T E A T R O
Articolo di Alessandro Tacconi
Chi è portato dall’acqua si attacca a ogni spino.
Acqua di fiume che scorre, affonda, infossa, scucchiaia e accoltella la terra, si ramifica e inalbera, sbisciola e odia i canali, inzuppa terra e schiaffeggia rocce e pietre. Sappiamo così poche cose dell’acqua che sostenta e sostiene, che disseta e mantiene in vita da sempre.
L’acqua è vita?
“Il pane è vita!” sostengono i panificatori.
“Il cemento è vita!” sostengono i costruttori.
A ognuno la propria di vita, ma senza acqua…
Lo spettacolo Bestiario idrico di Marco Paolini va in scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano dal 20 al 25 ottobre.
Tema non semplice da trattare. Mica puoi annaffiare il pubblico per portarlo dentro al problema, semmai è il contrario: meno acqua usi, meglio è.

Acqua torba non lava.
Marco Paolini da navigatissimo narratore irrora il pubblico per due ore di aneddoti e “storie acquarole” che dagli Appennini italici fiottano fino all’Appennino himalayano.
Racconta di personaggi singolari un po’ scontrosi che di acqua sanno, poi dice di piani internazionali che vorrebbero tirare il freno a meno a questa situazione ma senza reale efficacia. (Tira ancora troppo forte la corsa agli idrocarburi!).
Ti spiega dell’albero, come si sviluppano rami e radici.
Poi racconta di come i fiumi facciano la stessa cosa.
Guarda le piante, puoi vedere i fiumi.
Dove non va l’acqua ci vuol la zappa.
Paolini messaggero? Certo e porta pene, ma prima è curioso indagatore di un incubo che si appressa sempre più.
– Vai, fallo tu! Racconta cosa sta accadendo. Se non ci si ferma per tempo rimaniamo tutti a bocca asciutta. Uno spettacolo può toccare “animi e core” più di mille conferenze! – gli dicono alla Banca Mondiale e hanno ragione.
Bestiario idrico non è un spettacolo semplice. Non è come bere un bicchiere d’acqua di stand up o di qualche comico.
Paolini da sempre ha scelto di portare storie per ricordare e per imparare. Poi ti fa anche sorridere, ma sotto c’è il magogno, c’è la Storia. Anche se non si vuole dare ascolto. Lui la racconta lo stesso.

Acqua che scorre non porta veleno.
E lui, l’attore veneto, la prende con moooolta calma. I passaggi da spiegare sono delicati. Le spiegazioni idrogeologiche e idrogeografiche non sono così semplici. Soprattutto se non usi grafici ma solo la parola.
A dare qualche momento di respiro dalla lectio teatralis i canti e i vocalismi della brava, paziente ed eterea Patrizia Laquidara. A lei il compito di evocare la delicata forza di questi flussi che innervano la terra di sopra e di sotto. Interventi poetici i suoi a cui si affianca ogni tanto anche l’attore (ma quanto fiato ha in corpo!?).
La scenografia, a proposito di sopra e sotto, vede salire e scendere nuvogliale puffolose, simpatici pesciottoni, due lavatrici!
Acqua lontana non spegne il fuoco.
Paolini nei decenni e nei diversi spettacoli ha saputo costruire con gran sapienza la “sua” parola, che raccoglie voci, inflessioni, ricami ironici, voci off, riflessioni. Una dinamica alternanza che dà movimento a quanto si ascolta.
Lui l’attore “esperto di catastrofi… italiane!” che l’acqua l’aveva raccontata. Quella della diga infiltrata e poi saltata. Quel muro che si abbatté come un fenomenale diretto di Muhammad Ali sulla Valle del Vajont.
Tragedia annunciata. Cronaca avvenuta. Punto e a capo.
Che noi la situazione idrica, la penuria acquatica la sappiamo già.
E intanto alla tivvù ti vendono i filtri per depurare l’acqua. Anzi no, te li regalano!
Ma se poi l’acqua finisce cosa depuri?

Pozzo asciutto. È bruttobruttobrutto.
Che questo dell’acqua è argomento che alla fine un po’ annoia, vero? Bello se lo racconti dopo. Quando il tragedione è già avvenuto. Ma durante… uff, dai un po’ noioso è.
È meglio, mooolto meglio quando si può piangere, disperarsi e dire: “se ci fossimo fermati… se avessimo fatto… se non…”.
Marco Paolini è dunque messaggero. È avvertitore. Ci racconta di questo burrone liquido che si asciuga sempre più. Poi quando ci salteremo dentro sai il male, sai che botta, sai il sangue.
Se ti tuffi nell’acqua male non ti fai, ma se c’è la terra rocciosa arsa allora è il sangue, l’osso rotto quello che trovi laggiù. E se non sei il Coyote Ugly ci trovi ovviamente la morte.
L’attore racconta non la catastrofe ma li tempo che la precede. Il tempo di mezzo. Il tempo che ti sta gorgogliando la parola: FINE!
Non sa più come dirtelo lei, l’acqua: “Guarda che mi sto seccando!”.
Finché ci sono le casse d’acqua al supermercato.
Finché ci sono.
Finché.
Le mille bolle blu fan glu glu glu.
Note di locandina. Bestiario idrico è uno spettacolo di Marco Paolini, scritto con Giulio Boccaletti. Hanno collaborato alla drammaturgia Marta Dalla Via, Diego Dalla Via, Michela Signori.
La regia è dei Fratelli Dalla Via, assistenza alla regia Teresa Vila, cura delle musiche Giuseppina Casarin, elementi scenici Mirko Artuso, direzione tecnica e fonica Piero Chinello, disegno luci e scene Michele Mescalchin, luci Nahom Girmay Ambaye, prodotto da Michela Signori, coproduzione Jolefilm e TSV Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, con il sostegno di Estate Teatrale Veronese – Comune di Verona.

Photo © Gianluca Moretto






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