L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Andrea Furlan
Il ritorno de La Rosa Tatuata al Black Inside è stata una ghiotta occasione per stingere di nuovo con un forte abbraccio la storica band ligure. Nel novembre 2025 (leggi qui) chiudevo così il mio racconto di un’eccellente serata: «un concerto da archiviare tra quelli più intensi ed entusiasmanti di sempre, il cui ricordo rimarrà indelebile nel tempo». A distanza di un anno, potrei usare le stesse identiche parole per descrivere le forti emozioni trasmesse dal gruppo, semmai ci sarebbe da aggiungere qualche superlativo in più. Il motivo per cui Giorgio Ravera e soci sono tornati sul luogo del delitto è stata la presentazione live del loro recentissimo e bellissimo album Il verso delle cose (qui la nostra recensione) che ha trovato sul palco del locale varesino il luogo e il pubblico ideale per un’esecuzione magistrale in quanto a bravura, intensità e coinvolgimento. Si è aperta così, nel migliore dei modi, la stagione 2026 di Autunno Visionario, la rassegna di musica di qualità curata da Fabio Baietti di Visioni Musicali.

Ancora una volta il rock d’autore è stato il protagonista principale, espresso al meglio delle proprie possibilità da una delle realtà più felici della scena italiana. I testi e l’abilità narrativa di Giorgio Ravera, che compone liriche cariche di senso e significato, non sono secondi a una proposta musicale che trae linfa vitale dalla lezione di Fabrizio De André e Massimo Bubola, dei Gang e Ivano Fossati, passando dall’America di Springsteen e Mellencamp. Ultimo rappresentante della tradizione autoriale genovese, il gruppo ha raggiunto la piena maturità: rock preciso, energico, chitarristico, costruito con passione e dedizione. Genova e i suoi vicoli, le sue creuze, l’odore del vento di mare, sono sempre presenti sullo sfondo, la quinta su cui si stagliano emozioni e racconti di vita che accompagnano una narrazione ricca di contenuti. Rock che fa muovere le gambe e agita i pensieri, diverte e conquista, che traccia l’unica via possibile a un modo di offrire musica che non sia solo banale intrattenimento, da bruciare in pochi istanti. Rock che lascia il segno nella carne, vivo e pulsante che riflette sulle nostre vite e parla dei nostri sentimenti e delle nostre paure.

Eccellente la scelta dei brani che per più di due ore ha colto il meglio della loro produzione. Focus principale naturalmente su Il verso delle cose, proposto nella sua interezza: hanno fatto bella mostra di sé la title track, Nessuna rete attiva, Cadono gli aquiloni (dedicata a Giulio Reggeni), la misteriosa e inquietante Il lato oscuro, la “romantica” Insegnami a ballare, la delusione amorosa di In fondo alla tua via. Evidente la bontà dell’ultimo album che dal vivo sprigiona tutta la sua bellezza guadagnando in intensità. Non sono mancati gli estratti da Caino (2006, premio MEI come miglior album autoprodotto), primo fra tutti, in apertura di concerto, Tra occhi e cuore, poi la stupenda ballata Pasqua ’44, Sotto il segno di Caino e Vento di sale, un gioiello di Max Parodi (membro fondatore del gruppo, purtroppo precocemente scomparso). Dall’ottimo Scarpe (2014, qui la nostra recensione) invece sono state ripescate una meravigliosa Aprimi le ali, la title track, Tutto quel che arriverà e In fondo allo specchio, mentre da Bandiera Genovese (2001) sono state ricordate Le cose cambiano e Matto abbastanza, così come Ninna nanna per Sally tratta dall’esordio Al centro del temporale del 1998.

Sul palco di Lonate Ceppino La Rosa Tatuata ha creato un vero e proprio wall of sound, grazie alla solida sezione ritmica del “direttore di macchina” Massimiliano Di Fraia alla batteria e Michael Tabarroni al basso, al sassofono di Filippo Sarti, alle chitarre elettriche di Giorgio Ravera e Massimo Olivieri (impegnato anche alla lap steel guitar), alle preziose tessiture armoniche dell’Hammond di Andrea Manuelli. In un’occasione speciale come questa non poteva mancare uno special guest: il grande (non solo) bluesman Paolo Bonfanti, amico del gruppo e produttore di alcuni loro lavori, che si è unito alla band in una tesissima versione di Sinàn Capudàn Pascià di Fabrizio De Andrè dal capolavoro Creuza de ma, fantastica interpretazione che sottolinea la piena aderenza al modo di sentire del grande cantautore genovese. Da lì in poi Bonfanti resta sul palco e da lezioni di chitarra rock, con interventi ficcanti e ariosi, testimoni di uno stile degno dei grandi maestri dello strumento, che si uniscono alla perfezione al potente sound del gruppo, spettacolo nello spettacolo. Ascoltare tre chitarre contemporaneamente sullo stesso palco è miele per le orecchie di ogni fervente appassionato di classic rock.

Uno squarcio di luce nella notte, un faro da seguire nelle travagliate acque della musica di questi tempi complicati. Un concerto di tale qualità è la testimonianza di quanto sia importante sostenere l’attività di gruppi come questo. La Rosa Tatuata ha una lunga storia e radici importanti che sanno parlare all’oggi con linguaggio genuino e diretto, quanto mai necessario per non smarrire la via e trovare il verso giusto delle cose.























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