T E A T R O


Articolo di Alessandro Tacconi

Se c’è una realtà teatrale da cui ci si aspetta sempre molto è Carrozzeria Orfeo. Negli anni, la compagnia ci ha abituato a spettacoli estremi dove cinismo e grottesco erano la cifra stilistica principale. Lo spettacolo teatrale Salveremo il mondo prima dell’alba, che è stato in scena dal 10 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026 alla sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini a Milano, non viene meno al diktat stilistico della compagnia.
La drammaturgia è di Gabriele Di Luca, la “regia trina” di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi, assistente alla regia Matteo Berardinelli, la consulenza filosofica di Andrea Colamedici, le musiche originali di Massimiliano Setti, scenografia e luci a cura di Lucio Diana, i costumi di Stefania Cempini, la creazione dei video di Igor Biddau con la partecipazione di Elsa Bossi, Sofia Ferrari e Nicoletta Ramorino.
Lo spettacolo è stato coprodotto da Marche Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro Nazionale di Genova, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, in collaborazione con Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale.

Manca qualcuno? Ah, giusto gli straordinari interpreti Sebastiano Bronzato, Alice Giroldini, Sergio Romano, Roberto Serpi, Massimiliano Setti e Ivan Zerbinati. La loro performance, per via del registro grottesco, è sopra le righe, esasperata, fastidiosamente insidiosa per il nostro perbenismo.

Del vacuo turpiloquo
(esegesi patafisica: luogo in cui avvengono cose turpi)

L’azione scenica avviene nella vastità dello spazio, a 600 kilometri dalla crosta terrestre, all’interno di una stazione orbitante. La parola, visto che si tratta di uno spettacolo incentrato sulla parola e sul (s)ragionamento, è da subito gravosa di imprecazioni. Le divinità multimilionarie che si sono potute permettere un periodo di riabilitazione dalle proprie dipendenze nell’alto dei cieli dibattono, si arrabbiano, discutono, non si ascoltano, come se fossero… al bar e nel frattempo imprecano. La prima ora di spettacolo è un continuo intercalare tra (s)ragionamenti e dialoghi, di luoghi turpi della parola. La funzione di una tale scelta linguistica, ahinoi, non ci è parsa così interessante. Non siamo puritani, anzi! W la parolaccia! Lo scrittore francese Rabelais, patafisico ante litteram, nel suo immenso Gargantua e Pantagruele stila pagine e pagine succulente di insulti e imprecazioni sorprendenti. In questo caso, invece, il parolacciame risulta piuttosto sterile.
-È proprio questo che volevamo rappresentare: la grettezza del linguaggio comune e quotidiano.
-Ah, va bene!

Se il dito indica la luna, lo stolto non guarda né il dito né la luna.
Che cosa guarda?
Il proprio ombelico pensando di vederlo risplendere,
prima o poi.
(Proverbio patafisico)

Gli straordinari attori, ricordiamolo ancora una volta, danno luogo a una performance, dopo un mese di repliche, quanto mai rodata e affilata. Sono un motore oliato benissimo. Lo spettatore scivola da una scena all’altra con sottile piacere e sdilinquo. I personaggi, come del resto il pubblico, possono ammirare dalla vastità dello spazio la nostra meravigliosa Terra. Eppure nessuno dei protagonisti, a eccezione del servitore “bangladino”, si accorge della magnificenza che gli sta di fronte. Ognuno è preso dalle proprie beghe terrestri quotidiane, da cui ricavare un pane sciapo e amaro, cucinato sul proprio ombelico. Visione dell’uomo contemporaneo che si sbellica se sente un peto o vede scivolare il proprio vicino a terra. Lamentatio senza possibilità di redenzione neppure nell’alto dei cieli, poiché quella distanza che ci separa da noi stessi non è stata vissuta e compresa, ma unicamente acquistata.

La psicoterapia per pochi fortunati lassù nella volta celeste è il solito locus solus. E gli altri? I poveri, quelli che hanno la “mentalità da poveri” che cosa possono fare? Che cosa vogliono fare per uscire dalla propria condizione esistenziale? Ovviamente iniziare a guardarsi un po’ meglio l’ombelico! E lo facciamo quando recliniamo la testa all’altezza di quel buchino in mezzo alla pancia su cui è appoggiato un bel… cellulare.
-NOOO, MA DAIII!!! Ancora con questi discorsi.
-Ci mancherebbe. È stata solo una sbandata momentanea della connettivina con la congiuntivite.

Ratatuille und Rabelot
(esegesi patasifica: triturage di concetti e verdurame assortito und arrostito)

Per un viaggio così lungo dalla Terra allo spazio (però 600 kilometri non sono poi così tanti, ci si va a Roma da Milano…) si porta tutto, ma proprio tutto! Il che significa se stessi. Il che è tanto, molto, certamente troppo. Il testo di Salveremo il mondo prima dell’alba è sovrabbondante di argomenti che vengono lanciati (boutade per il Cape Canaveral style), abbandonati, ripresi e poi lasciati lì. Dalle contorsioni nevrotico-egotistiche della cantante alle speculazioni imprenditoriali in estremo oriente con morti bianche, dalle “ottime” farine proteiche di insetti alla cura delle specie animali in via di estinzione, dalla salvazione del pianeta all’adozione da parte di coppie omosessuali, dall’informazione drogata e pilotata ai funghetti allucinogeni (qual è la differenza?!), dalla psicoterapia che ha la risposta corretta per ogni problema alla sessualità promiscua, dai traumi infantili che condizionano il nostro quotidiano alla famiglia 2.0 scissa e divi(s)sa, da… a… Il tutto condito in salsa grotesque.

Alla fine il mondo si fa saltare in aria grazie a una serie di (s)fortunati eventi. In qualche modo si doveva finire lo spettacolo! La fotografia dallo spazio che ci propone lo spettacolo è molto chiara, la conosciamo bene, la guardiamo quotidianamente. Rinunceremo alla prossima imprecazione, smetteremo di guardarci l’ombelico, aiuteremo il nostro vicino a rialzarsi dopo che è franato a terra? Proveremo a essere più “buoni, giusti e belli” come predicava Platone per bocca di Socrate?

Stars are never sleeping
The dead ones and the living
We live closer to the earth
Nearer to the heavens
The stars are never far away
Stars are out tonight

Le Stelle non dormono mai
Sia quelle morte che quelle vive
Viviamo più vicino alla terra
Più vicino al cielo
Le Stelle non sono mai lontane
Sono spuntate le Stelle stanotte

David Bowie, The Stars (Are Out Tonight)

Photo © Manuela Giusto

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