R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Del Noce

Presenza ormai stabile e personalità carismatica a partire dalla scena newyorkese, il maturo trombettista ed autore Ralph Alessi suggella la più che trentennale presenza discografica, ed una dozzina di titoli a propria firma, con una nuova soluzione di line-up nella più recente opera. Associando i peculiari talenti Matt Mitchell, Ches Smith e John Hèbert, si completa la formula in quintetto con l’inedito arruolamento del fratello Joseph, sorta di outsider sulla carta in quanto eminente investito quale trombonista orchestrale, ma di fatto dedicatario di linee compositive alquanto elaborate ma di ruolo efficace.

Esordendo con un bizzarro assetto da fanfara, l’eponima A Sun that never sets dispiega compatta la sinergia della band, disarticolandosi quindi tra le mollezze del vibrafono e scabre interpunzioni del contrabbasso, per coagularsi ancora in un andamento sfuggente e sghembo, condotto dall’ebbra tastiera acustica, il tutto entro una centrifuga spirale in cui la voce della tromba impone con nitore e senso direttivo la sua traccia solistica. Di segno certamente onirico, Nothing is dead si fonda su una materia acustica flottante, fungente da mobile plateau nei confronti del lirismo asciutto di Ralph. Prima importante sortita del trombone in Relaxed Misery in cui, a seguire i brandelli di dialogo degli ottoni, si guadagna organicità grazie al procedere marcato e ondulante di sezione ritmica e pianoforte, ponendo a nudo tutti gli strumenti partecipanti. Contemplativa e notturna, Sweet Spot  ancora offre piste per gli ottoni in controcanto tra loro e le interpunzioni di tastiera acustica, disegnando in coralità un passaggio breve ma pregnante di poetica cruda.

Ondivago nell’essenza, Ether conferisce libera espressione e geometrie aperte alla tromba del leader, alonato da dissonanze pianistiche e sferzate percussive. Altro conciso passaggio, Twichild dispensa atonalità e concentrazione e, con forti richiami al brano d’apertura, Transitory Imagery ne ripropone gli schemi capricciosi e l’andamento spiazzante. Nuovo momento di importanti figurazioni per la tromba e gemmanti trovate del piano, Slow dancing Bear precede con efficacia la capricciosa e pungente Of Trees, assertivamente ebbra e di grande spirito ludico. Laddove Duck face sembra capitalizzare lo spirito della provocazione colemaniana, l’epilogo è sostenuto in Behind Clouds mercé confabulazioni concise e iterative stanze della memoria.

Contributivo nei confronti del composito panorama avant-jazz odierno, cui partecipano con creativo  protagonismo anche i sodali (Smith e Mitchell, eminentemente), il Nostro conferma di portare avanti un elegante (ma non manieristico) spirito di ulteriore ricerca, rilevando l’impegno (e l’ingegno) nel mantenere aperti confini e connotazioni formali; investendosi entro un neo-bop di concezione personale e d’intricata tessitura cameristica, la visione ed il senso partecipativo di Ralph Alessi si palesano lucidi con ampio spazio per l’estro, e diversamente fluidi con spiccato gusto atmosferico nella funzionale amministrazione delle parti.

Ralph Alessi: tromba
Joseph Alessi: trombone
Matt Mitchell: pianoforte
John Hèbert: contrabbasso
Ches Smith: batteria, vibrafono

Ralph Alessi – sito ufficiale
A Sun That Never Sets
su Spotify
A Sun That Never Sets su ECM Records

Tracklist:
01. A Sun That Never Sets (6:53)
02. Nothing is Dead (6:34)
03. Relaxed Misery (6:35)
04. Sweet Spot (3:11)
05. Ether (5:25)
06. Twichild (3:07)
07. Transitional Imagery (6:47)
08. Slow Dancing Bear (4:21)
09. Of Trees (4:14)
10. Duck Face (6:26)
11. Behind Clouds (3:17)



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