C I N E M A


Articolo di Mario Grella

La voce di Hind Rajab della regista tunisina Kaouther Ben Hania, vincitore del Leone d’argento allo scorso Festival di Venezia è un film terrificante. Per certi versi inguardabile. Lo è nel vero senso del termine, perché a stento si riesce a seguire una vicenda disumana come quella della bambina di sei anni, massacrata con gli zii e i cugini in un’auto crivellata di colpi da un carro armato dell’esercito israeliano il 29 gennaio del 2024. Raccontare il film è semplice, poiché si tratta, in pratica del sonoro originale della telefonata tra i volontari della Mezzaluna rossa e la bambina terrorizzata rinchiusa nell’auto. Il soccorso appare subito arduo poiché, per raggiungere la piccola nell’inferno di Gaza, occorre che l’esercito autorizzi un’ambulanza, a percorrere il corridoio umanitario previsto per il soccorso.

A questo punto qualcuno potrebbe pensare che il film, in concorso a Venezia, abbia ricevuto il premio per una sorta di solidarietà con la causa palestinese, ma sarebbe fuori strada, poiché si tratta di un gran film assimilabile a quel cinema-verità attraverso il quale sono state raccontate molte storie di drammatiche vicende umane, con grande aderenza alla verità fattuale. Kaouther Ben Hania ha prodotto il film con Brad Pitt e Alfonso Cuarón e anche questo la dice lunga sul credito internazionale ricevuto dalla regista. Della vicenda è impossibile soltanto parlare, tanta e tale è la crudeltà mostrata dall’Idf nel massacro che sta quotidianamente conducendo a Gaza, che lo si voglia chiamare genocidio o in altro modo.

La voce di quel piccolo essere umano chiuso in un’auto, con i cadaveri degli zii crivellati insieme ai loro figli, le sue implorazioni, il tenerissimo dialogo con i volontari, Rana in particolare, i suoni spettrali, le detonazioni e gli spari che passano attraverso la comunicazione telefonica, la voce più che impaurita della bambina, mentre sta calando la notte, la speranza di tutti per l’arrivo dell’ambulanza, anch’essa poi crivellata di colpi, non permettono di scrivere altro. La bambina inerme avrebbe potuto essere salvata, ma per l’esercito spietato di Netanyahu, ogni possibilità di uccidere un palestinese va sfruttata fino in fondo, poco importa che si tratti semplicemente di una bambina. E pensare che c’è una famosa massima del Talmud ebraico che recita: “Chi salva una vita, salva l’umanità intera”: Israele sta uccidendo non solo palestinesi inermi, ma anche sé stesso.

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