R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
C’è un che di curiosamente insolito nell’album ECM Pur ti Miro. Una singolarità a partire proprio da questo stesso titolo che letto nell’immediata suggestione innescata dal nome del musicista cinese Wu Wei in copertina, mi aveva fatto pensare ad un’espressione di lingua orientale. Invece ci si riferisce all’italianissimo duetto d’amore nel finale de L’Incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi, brano ripreso e qui proposto dal trio Wu Wei, Martin Stegner e Janne Saksala. Altro motivo di curiosità è proprio lo stesso nome dell’artista cinese che nella filosofia taoista sintetizza il dualismo wei-wu wei riferendosi al concetto di azione-non azione, cioè quell’agire senza sforzo che ricorda la locuzione latina festina lente, ovvero affrettati lentamente. Al di là di questi piccoli paradossi, Pur ti Miro lo si può inquadrare non tanto e non solo per la scelta strumentale – sheng, viola e contrabbasso in un repertorio che va da Monteverdi, Bach, Vivaldi fino alla ripresa di una tradizionale marcia nuziale norvegese – ma per come il trio decide di smontare e ricomporre il barocco nei suoi elementi abituali.

Intendiamoci, nessuno sfregio alla musica del passato, anzi, un rispetto che se non può essere filologico per forza di cose, si mantiene tale concedendosi un’unica libertà decisamente più jazzata nella Follia vivaldiana – della serie, se non qui dove? La voce dell’antico sheng, argentea e fugace come il vento secondo la tradizione cinese, è ottenuta da un insieme circolare di canne di bambù – almeno in origine – alla cui base un boccaglio apposito consente l’immissione del fiato, ottenendo un suono che abita per certi versi lo stesso clima di un armonium o dell’armonica a bocca cromatica, ma che a me ricorda molto quello della melodica a tasti. Pur ti Miro rappresenta quindi da un lato un esperimento di dialogo transculturale mettendo a confronto un musicista cinese, uno tedesco come Stegner insieme al finlandese Saksala e dall’altro lato una scelta timbrica che sfida non solo, come già accennato, la filologia, quanto proprio una certa, consolidata abitudine d’ascolto. L’insolita combinazione strumentale viene quindi a costituire un laboratorio acustico nel quale la musica antica non è solo eseguita ma anche, in parte, emotivamente riscritta. Il trio pare muoversi in una certa vibratilità onirica, un suono che talora sembra sonnambulico, fragile e trasparente come il vetro. Non si dimenticano comunque le suadenti movenze barocche, non mi sembra infatti di leggere alcun gesto iconoclasta tra le pieghe di questa musica, bensì è presente un entusiasmo talora persino ingenuo, una fiducia totale nel potere del suono di reinventarsi e riproporsi in contesti diversi. Il risultato è un tempo sospeso, in cui Monteverdi, Bach e Vivaldi si rivelano non chiedendo altro che un ascolto sciolto dai suoi tradizionali legami, come se la musica avesse deciso di non appartenere più solamente ad un’epoca ben delineata. Dietro la raffinatezza dell’intento si avverte forse un unico peccato veniale, la presenza di una certa espressione un po’ manierata, probabilmente inevitabile quando la diversità culturale diventa rappresentazione estetica. Eppure, proprio in questa tensione tra rigore e invenzione strumentale, tra rispetto e un nuovo sentire transculturale, risiede la vera forza dell’album. Un’opera che non è né vuole essere evidentemente una lezione di storia della musica, ma una riflessione sul suono come gesto universale che permetta di lasciarsi sorprendere dalla possibilità che anche il barocco, oggi, possa ancora parlare una lingua nuova. Qualche doverosa nota, ora, sul curriculum dei tre musicisti. Il cinquantacinquenne Wu Wei, diplomatosi al conservatorio di Shanghai, vive a Berlino e si è impegnato col suo strumento in numerose e diversificate esperienze che comprendono la musica classica contemporanea, l’elettronica e il jazz. La sua discografia, tra uscite come titolare e collaborazioni varie, conta all’incirca una quindicina di pubblicazioni. Martin Stegner, cinquantottenne violinista e violista tedesco, fa attualmente parte della Filarmonica di Berlino ed anch’egli ha accumulato esperienze, oltre che nella musica classica, nel jazz. Il finlandese Janne Saksala è il primo contrabbasso della Filarmonica berlinese e vanta inoltre una serie di presenze e di collaborazioni in diversi gruppi cameristici.

