R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Pedron
John Studebaker “Jack” Hardy (South Bend, Indiana, 23 novembre 23, 1947 – Manhattan, New York, 11 marzo 2011) è stato uno dei più importanti cantautori e drammaturghi americani, artista di spicco della seconda ondata (anni ’70, ‘80) del nuovo folk newyorkese. Laureato in letteratura inglese, il suo indubbio talento poetico/musicale lo spinge nell’opera della divulgazione della musica folk tradizionale e della promozione artistica. Punto di riferimento tra i più significativi per la rinascita della canzone d’autore. Un artista sempre in prima fila per le battaglie civili. Di base al Greenwich Village, New York, dove è arrivato nel 1975, è stato un autentico, autorevole ed influente autore, performer e mentore per decine e decine di folksinger del Nord America e per la musica folk europea. Citato come maggior influenza da artisti come John Gorka e Suzanne Vega e molti altri artisti emergenti nelle tre decadi anni ’70, ’80 e ’90. Autore di centinaia di canzoni da lui cantate in giro per il mondo e che lo hanno visto suonare in tour per quasi 40 anni. Fondatore del Fast Folk Music Magazine, un periodico assai celebre nel circuito musicale folk che per oltre 20 anni è uscito regolarmente e con allegato un intero album (in vinile poi in CD) con brani di numerosi e differenti folksinger ed artisti.

A partire dal dicembre 1977 Jack Hardy raduna al Cornelia Street Cafè del Greenwich Village ogni lunedì sera giovani autori come Suzanne Vega, John Gorka, Cliff Eberhardt, Brian Rose, Shawn Calvin, Tracy Chapman, Michael Fracasso, Richard Shindell, Elliot M. Simon, Lucy Kaplansky ovvero il duo Simon & Kaplansky, Tom Intondi, Frank Rossini, Frank Todesco, Wendy Beckerman, Tracy Allard, Bob Chabot, Eric Wood, Steve Forbert, Rod McDonald, David Massengill, Michelle Shocked (dapprima segretaria della rivista), Martha P. Hogan, Paul Kaplan e qualche illustre e ben consolidato artista come Dave Van Ronk, Tom Paxton, Eric Andersen e la californiana Cindy Lee Berryhill per quello che viene chiamato “songwriter exchange”, incontri in cui i musicisti provano o presentano nuove canzoni scritte nella settimana precedente. Qualche tempo dopo, questo scambio cultural/musicale/canzoniero viene chiamato The Coop, la cooperativa dei songwriter, con il suo locale The Speakeasy aperto nel settembre 1981, e dal febbraio 1982 nasce la già citata The Fast Folk Music Magazine e dove si crea l’unica possibilità di ascoltare musicisti semi sconosciuti, alcuni “beautiful loser” ma quasi tutti fuori dai giochi delle major e del più grande music-business. Nel corso dei suoi quindici anni di vita la pubblicazione Fast Folk Magazine ha offerto la possibilità a oltre seicento autori noti e soprattutto meno noti di incidere quasi duemila brani raccolti in ben 100 volumi. Per la “Fast Folk” di Jack Hardy hanno inciso Tracy Chapman, Lyle Lovett, David Wilcox, Elliott Murphy e The Roches costruendo un catalogo enorme di ballate, canzoni d’autore non soltanto folk ma del miglior cantautorato americano.
Oltre una ventina di album a suo nome (alcuni postumi come questo splendido Southern Comfort) e numerose collaborazioni ed incisioni nell’ambito del più genuino folk-rock americano e della east-coast. Il suo intero catalogo ora è custodito nella collezione della Smithsonian Folkways (gli archivi del prestigioso Smithsonian Institute di Washington D.C). Jack Hardy ha dato il via al più longevo laboratorio settimanale di scrittura di canzoni nella sua casa al Greenwich Village. Tra i suoi hobby lo studio della lingua irlandese e la produzione di vino. Paragonato a Bob Dylan e Leonard Cohen, le sue maggiori influenze, Jack Hardy non è mai stato apprezzato e riconosciuto per il suo autentico valore di cantautore, per la sua attività instancabile di promotore della scena folk nonché scopritore di talenti e massimo collettore di canzoni tradizionali, folk. In Italia a suonare è venuto assai spesso: la prima volta nel 1981 a Samarate (vicino a Gallarate in provincia di Varese), poi di nuovo nel 1982, marzo 1988, ottobre 1989, giugno 1991, novembre/dicembre 1993, aprile 1996, novembre 2005 e aprile 2010.
Nell’ambito dell’ennesima tournée italiana, Jack Hardy (voce, chitarra Gibson SJ, mandolino, armonica) accompagnato da Todd Sheaffer (chitarra solista Martin D-18, cori) e Brady Rymer (basso elettrico Fender, cori) si è esibito il 18 marzo 1988 al Teatro dell’Acquario di Cosenza e questa testimonianza viene ora tradotta in uno storico compact-disc, uscito postumo edito dalla New Shot Records di Renato Bottani. Il Promoter della serata era Tonino Menonte e la registrazione a cura di Sandro Scerra. Un concerto magico unplugged con i classici del repertorio di Jack Hardy come l’iniziale Night On The Town, Houston Street (dai rimandi dylaniani) o la poetica The Tailor, quest’ultima pescata da The Mirror Of My Madness del 1976. May Day è tratta da The Nameless One (Great Divide Records del 1978), The Coyote(con intrecci chitarristi eccelsi), Blackberry Pie ha le timbriche del sound prettamente irlandese mentre The Three Sisters è una ballata tradizionale e Gretna Green uno splendido motivo ripreso dall’album The Cauldron del 1984.
Emozionante il suo modo di cantare ed interpretare la musica tradizionale (folk inglese, irlandese o nella nuova veste americana). Un cantore mai dimenticato!
Tracklist:
- Night on The Town
- The Crows
- Blackberry Pie
- The Hunter
- The Tailor
- Porto Limon
- White Shoes
- May Day
- Potter’s Field
- The Coyote
- Houston Street
- The Three Sisters
- Gretna Green
- Marlene
- The Vicious Cycle
- No Future




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