L I V E – R E P O R T


Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Natascia Caronte

La Santeria Toscana 31, un locale perfetto per sentirsi dentro la musica, respirare il sudore degli altri spettatori e vedere i musicisti quasi faccia a faccia, era sold-out. Vedere i Vintage Violence dal vivo è stato entrare per un’ora e mezza nella testa di qualcuno che ha deciso di non filtrare più nulla. La mia sensazione è stata quella di essere trascinata in un flusso continuo di parole, rumore, nervi scoperti e lucidità politica. Ciò che mi ha colpito è quanto poco la band cerchi di piacere nel senso classico del termine. Niente pose, niente ammiccamenti: sono saliti sul palco e hanno fatto quello che dovevano fare. E questa onestà, alla lunga, ha creato un legame fortissimo con il pubblico.

I Vintage Violence nascono nei primi anni 2000 Il loro stile mescola punk, post‑hardcore e rock alternativo. Il gruppo si distingue per una cosa chiara: i testi sono centrali, quasi più della musica. Nel corso degli anni hanno costruito una discografia coerente, mai accomodante, che parla di: controllo sociale, alienazione, politica quotidiana, fragilità individuale, senso di colpa, rabbia, disillusione.

Dal vivo questa identità non è stata addolcita, anzi: amplificata. Ed è probabilmente il motivo per cui il loro pubblico è fedele. I cori dei fans sono esplosi spontanei tra una traccia e l’altra, e c’è stato qualcuno che si è lanciato in pogo e crowd-surfing. Non c’è stata distanza. Nicolò Caldirola ha tenuto il palco con naturalezza, alternando urgenza e ironia, parlando poco, ma colpendo sempre nel segno accogliendo con abbracci i fans sul palco e offrendo alle prime file un sorso di vino. Il concerto è sembrato una riunione emotiva si è cantato, sudato, restato.

Un inizio secco, niente riscaldamento. L’energia della platea è salita e scesa con la scaletta, con momenti di pura adrenalina e altri in cui si è percepita l’intensità emotiva delle parole dei testi, state proiettate anche visivamente alle spalle della band durante lo show. La band, formata da Nicolò Caldirola (voce), Rocco Arienti (chitarrista e autore dei testi), Roberto Galli (basso) e Beniamino Cefalù (batteria), ha chiesto quale canzone volessimo ascoltare e Paura dell’Islam ha vinto a mani basse trattandosi di un brano tristemente attuale, una bandiera palestinese è sventolata tra il pubblico arrivando sul palco. A me piace molto Pora stella, è la mia quotidianità.

“Ogni cosa che faccio è una cosa in meno che devo fare
Ma non ti illudere: sono in alto mare
Ogni cazzo di mattina tutt’e due dobbiamo andare
Invece di stare a guardarci svegliare
E ancora siamo i bambini che eravamo
Tuttora siamo i bambini che eravamo
Il silenzio ci allontana, Dani
Cinque chitarristi, sei analisti, due università
Me l’hai insegnato tu
Che la vita è bella
Te ne sei scordata?
Pora stella”

Altri brani eseguiti:

  • Contro la società securitaria
  • Astronauta
  • Finiremo tutti in Ospedale
  • I non frequentanti
  • Il nuovo mare
  • Guaribili ottimisti
  • Sono un casino
  • Dio è un batterista
  • Caterina
  • Piccolo tramonto interiore
  • Funerali
  • meteoropatia

Se devo essere onesta non è un concerto che consiglierei a chi cerca leggerezza o intrattenimento puro. I Vintage Violence non fanno concerti per distrarti dalla realtà: li fanno per sbattertela in faccia, ma senza cinismo.

immagini sonore © Natascia Caronte

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