L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello

C’è stato un momento, il 28 aprile sera ai Magazzini Generali di Milano, in cui il tempo sembrava sospeso. Le luci soffuse, le armonie vocali perfette e il calore del pubblico hanno reso il concerto degli Amistat qualcosa di più di un semplice evento musicale: è stata un’esperienza condivisa, un rito intimo, umano.

Il duo formato dai gemelli Josef e Jan Prasil, noti per la loro capacità di trasformare ogni palco in uno spazio personale e coinvolgente, ha regalato una serata avvolgente, quasi familiare. Senza forzature, con naturalezza e sincerità, hanno stretto un legame autentico con il pubblico milanese presentando il loro nuovo sesto EP What We Are.

La scaletta ha unito brani del passato e del presente, passando per Better Days e Colour in Life, fino ai più recenti Ready Now e Still Alive, pezzi che mostrano come la loro musica continui a evolversi pur restando fedele a un’identità chiara: quella del folk-pop intimo e riflessivo, carico di emozione e precisione vocale.

Il momento più toccante della serata è arrivato quando i due fratelli sono scesi dal palco per suonare Suite Art e A Moment in The Sun in mezzo al pubblico, completamente in acustico. Nessun effetto, nessun artificio: solo due voci, una chitarra e un centinaio di persone strette in un cerchio ideale di empatia. Risate, occhi lucidi e un senso di condivisione raro in un concerto.

Non è un caso che il nome Amistat, che in catalano significa “amicizia”, rappresenti più di un semplice marchio artistico. È un manifesto. La loro storia – nati in Germania da madre ceca e padre australiano, cresciuti in Italia, musicalmente maturati in Australia – si riflette in una musica che è ponte tra culture, lingue, esperienze. Un multiculturalismo che diventa armonia, non solo vocale ma anche umana.

Dietro la semplicità apparente delle loro canzoni, c’è una ricerca profonda. Le influenze si avvertono – Simon & GarfunkelBen HowardKings of Convenience – ma non dominano mai. Gli Amistat sono figli di quelle sonorità, ma non loro epigoni. Sono cresciuti ascoltando Cat Stevens, The Bee Gees. La musica di Ben Howard li ha introdotti nel mondo delle intonazioni aperte e di diversi tipi di stili chitarristici come il tapping e l’uso della chitarra come elemento percussivo. Le loro composizioni nascono da viaggi, incontri, addii, e si fanno lente confessioni o inni alla resilienza.

Il loro percorso è iniziato ufficialmente nel 2012 per le strade di Melbourne. La loro è una fratellanza artistica che li ha portati a suonare in tutta Europa, con sold-out in sedi prestigiose come la Muffathalle di Monaco e l’Arena di Vienna.

Questo è stato il loro secondo concerto ufficiale in Italia da headliner, una tappa importante per due artisti che in Italia sono cresciuti e che ora, finalmente, qui sono tornati con il loro progetto più maturo.

Assistervi è stato un buon consiglio! Non aspettare che diventino “troppo grandi” per questi contesti così raccolti. Perché è proprio qui, nei club, a pochi passi da noi, che gli Amistat danno il meglio.

Scaletta:
Better Days
Same Old Eyes
Colour in Life
What We Were
Goodbye
Listen to the Silence
Stranger
Anew
Still Believe

Sweet Heart
A Moment in the Sun

Hello
Ready Now
Falling
Still  Alive
Seasons

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