R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Se c’era un mistero Antonio Sanchez
ci avrebbe messo dentro il naso
come il topo con il formaggio
(J.T. Alexander, Sowden House pt.1)

Alle prime note è subito “buio in sala!”. Il fascio di luce illumina lo schermo bianco. Inizia il film che si muove sonoramente avanti e indietro nel tempo e soprattutto spazia tra generi. Si susseguono da una scena all’altra rimandi a una storia che ha a che fare con un’indagine, un intrigo misterioso. Un album che si colora di atmosfere da film con tutte le varianti che vi possono essere. Freyja Garbett, celebre pianista e compositrice australiana vincitrice di un ARIA award, compone un album di sicuro impatto emotivo dal titolo Sowden House, pubblicato da Earshift Music.

Originariamente il progetto, ideato insieme a Brendan McNamara, doveva essere integrato in un progetto di virtual reality, ma poi ha preso un un percorso autonomo.

Si trovò nel più grosso pasticcio della sua vita,
da cui sarebbe uscito solo con un gran colpo di fortuna,
ma quella non gli aveva mai dedicato troppo tempo.
(J.T. Alexander, Sowden House pt.2)

L’album Sowden House è diventato la colonna sonora di un immaginario film dalle tinte thriller, dove si susseguono momenti più sospesi e inquietanti ad altri più concitati. I titoli dei quindici brani per la durata di cinquantacinque minuti segnano altrettanti capitoli di una vicenda dai colori foschi: al brano iniziale dal titolo emblematico Genesis in cui regna un’atmosfera piuttosto sospesa segue il liquido funk Los Feliz con echi e riverberi di chitarra e tastiere. Antonio Sanchez è un brano in chiave jazz in cui il suono caldo del sax tenore si miscela con il suono liquido di piano, tastiere e percussioni.  

Alcuni dei titoli dei brani fanno inoltre presagire che la storia immaginaria di questo film non prenderà una buona piega: Tomb Entrance, Echo Chamber, Labyrinth… I generi a cui la compositrice ha attinto a piene mani si possono ascrivere al cinematic jazz, a certa psichedelica funk anni Settanta e alle composizioni orchestrali di colonne sonore.

Quando scoprì il cadavere l’unica cosa che poté fare
fu correre dalla sua amica Mary Rubini
alla galleria d’arte sulla Franklin Avenue
per raccontarle del volume trovato accanto al cadavere.
(J.T. Alexander, Sowden House pt.3)

Hanno registrato l’album Sowden House due differenti ensemble: Sydney funk collective Mister Ott e uno più ampio che vede la presenza di alcuni trai più noti e acclamanti interpreti australiani di musica classica e contemporanea oltre a dei jazzisti: Freya Garbett tastiere, arrangiamenti, direzione e composizione, Veronique Serret violino, Freya Schack-Arnott violoncello, Jayden Clark flauto, Thomas Avgenicos ed Ellen Kirkwood tromba, Tessie Overmyer alto sax, Matthew Keegan sax tenore e baritono, clarinetto, Michael Avgenicos e Matthew Ottignon sax tenore, Alex Silver trombone, Hilary Geddes e Ben Panucci chitarra, Daniel Pliner piano e tastiere, Jacques Emery e David Symes basso elettrico, Maximillian Alduca contrabbasso, Carlos Adura e Miles Thomas batteria, Dominik Kirk percussioni.

I tecnici che hanno seguito i lavori di registrazione, missaggio e mastering sono ai Golden Retriver Studios e ai Rancom St Studios sono Richard Belkner, Simon Berkelman e Lachlan Carrick.

Nessun trofeo per risolvere il mistero legato a quelle strane scritte,
ma solo potersi salvare ancora una volta la pelle,
giurando a se stesso che non si sarebbe più ficcato in guai del genere.
(J.T. Alexander, Sowden House pt.4)

Questo album è un lavoro al contempo complesso ed estremamente fruibile, che intriga da subito l’ascoltatore con atmosfere tipiche e affascinanti.

Tracklist:
01. Genesis [0:41]
02. Los Feliz [4:11]
03. Antonio Sanchez [4:46]
04. Ballroom ’68 [4:08]
05. Tomb Entrance [2:00]
06. Echo Chamber [1:56]
07. Dream Hall [2:31]
08. Franklin Avenue [6:30]
09. Art Gallery [4:30]
10. Ballroom ’44 [4:25]
11. Asylum [4:20]
12. Library [1:59]
13. Trophy Room [6:28]
14. Labyrinth [3:40]
15. Drum Ritual [3:44]

Photo © Tom Wilkinson

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