R E C E N S I O N E


Recensione di Mimmo Stolfi

Il Village Vanguard, con le sue pareti intrise di storia, diventa il palcoscenico di un incontro quasi liturgico in cui Miguel Zenón fa respirare la sua musica come un fluido vivo. Vanguardia Subterránea è più di un concerto registrato, è un rito di precisione trasformata in calore, dove ogni nota riverbera nel rosso leggendario della sala, e ogni ascoltatore diventa testimone della sua energia condivisa.
Zenón, sassofonista contralto e compositore portoricano tra le voci più interessanti del jazz contemporaneo, arriva a questo primo live con la naturalezza di chi ha costruito una lingua propria. Con lui, il quartetto di sempre: Luis Perdomo al piano, Hans Glawischnig al contrabbasso e Henry Cole alla batteria. Vent’anni di studi e palchi condivisi hanno prodotto un lessico comune che si rinnova ogni volta all’insegna non soltanto dell’interplay, ma di una vera e propria comunione, di una fusione di quattro voci musicali distintive in una sola, potente ed eloquente.

Registrato in due serate nel settembre 2024, l’album (uscito per Miel Music) alterna sei brani originali e due reinvenzioni di classici della salsa, El Día de Mi Suerte e Perdóname. Dall’apertura vertiginosa di Abre Cuto Güiri Mambo, con i suoi ritmi cangianti e i riff che danzano forsennati su metri mutevoli, alla lirica Vita, dedicata alla nonna del musicista, una rêverie fluttuante in cui Zenón mantiene un’intensità di note struggente su un ritmo di chacarera, fino al groove sospeso del brano eponimo, ogni episodio cerca un equilibrio tra complessità ed emozione, tra radice e invenzione.
In Coordenadas, Zenón trasforma in suono le latitudini dei luoghi di origine dei suoi compagni di viaggio – Portorico, Venezuela, Austria – come se la geografia si facesse subito melodia, senza bisogno di mappe. In Dale la Vuelta, il tempo diventa materia elastica, si piega, si avvolge su sé stesso, disegna un labirinto ritmico che solo un quartetto così coeso riesce a percorrere con tanta naturalezza senza perdersi. La successiva Bendición è come un atterraggio morbido dopo le pendenze vertiginose del brano precedente, un momento di respiro e dolcezza. Infine, la lunga e appassionata rilettura di Perdóname, celebre hit salsa che qui strizza l’occhio alle improvvisazioni vocali del “sonero” Gilberto Santa Rosa, suona come un vero commiato, elegante e luminoso, per questo straordinario ensemble. Ogni brano rivela la stessa alchimia: virtuosismo e ascolto si fondono, restituendo l’immagine di un gruppo che respira come un solo corpo musicale.

La dimensione live aggiunge un elemento decisivo: il respiro del pubblico, la tensione del momento, quel microsecondo d’incertezza che rende ogni nota più vera. È uno Zenón più fisico e più libero rispetto alle registrazioni in studio, e al tempo stesso più consapevole del proprio suono, emesso dal suo contralto caldo e affilato, che non cerca quasi mai l’urlo ma scava in profondità, lasciando che la forma si sciolga nella ricerca continua.

Nel suo complesso, quest’album è un atto di gratitudine: verso la tradizione, verso i compagni di viaggio, verso un luogo che da decenni custodisce l’essenza del jazz. “Un santuario musicale”, l’ha definito Zenón. Il titolo stesso, Vanguardia Subterránea, è una dichiarazione di poetica. La vera avanguardia, sembra dire Zenón, non brilla in superficie ma fermenta nei sotterranei della forma, dove la tradizione si rinnova. È un’idea di jazz che respira con il ritmo del mondo, dove la memoria dei suoni afro-caraibici non è semplice nostalgia, ma continua spinta creativa.

Tracklist:
01. Abre Cuto Güiri Mambo (7:19)
02. El Dia de Mi Suerte (8:27)
03. Vita (7:51)
04. Dale La Vuelta (8:01)
05. Coordenadas (6:53)
06. Vanguardia Subterránea (6:08)
07. Bendición (7:15)
08. Perdoname (10:54)

Photo © Sylvain Gripoix

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