R E C E N S I O N E


Recensione di Luca Onyricon Giglio

Se lo scopo di una recensione di un album fosse quello di distillare l’essenza di un’opera musicale in una singola parola, allora per la nuova uscita di Cyrus Chestnut, Rhythm, Melody and Harmony, quella parola sarebbe “gioia”. Perché in questo album si respira una grande gioia: nelle composizioni sapientemente realizzate e stimolanti, nell’esecuzione individuale e d’insieme a tutto tondo e, naturalmente, nell’ascolto.
Per la registrazione di questo ultimo lavoro la formazione si presenta come quartetto e segna un ulteriore passo avanti in una discografia già di per se prolifica del compositore di Baltimora. Il set, ben strutturato, presenta un vivace modello di jazz acustico moderno condito con gospel contemporaneo. Il modo di suonare di Chestnut ha sempre coniugato virtuosismo e chiarezza narrativa e, qui, con la sassofonista Stacy Dillard, il bassista Gerald Cannon e il batterista Chris Beck, guida un quartetto con un autentico senso di coesione.

Cured and Seasoned è all’altezza del suo titolo: è ritmicamente hard-bop e intriso di blues, suonato con l’autorevolezza di musicisti che conoscono la tradizione a “menadito”. Costruito su motivi basati sui riff, sia il sassofono di Dillard che gli assoli di pianoforte di Chestnut attingono ampiamente al vocabolario bebop, flirtando con spigolosità moderne e gospel contemporaneo. Lo swing di Beck e Cannon è vivace ma radicato, e il brano si inerpica con sicurezza, introducendo un quartetto che opera chiaramente a un alto livello di intesa reciproca. L’arrangiamento di Autumn Leaves del Nostro protagonista è inventivo, un cenno all’iconica versione di Miles/Adderley attraverso una rielaborazione arguta del cliché della linea introduttiva. Il ritmo si trasforma in un valzer swing che infonde nuova vita alla forma familiare. La manipolazione del metro diventa un espediente compositivo che ne impreziosisce ulteriormente l’atmosfera. Il suo assolo è tematico e sviluppa la ricontestualizzazione armonica in modo chiaro, elegante e spontaneo. Costruito attorno a un groove di basso contagioso, Ami’s Dance irradia gioia. La sezione A evoca un’atmosfera latin jazz, con tanto di fraseggio sincopato, mentre la sezione B si sposta verso un ritmo saturo di gospel e armonie contemporanee; l’elasticità ritmica dell’ensemble richiama la gioia, rendendo il brano un’esperienza piacevole che non compromette l’integrità strutturale o la profondità dell’improvvisazione. In Prelude for George, Chestnut si apre con una figura pianistica lirica, elegante e audace al tempo stesso. Nella melodia, il sax soprano di Dillard segue il fraseggio pianistico in un unisono melodico compatto e in un’armonia serrata, accentuandone il peso emotivo. La forma si muove attraverso vari tempi e atmosfere, con inaspettati cambi armonici che mantengono il flusso narrativo in una scrittura ed esecuzione che valorizzano la struttura e la creatività.

Un brano swing di media intensità è invece Twinkle Tones, che si diletta nel suo flusso ritmico, melodico e armonico. Costruito su cambi familiari, l’ensemble lo trasforma in una conversazione, con Cannon che esegue un assolo di basso melodico e Chestnut che prosegue con un assolo che bilancia linee bebop con lussureggianti idee accordali, a dimostrazione del suo controllo sulle dimensioni verticale e orizzontale. Il ritmo di Beck e Cannon rimane profondamente radicato nello swing e aperto a consentire un’interazione elastica. Song for the Andes è una composizione post-bop modale e il lavoro sopranile di Dillard si orienta verso questo linguaggio, le voci del Nostro pianista sono colorate e percussive, una conversazione nel jazz moderno, modale, certo, ma mai statica dove l’ensemble risponde con un vocabolario e una tavolozza sonora condivisi. Aperto con l’assolo blues e armonicamente ricco di Cannon, completo di armonici naturali, Big Foot è spigoloso, giocoso e pieno di sorprese; la melodia principale prospera sullo spostamento ritmico dove Chestnut e Dillard si alternano con un tocco colloquiale, dimostrando una composizione in tempo reale attraverso un gioco di tensione ritmico, di chiamate e risposte. Il brano è un veicolo per l’invenzione del gruppo, e ogni assolo sembra un capitolo scritto a quattro mani. L’unica traccia per pianoforte solo dell’album è la crepuscolare Moonlight in Vermont, mostra il tocco del jazzista del Maryland, deliberato ed espressivo, che attinge all’armonia gospel contemporanea e alla guida vocale del jazz moderno per riformulare il brano; resiste alla tentazione di esagerare, lasciando invece che lo spazio e la risonanza del movimento armonico guidino l’arco emotivo. C’è qualcosa di simile a Lester Young nel modo in cui Chestnut “canta” il testo attraverso il suo fraseggio. There Is a Fountain riflette le profonde radici di Cyrus nella chiesa, l’inno riceve un trattamento gospel-jazz contemporaneo, armonicamente avventuroso ma emotivamente radicato. Il soprano di Dillard è riverente ma esplorativo, e l’ensemble eleva il brano in uno spazio di affermazione collettiva. È una conclusione appropriata, sia una benedizione che un riflesso di ciò che l’album offre: fede nella melodia, fiducia nel ritmo e rispetto per la sacralità dell’armonia.

Chestnut è da tempo un pioniere della tradizione jazz, ma Rhythm, Melody and Harmony non è un disco che guarda al passato. È un’argomentazione a favore della continuità, a favore dell’omaggio alla tradizione spirituale e tecnica del jazz, senza paura di innovare al suo interno. Gli ascoltatori troveranno chiarezza nel fraseggio e nella forma dell’ensemble, le performance sono caratterizzate da disciplina tecnica, interplay di buon gusto e profondità artistica. Questo album è un’aggiunta di rilievo al catalogo di Chestnut, con il suo fascino gospel contemporaneo e jazz moderno, un manuale su come costruire e mantenere una band che funzioni infinitamente sulla dinamica.

Tracklist:
01. Cured and Seasoned (5:33)
02. Autumn Leaves (5:30)
03. Ami’s Dance (6:36)
04. Prelude for George (6:41)
05. Twinkle Tones (5:14)
06. Song for the Andes (6:07)
07. Big Foot (5:22)
08. Moonlight in Vermont (3:16)
09. There Is a Fountain (5:17)

Photo 1 © Antonio Porcar Cano


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