L I V E – R E P O R T – D A N Z A


Articolo di Mariolina Giaretta

Correva l’anno 1841. Nella splendente cornice de l’Opéra de Paris, si rappresentava per la prima volta il balletto Giselle ou les Wilis coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot, musica di Adolph Adam. Ne era interprete un’italiana, la giovane Carlotta Grisi. 

La Compagnia di Ballo dell’Opéra de Paris ripropone, nella nuova Stagione 2025/26, la versione di una Giselle la cui coreografia è riadattata da Patrice Bart e Eugéne Polyakov con una lettura interessante perché volta alla ricerca del linguaggio coreografico originale di Coralli-Perrot che, rimaneggiato nel tempo, è giunto ai nostri giorni inevitabilmente rielaborato dalle diverse esecuzioni. Interpreti un Corpo di Ballo perfetto ed eccellenti étoiles, nei ruoli principali. 

Fu Théophile Gautier che, profondamente innamorato della Grisi, inventò la traccia per una nuova creazione coreografica destinata a diventare emblema del balletto romantico per eccellenza, ispirandosi alla leggenda delle Wilis descritta da Heinrich Heine nel De l’Alemagne.
Questa saga mitologica germanica narra le gesta degli spiriti di giovani fanciulle morte di passione perché ingannate o abbandonate prima delle nozze. Divenute baccanti vendicative, incapaci di trovare il riposo eterno, ogni notte costringono i traditori d’amore a danzare convulsamente fino alla morte per sfinimento. Profondamente suggestionato, Gautier ne ha derivato la stesura del balletto, capolavoro assoluto nel caratterizzare un’epoca. Quando decise di comporla, non trovando un tema introduttivo che potesse preludere al ballo delle bianche erinni, lo scrittore si recò all’Académie Royale de la Musique per incontrare il drammaturgo Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges a cui parlò del suo progetto: questi, entusiasta all’idea di concepirne il libretto, redasse in pochi giorni una bozza del testo che però si discostava molto dalla concezione originaria di Gautier. Le due menti allora si unirono e collaborarono per realizzare la stesura definitiva, immediatamente accettata da l’Académie Royale. 

Il passo successivo consistette nel trovare il compositore adatto per musicare il libretto: la scelta non poteva che ricadere su Adolphe-Charles Adam, artista di grande fama nella produzione di musiche per balletto. La partitura fu scritta in poco tempo. Giselle ebbe così la sua musica. All’Opéra de Paris, il 28 giugno del 1841, giorno del suo ventiduesimo compleanno, Carlotta Grisi si esibì per la prima volta in Giselle con Lucien Petipa nel ruolo di Albrecht. Il programma di sala scriveva: “[…] così l’istinto della passione ritorna in questi corpi inanimati. Le giovani fanciulle morte, dopo essersi riconosciute nella nuova realtà ultraterrena, sono contente di ritrovarsi […],  la loro regina le invita a lasciarsi andare alla frenesia del ballo […] ben presto non ascoltano più che l’attrazione del piacere e la danza diventa un baccanale ardente.”
Il balletto fu un successo memorabile.

Il busto portato in avanti, le mani incrociate sotto il petto, le Wilis avanzano sulla scena immerse nella penombra. Velate, ordinate, lo sguardo rivolto al suolo con i sensi che lentamente si risvegliano. Vigilando, sorvegliano il bosco e captano tra i loro movimenti e i fruscii del tulle, luminoso tanto è candido, i passi di chi si avventura nella selva; formano un unico corpo composto da ventiquattro danzatrici in attento ascolto. Dopo la lenta riverenza a Myrtha, la loro regina, quando il direttore d’orchestra leva la bacchetta, alle prime vibrazioni della musica quell’unico corpo si anima, i piedi accarezzano il suolo e niente allora è più reale della loro immaterialità, danzatrici cui la sola essenza è l’anima tesa nella volontà di uccidere chi le ha ferite.

La struttura di Giselle, anelito al soprannaturale, diventa così il punto di partenza di un pensiero romantico, drammaturgicamente perfetto. La vicenda della fanciulla, morta di passione tradita, che risorge dalla tomba per sostenere e proteggere dalla furia delle Wilis colui che la fece morire, incarna un modello femminile di suprema devozione all’uomo amato, in una filosofia contenuta tra ήρως e θάνατος: una vicenda di trasgressione e di redenzione, emblema di un romanticismo tuttora affascinante e coinvolgente. Ancor oggi Giselle stimola trasposizioni contemporanee quali la geniale rilettura dello svedese Mats Ek o quella singolare del britannico Akram Khan.

Serge Lifar, parlando di Giselle, affermava: “Non conosco nessun altro balletto in cui la danza conceda in maniera così perfetta la narrazione drammaturgica dell’opera. La danza non è un esercizio di virtuosità acrobatica, ma espressività; l’azione è descritta con movenze che donano sentimenti di forte efficacia e che di rado possono essere adeguatamente resi. La scelta dei passi è così impeccabile nella descrizione dei sentimenti espressi che sembra impossibile immaginarne altri.”

Dorothèe Gilbert Hugo Marchand, nei rispettivi ruoli di Giselle e di Albrecht, hanno mirabilmente descritto momenti di sublime intensità emotiva, di perfezione stilistica, di grande padronanza tecnica: un vero appagamento per gli occhi che inducono nell’animo stati emozionali di profonda passionalità. 
Gilbert, incantevole étoile arrivata ormai alla conclusione della carriera all’interno del Teatro, evidenzia grande esperienza artistica e finezza di capacità interpretative nel delineare la sua Giselle con la freschezza di una seducente e innamorata giovane donna che, comprendendo l’inganno di cui è stata fatta vittima dall’amato, giunge disperata alla follia e alla morte. Con dinamiche di impalpabile leggerezza, definizione di grande padronanza tecnica sublimemente descritta in linee purissime, il secondo atto la vede aleggiare, tenace e appassionata, al fianco del suo amore, Albrecht, cui Marchant dona fascino, seduzione e bellezza apollinea: splendido danzatore, eccellente interprete, Hugo possiede le migliori qualità per incarnare il personaggio. Accanto a loro il lavoro dei primi ballerini nei ruoli comprimari –Clara Mousseigne, Myrtha regina delle Wilis, Nicola Di Vico, il guardiacaccia Hilarion, Marina Ganio e Andrea Sarri, nel Pas de Deux dei Contadini e il Corpo di Ballo Femminile nell’atto delle Wilis – ha dato prova dell’eccellenza di una Compagnia in forma superba. 
Il pubblico ha lungamente applaudito i danzatori, visibilmente commossi.

Photo Credit © Maria-Helena Buckley / OnP

Una risposta a “Giselle @ Palais Garnier, Opéra National de Paris”

  1. Avatar Mataro da Vergato
    Mataro da Vergato

    Articolo molto bello e ben scritto. Grazie Mariolina Giaretta e a tutto l’Opéra Garnier.

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