L I V E – R E P O R T


Articolo di Nicola Barin

Schumann, Sei Intermezzi per pianoforte Op. 4
Mendelssohn, Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Sol minore
Schumann, Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore Op. 97 “Renana”

La serata inaugurale della stagione sinfonica del Teatro Comunale di Vicenza si apre con un inizio particolarmente felice, con Alexander Lonquich che si divide tra piano e direzione. Lonquich ci aveva già abituato alla sua profonda sensibilità pianistica nelle ottime registrazioni di Schumann e in quelle integrali dei concerti per pianoforte di Beethoven per l’etichetta Ecm Records. Il pianista e direttore tedesco affronta una pagina pianistica importante del giovane Schumann, che nel 1832 decise di dedicarsi alla composizione dopo il problema alla mano che gli impedì di diventare un virtuoso del piano.

Il romanticismo Schumanniano si nutre di una decisa bramosia dell’assoluto, come ricorda Massimo Mila, nella sua “Breve storia della musica”, le suites pianistiche giovanili: «[…] come il Carnaval (1834-35), la Kreisleriana (1838), il Phantasieustück op. 12 (1837): sono amori, amicizie, sogni di gioventù, entusiasmi studenteschi, piccole malinconie, e bisogno di tenerezza […] resi musicalmente con una duttilità straordinaria, una vivacissima disposizione dei ritmi, dell’armonia e della linea melodica a piegarsi secondo le mutevoli esigenze espressive in spunti, accenni e accenti fuggitivi, mai appesantiti da pedanterie costruttive e da elaborazioni retoriche».

L’urgenza di comunicare l’immediatezza del sentimento improvviso diviene furibonda e intensa, la rivoluzione romantica si pone come intento una vera e propria innovazione armonica. Ancora Massimo Mila, nella sua “Breve storia della musica”, ricorda come: «la persona umana […] divenuta consapevole della propria natura espressiva, viene intesa come un linguaggio, di suoni, o di colori, o di masse e volumi, o di ritmi poetici, capace di estrinsecare con portata universale gli avvenimenti intimi dell’io, i quali diventano a tal punto materia principale dell’arte, che si produce quel caratteristico costume romantico per cui la vita viene in un certo modo saccheggiata e spogliata a favore dell’arte, e a quest’ultima subordinata».

La sinfonia “Renana” è giocosa e ispirata, il compositore tedesco è nel suo periodo forse più felice quando la compone, Lonquich la dirige con coerenza e precisione, il tema dello “Scherzo molto moderato”, come ricorda Giacomo Manzoni nella sua Guida all’ascolto della musica sinfonica: « […] espone un semplice tema popolare di Ländler, di sapore quasi pastorale, mentre il terzo tempo è ancora una volta un breve Lied di soave grazia melodica».

Schumann pare tessere la trama della sinfonia con pochi materiali, una forma frammentaria, discontinua che più che sviluppare fa muovere le idee  musicali con velocità e immediatezza. Il suono è rotondo, solenne, complice la nutrita presenza degli ottoni.

Nel Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Sol minore, tutta la statura di Mendelssohn si fa sentire, come ricorda sempre Giacomo Manzoni nella Guida all’ascolto della musica sinfonica: «[…] L’impeto romantico è in lui infatti sempre controllatissimo, piegato al rispetto delle leggi formali da una coscienza sempre vigilante, risolto più volentieri in atmosfere brillanti o liriche piuttosto che tragiche o pensierose»

Lonquich si divide al piano e alla bacchetta muovendosi con una innata e suadente presenza scenica, capace di interagire gioiosamente con l’orchestra. Una serata che ha convinto e stupito per la capacità si sviluppare un suono corposo e avvincente. Ritroveremo Lonquich all’inizio del nuovo anno per riscoprire Haydn con Le ultime sette parole di Cristo sulla Croce, Hob:XX:1.

Photo © Colorfoto Vicenza, Giulia Sirolli

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