R E C E N S I O N E
Articolo di Daniela Pontello
Cinquanta anni dopo Non gettate alcun oggetto dai finestrini, l’album che lo impose come voce libera e controcorrente del cantautorato italiano, Eugenio Finardi torna con Tutto: un disco di inediti che ha il peso specifico di un testamento musicale e spirituale. È il ventesimo album della sua carriera, probabilmente l’ultimo. Ma più che una chiusura, Tutto è una somma aperta: un archivio di suoni, parole, emozioni, pensieri. Un mosaico che non pretende di spiegare, ma continua a cercare.
Presentato in anteprima durante una conferenza stampa intensa e intima, il disco è stato definito dallo stesso Finardi come il suo “Aleph”, citando Borges: “Un punto in cui tutto coesiste, dal Big Bang alla mia infanzia.” Un’opera totale, costruita in otto mesi di lavoro quotidiano tra le risaie milanesi con il produttore Giovanni ‘Giuvazza‘ Maggiore, e nata non da un’illuminazione momentanea ma da una disciplina creativa rigorosa. “Come i Beatles in ‘Get Back‘ – ha raccontato – ogni giorno in studio, senza aspettare l’ispirazione, a cercare ciò che l’algoritmo non può ancora generare.”

Tutto è un disco che guarda al futuro parlando del presente.
Il brano di apertura, Futuro, è una dichiarazione di poetica. L’intelligenza artificiale prende idealmente il posto dell’extraterrestre evocato nel suo storico pezzo del 1978: non più minaccia, ma seduzione sottile. “Non ci conquisterà con la forza, ma con la seduzione”, avverte Finardi, offrendo una lettura lucida e disincantata della nostra epoca, dove gli algoritmi di Spotify dettano la durata dei brani e l’uscita mensile è più importante del contenuto. “Il futuro non si aspetta, si costruisce. Anche se è un posto dove io non andrò.”
Nelle undici tracce dell’album si intrecciano scienza, spiritualità, autobiografia, filosofia. Onde di probabilità riflette in chiave musicale il principio d’indeterminazione della fisica quantistica. La facoltà dello stupore, con Fiamma Cardani alla batteria, recupera il diritto alla meraviglia in un presente anestetizzato. Ma è con Francesca sogna, duetto con la figlia Pixel, che Finardi tocca la vetta emotiva del disco: un inno al legame tra generazioni, alla possibilità di ascoltarsi senza necessariamente capirsi. “Oggi sono i figli a insegnare ai genitori – ha detto durante l’incontro – E il nostro compito è imparare a lasciarci sorprendere da loro.”
Affetto da una seria perdita dell’udito – sopra i 5000 Hz non sente più nulla – Finardi ha dovuto reinventare il proprio approccio alla produzione. Un suono che nasce dalla perdita. Tutto è costruito con un sapiente uso di campionamenti dai suoi dischi precedenti, manipolazioni digitali, suoni d’archivio. “So che ci sono degli shaker nel disco. Non so dove siano, ma ci sono.” Una battuta amara che racconta con ironia il suo rapporto con la fragilità fisica. Ma la creatività, come dimostra questo lavoro, non si arresta: cambia forma.

Non è solo un esercizio di memoria o autocitazione. Tutto è un atto d’amore verso la musica, un album che parla di Finardi senza che Finardi parli solo di sé. “Non ho più la pretesa di indicare la via. Posso solo proporre dei percorsi.”
Il 16 maggio da Fiorano Modenese parte il tour Tutto ‘75–‘25, che mescolerà i nuovi brani ai capisaldi del suo repertorio, rielaborati con fedeltà filologica ma suonati con strumenti attuali. Il giorno seguente, a Lecco, l’artista incontrerà i fan al Disco Shop per la presentazione dell’album. In parallelo, Finardi firma la prefazione della mostra fotografica Si giocava a fare Woodstock – Parco Lambro, in programma a Milano fino all’8 giugno: un’ulteriore testimonianza del suo impegno a intrecciare arte, politica e memoria.
Durante l’anteprima, visibilmente commosso, ha riflettuto sul potere della musica, capace di superare la parola, di veicolare messaggi morali e politici con forza unica. “Il presente non merita canzoni”, ha detto, alludendo al disincanto e alla crisi climatica. Ma nel futuro, anche quello più incerto, resta una fiammella accesa: forse la speranza non sta più nelle risposte, ma nella profondità delle domande.
Il titolo suona definitivo, ma è più una domanda che un’affermazione. Tutto è una confessione, un archivio di visioni e suoni, una dichiarazione d’amore per la vita che pulsa anche nell’incertezza. È un disco che ascolta, più che spiegare. Che lascia spazio, invece di chiuderlo. Forse è davvero l’addio di Eugenio Finardi alla discografia, ma se così fosse, è un saluto degno della sua storia: intenso, onesto, umano.
Tracklist:
01. Futuro (3:07)
02. Bernoulli (3:02)
03. Tanto Tempo Fa (3:32)
04. La Battaglia (4:00)
05. Francesca Sogna (feat. Pixel) (3:06)
06. La Mano Di Uno Che Sa (4:20)
07. Onde Di Probabilità (2:36)
08. I Venti Della Luna (3:53)
09. Massiccio Attacco Di Panico (2:01)
10. Pentitevi (4:21)
11. La Facoltà Dello Stupore (4:48)






Photo © Daniela Pontello






Rispondi