C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Non ho mai amato Steven Soderbergh e, tanto meno, quelli che oggi chiamano Spy Drama, quindi potrei anche non scrivere niente, ma siccome ho la vocazione del salvatore di anime dal pessimo cinema, cercherò di commentare questo film (per me quasi del tutto incredibile e anche incomprensibile), così potrete dire che ne ho scritto male perché non l’ho capito. In soldoni, protagonista è l’agente segreto britannico George Woodhouse, al quale viene affidato un incarico delicato e cioè scoprire in una settimana chi dall’interno dell’agenzia ha trafugato Severus, un software top-secret utilizzato per far iniziare da remoto una fusione nucleare indotta in ordigni in possesso di stati sovrani. Insomma, una storia alla James Bond stile anni Settanta. Tra i cinque sospettati c’è anche un agente molto speciale vale a dire la moglie Kathryn.

La vicenda incomincia con un invito a cena rivolto ai cinque agenti (moglie compresa) che a causa della improvvisa morte del superiore di George, incomincia ad essere più di una sospettata. Trattandosi di una spy-story, eviterò di svelare il finale anche se credo che un film possa essere goduto indipendentemente dal finale (in fondo sappiamo tutti che i Promessi sposi alla fine si sposano). Si direbbe una normale trama di spionaggio e probabilmente è così ma c’è un “ma” non di poco conto: il film, come ama fare Soderbergh, gioca su due piani estetici complementari alla trama e al plot, ovvero quello della raffinatezza e quello della tecnologia, si potrebbe dire quello della raffinatezza tecnologica. Il film è pieno di diavolerie come satelliti spia, telecamere, password, accessi, log, id, accessi, diritti tecnologici, che vengono buttati sul piatto della bilancia con un certo compiacimento anche un po’ fine a se stesso. Del resto chi ricorda qualche film di Soderbergh, ed ora mi viene in mente il brillante Ocean’s Eleven del lontano 2001, sa di cosa sto parlando.

Ma c’è anche una compiaciuta raffinatezza nella caratterizzazione psicologico-sociale dei personaggi e degli ambienti che frequentano. La psicologa “aziendale” che nonostante l’esprimersi forbito, sembra più una via di mezzo tra una ballerina di lap-dance e un’addetta di un nails bar più che ad un medico della psiche, riassume bene la galleria di personaggi. Nocciolo della vicenda alla fine fine sembra essere la capacità di fiducia (o sfiducia) reciproca tra i due coniugi piuttosto che le sorti di Severus e del mondo. Ah, dimenticavo, volete sapere cos’è una Black Bag? Naturalmente non è solo una valigetta piena di segreti, ma anche una procedura che consente ad un agente segreto di poter essere reticente su segreti professionali. E poi non dite che al cinema non si impara niente. Direi però di passare oltre…

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