R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
È subito il suono del flauto nel brano di apertura, Pithkias e gli stridii che lo accompagnano, che segnano un territorio entro cui muoveremo il nostro ascolto. Il territorio è quello della bella isola di Cipro aperta a tutte le influenze che dal mare sono venute, e al mare sono tornate per spingersi oltre la linea dell’orizzonte. Nell’accumulo delicato delle percussioni avvertiamo crescere un’onda sonora, che sappiamo ci trasporterà in mondi poeticamente suggestivi.
Nābu Pēra è un trio formato da Savvas Thoma al bendir e voce, Natasa Hadjiandreou al vibrafono e percussioni, Demetris Yiasemides al flauto, sylphyo ed elettronica. L’album Soundscapes of Nicosia è composto da sette tracce per la durata di quarantacinque minuti ed è stato prodotto da Zero None Nove.

È proprio la capitale dell’isola, Nicosia, a suggerire ai tre musicisti intrecci ed echi tali da imprimere passi delicati ma decisi in ogni brano, per sviluppare un racconto originale e autentico. L’assetto percussivo della seconda traccia Ohi, ad esempio, racconta di questi passi, di questa investigazione minuziosa nel corpo stesso della mura e dei camminamenti della città, finché lo strumento a fiato inizia il canto di una melodia mediorientale. Ecco fin dove ci si può spingere dall’isola di Cipro. Questo album è una mescola di antico e moderno. Il progetto dei Nābu Pēra coniuga l’essenzialità degli strumenti acustici e quel tanto che basta di elettronica.
Di Settimio dirò il campanaccio
che lo accompagna ogni giorno
e lo sferragliante cigolìo delle sue giunture.
È tanto tanto vecchio
ma si sente così giovane,
per questo balla fino all’alba
(J.T. Alexander, Na bu pe ra poem)
La ricerca di questa sinergia la ascoltiamo da tempo su diversi album. Da più parti ensemble più o meno ampi dicono sì all’elettronica a patto di non trasfigurare il setting folk orginario. Echi, riverberi, distorsioni, noise sono sempre ben calibrati, affinché nulla sia snaturato, semmai portato in primo piano. La stessa ricerca viene fatta anche in questo caso. Ad esempio, la traccia Daydream ha un deciso approccio elettro-impressionista. Echi e riverberi degli strumenti e della voce contribuiscono a creare un ampio spazio sonoro, che si offre come premessa per il successivo Omeriye, il nome della moschea che si trova nella città vecchia di Nicosia. In questo caso la voce si distende con la gravità tipica delle celebrazioni liturgiche, il canto di Savvas Thoma è quantomai misticheggiante. Alla fine del brano scopriamo che siamo stati condotti per mano in un luogo di cui non avevamo conoscenza eppure, come tutti i posti che riguardano l’anima, che conosciamo molto bene.
Nicosia è quindi un’isola ma è anche un luogo sonoro di forti suggestioni, che regala emozioni inaspettate.
Tracklist:
01. Pithkia
02. Ohi
03. Daydream
04. Omeriye
05. The Calling
06. Na bu pe ra?
07. Sanctuary
Photo © Antonios Charalambous


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