C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Da qualche anno è frequente che escano, a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, film su argomenti molto simili fra loro. Se in Ritrovarsi a Tokyo era un padre francese a ricercare la figlia giapponese, in Paternal Leave di Alissa Jung, è invece la giovanissima tedesca Leo (magnificamente interpretata da Juli Grabenhenrich) ad andare alla ricerca del padre italiano che, abbandonate madre e figlia, ha scelto di fare il bagnino e di dedicarsi al surf su una riviera romagnola invernale e livida, ben poco attraente. Paolo, questo il nome del protagonista interpretato egregiamente da Luca Marinelli, pare non solo un padre immaturo e non all’altezza del compito, ma un insicuro cronico, un uomo che sembra non saper stare al mondo, o meglio, farlo come i più vorrebbero.

Il protagonista, nei più di dieci anni di lontananza da madre e figlia, ha nel frattempo pensato bene di mettere al mondo un’altra figlia, la piccola Emilia, ma anche lei e la madre vengono tenute a distanza da Paolo che vive in un camper su una duna e gestisce una baracca-bar sul litorale oltre ad occuparsi di surf. Paolo non digerisce affatto che Leo lo abbia cercato e poi trovato e prova in tutti i modi di rimetterla su un treno per la Germania, dove vive con la madre, ma come sempre accade, le cose non sono così semplici. Grazie anche alla amicizia nata con Edoardo, ragazzo gay vittima di un padre violento, Leo riesce a trovare la forza di restare su quella spiaggia ostile e deserta, nella speranza di ottenere dal padre spiegazioni sul suo abbandono. “Comme d’abitude” non racconterò come finirà il film, ma anche in questo caso, ciò che importa non è cosa alla fine succeda, ma come succeda, anzi come venga raccontato ciò che accade.

La regista (che è anche la moglie di Luca Marinelli), dimostra una maturità del tutto inaspettata e crea un film di grande spessore con caratteri psicologici molto ben definiti, girando una pellicola che porta con sé molti echi del grande cinema a cominciare da una sorta di rumore di fondo che rimanda in qualche modo alle immagini di un regista del “Nuovo cinema tedesco” come Wim Wenders. Ritovarsi a Tokyo e Paternal Leave, sono due film accomunati anche dalla esiguità dei mezzi impiegati per la loro realizzazione, ma entrambi presentano due storie molto ben costruite, e con una reale credibilità delle psicologie dei personaggi. Questa è “la prova provata” che prima dei grandiosi mezzi, contano le idee, la capacità assolutamente indispensabile nella costruzione dei caratteri dei protagonisti, il gusto e la ricerca dell’immagine.

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