R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Un beautiful loser, un termine oramai abusato, anche troppo. Già, ma Lee Fardon ci entra di diritto in questa categoria. La storia di Lee Fardon (classe 1953) è identica a quella di mille altri, ma forse no, è la sua vita. Una vita di tribolazioni, di stenti, ma anche di piccole gioie. Musicisti come Lee Fardon sono ahimè rimasti per lungo tempo nell’ombra, solo per un momento (sei anni, 1977-1982) illuminata dalle luci dei riflettori: giusto un lampo in cui vena compositiva, brillantezza di idee, bravura, estro, genialità sono con te, poi gli spotlight, gli stessi riflettori guardano altrove.

Lee Fardon è stato un songwriter raffinatissimo, cantastorie dalle liriche evocative, romantiche e melanconiche. Loser, perdenti nell’arte e nella vita ma ugualmente degni di attenzione quando l’orologio segna inesorabile il tempo. Un esordio con il botto, piccoli capolavori all’orizzonte Stories of Adventure (1981), un album da lui inciso due anni prima nel 1979 e The God Given Right (1982) per la Aura Records. Un lampo italiano per Too Close To The Fire (1992) per il Club De Musique di Courmayeur complice il sottoscritto ed una discografia onesta, 10 album dal 1981 al 2021 in 40 anni!

On The Up Beat è un album che parte da lontano con un paio di canzoni abbozzate durante la pandemia nel gennaio 2020 ma con l’intera opera terminata soltanto nell’estate 2021 ai Room With A View Studio di Ringwood, un paese della contea dell’Hampshire, in Inghilterra. Autoprodotto in UK da Lee Fardon esce nel 2021.

Aprile 2025, On The Up Beat, con una nuova veste grafica, un sound brillantemente rimasterizzato da parte dell’illuminante Renato Bottani, viene ripubblicato dalla italianissima New Shot Records con una bonus track. Con Lee Fardon in questa avventura ci sono i chitarristi Steve Dow e Tony Wilson, Steve Smith alle tastiere, Dick Cadbury al basso, il fratello Colin Fardon al basso nella bonus track Journey’ End, Paul Beavis e Rob Reeve (batteria e percussioni), Tony Waller alla tromba in The Boat Trip e Hannah Robinson, voce e seconda voce in 4 brani.    

Bob’s Old Mine e Sunlight On The Brickwork sono “puro sunshine”, brani sfavillanti ed edificanti, mentre Distances, Sixteen Thousand NightseGhost Boy, motivi pieni di sentimento che traspaiono magnificamente nelle sue liriche. Un artista che ora nei suoni si è sicuramente addolcito ed ammorbidito rispetto ai suoi primi album anni ’80 ma ugualmente efficace sia nei testi che nelle melodie.     

Bob’s Old Mine è una rock-song, ispirata ad un posto magico e immaginario dove forse ti puoi imbattere in una pepita d’oro che musicalmente parlando può soltanto essere Bob (Dylan). Too Hot To Hoover è uno shuffle in stile New Orleans, reminiscenze di un club a Soho, The Bag O’Nails negli anni ’60, e i giorni alla Chelsea Art School. Two Rooms And A Garden è una ballata, un walzer, un flashback, dove vedi tua nipotina giocare in giardino con l’acqua e sua madre novantenne che vive in salotto nell’appartamento e così hai due stanze, un giardino e una vita intera nel bel mezzo che ti passa d’avanti. Postcard From Hastings è una ballata, il racconto di due persone che si trasferiscono da Londra nella città marinara di Hastings nella parte est del Sussex, dove c’è una spiaggia, non ci sono né porto né barche ma si pesca ancora. Esemplare Dik Cadbury al violino e Steve Dow con un tocco delicato di chitarra. Ghost Boy è un blues fantasioso con storie di fantasmi e baby-gang e Tony Waller ad impreziosire il brano alla tromba. Sunlight On The Brickworkè un pezzo classico pop-rock, solare, in cui Lee rammenta in un flashback di essere cresciuto in Northcode Road a Battersea con il mercato pieno di bancarelle di frutta e verdura. Sixteen Thousand Nights è decisamente rock mentre Distancesun’autentica ballata, in entrambi i casi, Lee le scrive dedicandole alla nuova moglie Sharon Fuller e di quando s’incontravano le prime volte 40 anni fa (1972-1973) e dato che Sharon viveva a Brighton, ricorda le distanze di allora e del Leigham Arms, un pub a Streatham, Londra dove Lee, i suoi amici e Sharon s’incontravano spesso.

Distances riconcilia con la vita, la voce sofferta di Lee, il tocco di pianoforte e di organo e la chitarra appena accennata, una delle più belle ballate di Lee Fardon che si guadagna di diritto un posto nel parterre dei migliori cantautori inglesi dei nostri tempi. Silver Bullets è l’ennesimo mix di ricordi e memorie della sua famiglia, le loro aspettative e quello che invece è stato. The Boat Trip è il viaggio avventuroso e un po’ fantasioso in barca con amici (Big Steve, Mad Nick e Lee Fardon) attraverso i canali a Oxfordshire sulla via di Cropredy dove si tiene l’annuale festival e reunion dei Fairport Convention. Journey’s End, la bonus track, la classica ciliegina sulla torta. 

Un disco introspettivo, evocativo, in un cui Lee Fardon canta in maniera struggente.

Un vero peccato non conoscere Lee Fardon e la sua musica. Una faccia d’angelo triste che spero vedremo presto sorridere. Fate sempre in tempo a rimediare ed ascoltare i suoi primi dischi e questo ammirevole, raffinato, ispirato, delicato e prezioso On The Up Beat.   

Tracklist:

    1. Bob’s Old Mine
    2. Too Hot To Hoover
    3. Two Rooms And A Garden
    4. Postcards From Hastings
    5. Ghost Boy
    6. Distances
    7. Sunlight On The Brickwork
    8. 16000 Nights
    9. Silver Bullets
    10. The Boat Trip
    11. Journey’s End – bonus track

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