R E C E N S I O N E


Recensione di Mimmo Stolfi

Ai confini tra scienza e poesia, dove la forma si fa suono e la materia si trasforma in luce, Patricia Brennan costruisce il suo universo. Vibrafonista e compositrice tra le più radicali e visionarie del jazz contemporaneo, dopo l’exploit di Breaking Stretch torna con Of the Near and Far, un’opera che sembra nascere da una visione cosmica: un sistema di corrispondenze fra le costellazioni e le strutture musicali, un atlante celeste tradotto in vibrazioni.
L’idea, tanto concettuale quanto sensuale, è quella di mappare il cielo attraverso il suono, come se le orbite delle stelle potessero diventare traiettorie armoniche, i moti celesti progressioni ritmiche. Brennan utilizza il vibrafono, la marimba e l’elettronica come strumenti di navigazione, ma non è sola in questa esplorazione. Con lei, c’è un ensemble di grande raffinatezza: Miles Okazaki alla chitarra, Sylvie Courvoisier al pianoforte, Kim Cass al basso, John Hollenbeck alla batteria, più un quartetto d’archi (Modney, Garcia, Armbrust, Nicolas) e gli interventi elettronici di Arktureye. Una costellazione di musicisti per una musica che non ha più centro né confini.

L’apertura del disco, Antlia, prende nome da una costellazione poco conosciuta, la Macchina Pneumatica: ed è proprio un respiro meccanico, un moto perpetuo di pulsazioni e contrappunti, a guidare il brano. Brennan intreccia pattern geometrici che si espandono e si ripiegano, mentre Hollenbeck e Cass danno vita a un groove spezzato, elastico, che sostiene gli archi come una forza gravitazionale invisibile. È una musica che sembra non procedere battuta dopo battuta, ma orbitare, per usare una metafora appropriata all’ispirazione astronomica dell’album. In Aquarius, l’acqua diventa materia sonora. Il vibrafono di Brennan si scioglie in risonanze liquide, la chitarra di Okazaki si muove come una corrente, e la ritmica pulsa in cinque tempi, come un battito irregolare ma naturale. Andromeda si apre, invece, a un’energia più rock, quasi elettrica, con Okazaki in pieno volo e gli archi a creare tensioni di superficie, come linee di forza magnetica. In Lyra, il lirismo prevale: Courvoisier disegna al pianoforte spettri armonici che si frantumano e si ricompongono, mentre Brennan cerca la luce, alternando rigore e tenerezza. I due brani più enigmatici, Citlalli e When You Stare Into the Abyss, portano la musica oltre il jazz e la cameristica contemporanea, verso territori dove l’astrazione diventa emozione pura. Citlalli (che in nahuatl, antica lingua azteca, significa “stella”) è un collage elettroacustico di grande intensità, dove le interferenze elettroniche si intrecciano con i tremolii degli archi. When You Stare Into the Abyss evoca la vertigine nietzschiana del guardare nell’abisso in un crescendo di tensione che non esplode mai, ma ruota su sé stesso come una galassia in lenta espansione.

Ciò che più colpisce in Of the Near and Far è la capacità di Brennan di fondere la struttura e l’intuizione, la geometria e la grazia. Ogni suono sembra calcolato eppure quasi inevitabile, come se la complessità nascesse non dal controllo ma dall’ascolto profondo delle relazioni. Non c’è mai virtuosismo fine a sé stesso, ma una continua ridefinizione dei ruoli: il vibrafono come pianeta centrale, gli archi come orbite, la chitarra come cometa che attraversa lo spazio e lo incendia per un istante.

Più che un disco, Of the Near and Far è una costellazione sonora, un’illuminante riflessione sul rapporto fra il vicino e il lontano, l’intimo e il cosmico, il gesto e la forma. Brennan non propone un linguaggio nuovo, ma una nuova postura dell’ascolto, una musica che non si impone, ma si rivela a poco a poco, nella persistenza delle sue onde. Se il precedente e folgorante, Breaking Stretch, era un magnifico atto di forza, Of the Near and Far è un metafisico atto di conoscenza. E nel suo silenzio finale, quando l’eco del vibrafono si dissolve come polvere stellare, resta la sensazione che Brennan non stia solo suonando il suo cosmo personale, ma che, in qualche modo, lo stia ancora creando.

Tracklist:
01. Antlia (7:31)
02. Aquarius (7:31)
03. Andromeda (4:00)
04. Citlalli (4:20)
05. Lyra (7:27)
06. Aquila (7:13)
07. When You Stare Into The Abyss (6:55)

Photo © Werner Siebert

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