L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello

In occasione dell’uscita del suo nuovo disco Waiting For Music To Surprise Me Again, pubblicato in digitale il 20 marzo per Ponderosa Music Records, ho presenziato alla presentazione ufficiale del progetto da Combo Milano, in collaborazione con Radio Raheem. L’evento si è aperto alle 18.30 con una selezione di brani che hanno ispirato l’artista; alle 19.30 è seguito un talk condotto da Dumar e, per concludere, un breve live set che ha offerto un primo assaggio dell’universo sonoro del nuovo album.
C’è un momento, durante l’incontro, in cui tutto si chiarisce: la musica, per Thomas, non nasce dal pianoforte. Non nasce nemmeno dalla teoria, dalle influenze dichiarate, o da un’estetica di genere. Nasce da un impulso fisico, quasi pre-razionale, che precede lo strumento e lo trascina con sé. È da lì che parte la conversazione, ed è da lì che si capisce quanto il suo modo di fare musica sia più vicino a un atto corporeo che a un esercizio di stile.

L’intervista si apre con una domanda che potrebbe sembrare classica — le influenze, i mondi da cui proviene — ma la risposta sposta subito il baricentro. Thomas racconta di ascoltare molta più musica non pianistica, di provenire da un immaginario fatto di band, elettricità, elettronica, collettività. Eppure, tutto questo finisce sul pianoforte senza diventare una “traduzione” in senso stretto. Non è un passaggio da un linguaggio all’altro: è un processo di condensazione, di energia che cambia forma ma non natura. La sua idea di musica, dice, “non ha mai a che fare con uno strumento in particolare”. Prima dello strumento c’è il corpo, c’è il gesto, c’è un impulso che non appartiene a nessuna tecnica. Il pianoforte arriva dopo, come un luogo dove quell’energia trova una superficie su cui imprimersi.

Uno dei passaggi più affascinanti riguarda la voce. Thomas racconta di cercare le melodie vocalizzando, usando la propria voce come primo strato, come sorgente. E chiunque assista a questo processo — anche qualcuno che non capisce nulla di musica — percepisce immediatamente quanto sia potente: si vede la connessione, la voce che nasce, attraversa il corpo, arriva nelle mani. Nel disco questa dinamica rimane intatta. Certo, c’è un momento più razionale, quello in cui le idee vengono ordinate prima di essere registrate. Ma la voce resta la guida: una linea primaria che orienta tutto, che riordina, che conduce.

C’è poi il tema della collettività. Thomas racconta come l’energia degli altri musicisti, delle relazioni sonore, continui a vivere anche quando si ritrova sola davanti al pianoforte. È un’energia disordinata, difficile da definire, ma fondamentale. Non è nostalgia della band: è memoria fisica, un modo di portare dentro di sé il movimento di un gruppo anche quando il gruppo non c’è. A un certo punto emerge un’altra riflessione interessante: la difficoltà — condivisa — di capire dove una cosa inizi e dove finisca. Una fluidità che appartiene non solo al suo processo creativo, ma anche al momento storico in cui ci troviamo. Egli stesso osserva come, nella musica mainstream, stiano accadendo cose nuove: quel modo di prendere una sorta di lezione dal mondo “classico”, pur lavorando con strumenti digitali.

È un gesto che va fuori dalla griglia — ritmica, dinamica, volumetrica — per entrare in un territorio più organico, più dilatato, più libero. Un mondo dove il tempo si modella, si espande, respira. E sono aspetti che l’Artista tiene in considerazione quando costruisce un disco: la possibilità di far convivere l’istinto primordiale con una forma che non lo soffochi. Una “piccola guerra unita di gente che crede nel suono”. La sua musica, ascoltandolo parlare, appare proprio così: un atto di fede nel suono come forza primordiale, come impulso che precede ogni scelta stilistica. Questa conversazione non racconta solo un percorso artistico. Racconta un modo di stare nella musica: fisico, istintivo, collettivo, guidato da una voce interiore che non vuole essere parola ma movimento. E il pianoforte, alla fine, è solo il luogo dove tutto questo prende forma.

immagini sonore © Daniela Pontello

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