L I V E – R E P O R T
Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Marco Cassé
Un’alchimia di corde e voce: il concerto di Andrew Bird Trio e Tift Merritt incanta il Castello Sforzesco
Una notte tersa e vibrante di attesa ha accolto il pubblico radunato nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco di Milano. In scena, due mondi artistici apparentemente distinti che hanno saputo fondersi in un’unica, fluida narrazione musicale: da un lato la delicatezza poetica della cantautrice americana Tift Merritt, dall’altro l’inventiva sonora di Andrew Bird con il suo trio jazz. Il risultato? Quasi due ore di spettacolo rarefatto, raffinato e intensamente umano.
Ad aprire la serata è stata Tift Merritt, voce sincera del North Carolina e special guest di questa tournée italiana. Da sola sul palco con chitarra acustica e pianoforte, ha disegnato un set acustico che ha unito calore e introspezione.

Le sue canzoni, narrate con voce morbida e sicura, hanno esplorato temi di nostalgia, amore e radici con delicatezza e autenticità. Merritt incarna un raro equilibrio tra grazia e carisma, conquistando il pubblico senza bisogno di effetti o sovrastrutture. Ogni brano, accolto con silenziosa attenzione e applausi sinceri, ha rappresentato un piccolo mondo da scoprire, sospeso tra folk, soul e racconto personale.
Con l’ingresso in scena di Andrew Bird, accompagnato da Ted Poor alla batteria e Anna Butterss al contrabbasso, la musica ha cambiato pelle. Il repertorio, incentrato sull’ultimo album Sunday Morning Put-On (uscito nel maggio 2024), si è presentato come un omaggio libero e intimo al grande jazz americano. Da Duke Ellington a Rodgers & Hart, ogni rilettura si è trasformata in un paesaggio sonoro ricco di nuance e profondamente personale.
Bird, con la sua consueta cifra stilistica, ha dato forma a composizioni vive e stratificate. Il suo violino, processato in tempo reale grazie a un uso sapiente del looping, ha costruito strutture armoniche sovrapposte che si sono intrecciate a un fischio espressivo, ormai divenuto marchio di fabbrica dell’artista.

La scaletta, che ha attraversato anche brani storici del suo repertorio — A Nervous Tic Motion of the Head to the Left, Sisyphus, Fake Palindromes — e cover come I Fall in Love Too Easily, ha mostrato la capacità del trio di danzare tra improvvisazione e rigore, libertà creativa e eleganza tecnica.
Nella seconda metà della serata, Tift Merritt è tornata sul palco per un segmento condiviso che ha toccato momenti di alta intensità emotiva. In brani come Give It Away, Lusitania e Pulaskiat Night, la sinergia tra la sua voce e quella di Bird ha trovato espressione in armonizzazioni perfette, in cui jazz e folk hanno dialogato con naturalezza e poesia.
Il pubblico, partecipe ed emozionato, ha salutato la serata con un lungo applauso, culminato nell’encore con If I Needed You di Townes Van Zandt, eseguito con intimità quasi sussurrata. Una chiusura perfetta per una serata sospesa, in cui la musica ha parlato sottovoce — ma con potenza disarmante.

Scaletta:
- Instrumental Intro
- A Nervous Tic Motion of the Head to the Left
- Masterfade
- Why?
- SkinIs, My
- Sisyphus (acoustic)
- Bloodless
- Caravan (Duke Ellington cover)
- I Fall in Love Too Easily
- Underlands
- Three White Horses
- Give It Away (con Tift Merritt)
- Lusitania (con Tift Merritt)
- Pulaski at Night (con Tift Merritt)
- Fake Palindromes
- Encore: If I Needed You (con Tift Merritt)

Nato a Chicago nel 1973, Andrew Bird è un artista inclassificabile. Ha iniziato a suonare il violino a 4 anni con il metodo Suzuki e ha costruito negli anni una carriera che attraversa folk, rock alternativo, jazz e sperimentazione acustica. Con 18 album all’attivo, colonne sonore, TED Talks, e persino un ruolo nella serie Fargo, Bird è oggi tra i più originali esponenti della musica d’autore americana.
Il suo stile è riconoscibile per la fusione di virtuosismo tecnico e poetica sonora, dove ogni suono — dal pizzicato al fischio — ha un valore narrativo, e ogni brano si trasforma in una miniatura viva e mutevole.
Due ore di concerto per riscoprire la meraviglia del suono vivo, dell’interpretazione che muta, del respiro condiviso tra palco e platea.










Photo Ⓒ Marco Cassé




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