T E A T R O


Articolo di Alessandro Tacconi

Dal 9 al 14 dicembre 2025 presso il Teatro della Cooperativa, Rita Pelusio e Rossana Mola portano in scena Lo sciopero delle bambine. L’eroicomica impresa del 1902 per la regia di Enrico Messina. La scena, un pianale e il telaio di un’abitazione, è stata realizzata da Simone Fersino. I costumi sono di Lisa Serio, il suono di Luca De Marinis, la voce off di Carmela Restelli, la ricerca del movimento di Micaela Sapienza. La produzione è di PEM Habitat Teatrali e Anna Marcato, con il contributo del Comune di Milano e il sostegno di Fondazione Trivulzio di Melzo e Armamaxa Teatro.

Lo spettacolo teatrale è stato scritto a sei mani da Domenico Ferrari, Rita Pelusio ed Enrico Messina, basandosi anche sulle ricerche d’archivio di Zeno Piovesan in collaborazione con l’Unione Femminile Nazionale, CGIL Camera del Lavoro Metropolitana di Milano e l’Archivio del Lavoro.

Una favola per adulti narrata dall’animale tipico milanese (non è la nutria!): il piccione. Le superbe Rita Pelusio e Rossana Mola vestono i panni o meglio le penne di due piccioni, che riflettono in modo agrodolce sulla condizione del genere umano dall’alto della loro posizione: il cornicione dei palazzi in centro a Milano. Sorprendente il modo di “ragionare e fare giochi piccioneschi”, che mettono alla berlina i clichés dell’uomo contemporaneo.

Il testo combina i dialoghi surreali dei due animali e il racconto del primo sciopero delle giovanissime lavoratrici milanesi nel giugno 1902. Bambine e ragazzine, tra sei e tredici anni, che si rompono la schiena 14-16 ore al giorno in ambienti poco salutari. Donne giovanissime vessate, sfruttate e umiliate dalle “padrone sarte” per 35 centesimi al giorno. Arriva un momento in cui il malessere raggiunge il culmine e si deve prendere una posizione: continuare ad accettare supinamente oppure dire “Basta!”. Le “piscinine”, le “piccoline” stanche della situazione decidono di scioperare. Lo sciopero dura cinque giorni. All’inizio i giornali ne danno notizia più come un fatto folkloristico che come un evento di rivendicazione di diritti politici.

Triste constatare come il piglio sardonico dei giornalisti saccenti (da sempre sagaci coi deboli e scodinzolanti coi forti) riverberi fino ai giorni nostri. Ad esempio, il Corriere della Sera definisce lo sciopero “eroicomico”! Le bambine non sono sole. Ersilia Bronzini, fondatrice dell’Unione femminile, e la dutura dei poveri Anna Kuliscioff si battono in quegli anni insieme a tante altre per i diritti delle lavoratrici.

Lo sciopero delle bambine è un racconto solo in apparenza lieve, che utilizza il registro linguistico delle bambine, ma affronta temi di importanza capitale per i giorni nostri: i diritti delle lavoratrici, e dei lavoratori. Al termine degli spettacoli grazie al  contributo del Comune di Milano nell’ambito del progetto Milano, Rivoluzione Industriale: uno sguardo agli albori dei primi movimenti di solidarietà sociale intervengono di volta in volta Tiziana Ferrario, Eleonora D’Errico, Diana De Marchi, Serena Dandini, Marta Fana, Fiorella Imprenti e Sara Poma.

Alla prima de Lo sciopero delle bambine è stata intervistata da Domenico Ferrari la giornalista Tiziana Ferrario che nel libro Cenere racconta la Milano di fine Ottocento, industriosa e spregiudicata. Quali donne si sono battute per rivendicare i diritti delle lavoratrici milanesi e quanto tempo ci hanno messo, nonostante i partiti di sinistra a parole dichiarassero di essere dalla parte delle donne! I diritti dei lavoratori non sono un fatto acquisito per sempre, soprattutto nell’epoca della virtualità dove tutto si fa più evanescente e perfino impalpabile.

Photo © Silvia Varrani 

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