Si parte con un must – possiamo dirlo dopo le innumerevoli versioni che abbiamo ascoltato negli ultimi anni – di Claudio Monteverdi (1567-1643), Sì Dolce è il Tormento, che appare per la prima volta in una raccolta di componimenti pubblicata a Venezia nel 1624. Si tratta di un madrigale, un componimento letterario espresso in termini poetici con una struttura musicale in forma di ballata, o comunque costruita su una linea melodica cantabile. I tre strumenti si allacciano in questo canto d’amore, integrandosi l’un l’altro in modo indissolubile. Sorprende la sonorità dello sheng e la bellissima, struggente viola di Stegner. Segue la Sonata per Trio d’Organo n. 1 in Mi Bemolle maggiore di J.S.Bach nei suoi tre movimenti, Allegro Moderato, Adagio e infine Allegro. Questa composizione fa parte di un gruppo di altre sei sonate, originariamente composte tra il 1727 e il 1732. La peculiarità di queste musiche, molto complesse, è che venivano eseguite dall’unico strumento, l’organo appunto, utilizzando due tastiere – dette manuali – e la pedaliera. La straordinaria, geniale tecnica di contrappunto del musicista tedesco la si può qui percepire dall’incrociarsi, sovrapporsi, intercalarsi e sciogliersi progressivo delle tre linee melodiche. Sheng, viola e contrabbasso realizzano un piccolo capolavoro di dolcezza e raffinato equilibrio timbrico. Ancora Bach è il protagonista del brano seguente, l’Andante in Si minore che proviene dalla Sonata per Organo n.4 in Mi minore. In successione compare la title-track – se così si può dire – cioè Pur ti Miro che proviene come già detto dall’Incoronazione di Poppea, l’ultima opera di Monteverdi e rappresentata per la prima volta nel 1643 a Venezia. Il soggetto della storia è liberamente tratto dal libro XIV degli annali di Tacito. Le tre voci qui presenti sono ben riconoscibili nell’andamento lineare degli strumenti, con lo sheng che assume addirittura sonorità simili a quelle di un’oboe. A questo brano fa seguito la Sonata a Trio in Re minore “La Follia” op.1 n.12 di Antonio Vivaldi, originariamente scritta per due violini e basso continuo e composta attorno ai primi anni del ‘700. Vivaldi ed Handel furono praticamente contemporanei ed è difficile capire se le prime note di questa composizione, molto simile ad una famosa Sarabanda del compositore tedesco naturalizzato inglese, siano state influenzate da questi o se sia vero piuttosto il contrario. La musica si svolge secondo una trama di mutamenti su un tema che subisce molte alterazioni e cambi di tempo, variazioni agogiche e di dinamica. Il trio di Wu Wei si sbizzarrisce nella prima metà con una mercuriale ipotesi in jazz costruita su un una progressiva accelerazione dei metri, per poi riallacciarsi al mood avvolto attorno a questa serie di variazioni tematiche. Si chiude con Bruremarsj fra Beiarn, un traditional norvegese molto solenne e lento che a tratti ricorda la forma di una melopea liturgica.
Pur ti miro è un disco che vive di mistero e di frammenti in cui sembra volersi celare una bellezza segreta, quella di un mondo che rinasca ogni qual volta qualcuno osi reinventarlo. La vera sorpresa è la duttilità dello sheng, strumento tradizionale che rivisitato in chiave cromatica così come opera Wu Wei, diventa duttile e di sonorità multiforme, perfettamente a proprio agio nel sobrio salotto barocco offerto da viola e contrabbasso.
Tracklist:
01. 1. Monteverdi: Si dolce è il tormento, SV 332 (3:20)
2. J.S. Bach: Organ Trio Sonata No. 1 in E-flat major, BWV 525: I. Allegro moderato (2:45)
3. J.S. Bach: Organ Trio Sonata No. 1 in E-flat major, BWV 525: II. Adagio (6:44)
4. J.S. Bach: Organ Trio Sonata No. 1 in E-flat major, BWV 525: III. Allegro (3:52)
5. J.S. Bach: Organ Trio Sonata No. 4 in e minor, BWV 528: Andante (5:59)
6. Monteverdi: L’incoronazione di Poppea, SV 308: Pur ti miro (3:55)
7. Vivaldi: Trio Sonata in d minor “La Follia”, op. 1/12, RV 63 (9:43)
8. Traditional: Bruremarsj frå Beiarn (3:01)




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