecnico impressionante.

 3. Medea: Il finale, ripreso da Euripide in una lingua antica del Cinquecento, abbandona la satira domestica per farsi ballata tragica. Qui l’interpretazione si fa densa, fiera, agghiacciante: il rifiuto della sottomissione diventa totale (“meglio essere ricordata come bestia feroce, che dimenticata come capra mansueta”).

La Bonomi riesce a cucire addosso a queste tre figure un velo meravigliosamente tragico e tenero, senza mai perdere l’intensità che incolla il pubblico alle poltrone dell’Out Off.
L’accoppiata Loris-Bonomi vince la scommessa. Ridiamo delle sventure di queste donne e, un attimo dopo, proviamo vergogna per quanto quella finzione assomigli alla realtà fuori dal teatro. Un passaggio obbligato per chiunque voglia capire la potenza del teatro politico d’attore.

Tutta casa, letto e chiesa
di Dario Fo e Franca Rame
con Monica Bonomi
e con la partecipazione di Tommaso Di Pietro
regia Lorenzo Loris
scene Lorenzo Loris e Luigi Chiaromonte
costumi Lorenzo Loris
interventi pittorici Giovanni Franzi
luci Luigi Chiaromonte

Immagini sonore © Natascia Caronte

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