Andrea Furlan

Mandolin’ Brothers play “Highway 61 Revisited” @ Spazio Teatro 89 – Milano 15 Novembre 2014

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Articolo di Fabio Baietti Fotografie di Andrea Furlan

L’emozione è palpabile sui visi di musicisti esperti e talentuosi. L’attesa è forte in una platea di appassionati che hanno messo ad asciugare i loro cappotti, intrisi di una pioggia perfida ed incessante. Rifare per intero un capolavoro come “Highway 61 Revisited” (per di più nello stesso ordine del disco) è un’idea molto “americana”, intrigante e che incuriosisce. Scaldano i motori i Mandolin’, con sei canzoni del loro pregevole songbook. Per una volta, non sono le loro composizioni quelle più attese. Pure loro ne sono consci. Si aspetta che la pietra sia spinta ed inizi a rotolare. Una discesa senza freni nella poesia, nella denuncia sociale, nel blues, nell’elettricità che soppianta tutto ciò che era stato acustico. Si aspetta Dylan insomma, uno che avrà qualcosa da dire anche quando la Terra (o quel che ne resterà…) sarà calpestata da pochi.

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Il vero “posto giusto” de Il Disordine Delle Cose

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Intervista di James Cook, foto di Andrea Furlan

Il Disordine Delle Cose è una band attiva dal 2007, maturata in questi anni grazie a tanti concerti ed alla costante ricerca del suono perfetto. Questa evoluzione che li aveva condotti in Islanda per incidere il secondo disco, ora li ha portati ad immergersi nel panorama scozzese, precisamente al CaVa Sound Studio di Glasgow, dove hanno registrato il loro terzo lavoro, “Nel posto giusto”. Pubblicato ad ottobre per Black Candy Records, fonde le sonorità del rock indipendente con il prog e la psichedelia. Per conoscere qualcosa di più su di loro, ci siamo inoltrati nella nebbiosa periferia novarese, tra industrie e risaie, ed abbiamo avventurosamente raggiunto il loro “nascondiglio”. Nelle pause di un’intensa serata di prove, siamo riusciti a fare quattro chiacchiere con i componenti del gruppo.
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La Rosa Tatuata – Scarpe (2014 – Club De Musique / IRD)

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Articolo di Andrea Furlan

Come la madeleine inzuppata nel tè fece riaffiorare in Proust i ricordi dell’infanzia, così l’audiocassetta raffigurata in copertina ha risvegliato in me i bei tempi andati (ogni riferimento ad un brano del disco non è assolutamente casuale) quando, con fare carbonaro, facevamo girare tra amici le registrazioni fruscianti degli LP che non riuscivamo ad acquistare. L’era digitale ha spazzato via questo modo di fruire la musica ed al posto delle mitiche C60 ci dobbiamo ora accontentare di playlist immateriali e della musica liquida che toglie gran parte del piacere al rituale dell’ascolto. Un fascino perduto che la praticità delle moderne tecnologie non è più in grado di riprodurre. Anche la concisa precisione del titolo rimanda alla fisicità di un modo particolarmente intenso di intendere il rock, materia viva e pulsante, e anticipa lo spirito dei testi che si sporcano di vita e si calano nella realtà per gustarne il sapore, come chi calpesta l’asfalto profumato di pioggia dopo un temporale e percorre sentieri al confine di terre segnate da carcasse arruginite, lambite da un vento tiepido, impregnato di sale, che corre veloce. Titolo e copertina dicono quindi già molto del contenuto e fanno intuire che il cammino del gruppo inizi da lontano e i suoi membri abbiano molto da raccontare.

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Mary Gauthier & Michele Gazich opening act Ben Glover @ All’1&35circa – Cantù (Co) – 21 Ottobre 2014

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Sulla strada delle anime vagabonde.
Suoni e visioni con Mary Gauthier e Michele Gazich

Testo di Fabio Baietti Foto di Andrea Furlan

Paure ancestrali, incubi ad occhi aperti, strade senza lampioni “direction nowhere”. Camminare insieme alle parole e alla chitarra di Mary Gauthier non concede soste ristoratrici per mente ed anima. Una tensione che pretende rispetto e silenzio. Centellinare le emozioni non è possibile, ti fai prendere la mano ed inizi il viaggio.

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Letlo Vin – un cuore misterioso che rinasce dalla musica.

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Intervista di James Cook, foto di Andrea Furlan

Letlo Vin ha pubblicato recentemente Songs for Takeda, il suo debut album. Un concept che si ispira al folk americano, al rock’n’roll e al soul. Un disco intimo e lieve, dietro il quale si cela una tragica vicenda. Abbiamo incontrato l’autore prima del concerto di presentazione al circolo Arci Bellezza di Milano e ci ha rivelato il suo percorso umano ed artistico…
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Cheap Wine @ Spazio Teatro 89 – Milano 4 Ottobre 2014

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Testo e immagini sonore di Andrea Furlan

Una città di straccioni, scura come la notte, popolata da anime randagie in cerca di ristoro. La fuga non è possibile, non è prevista. La realtà è spietata, vivere un atto di eroismo quotidiano. Rabbia e disillusione sono l’unico cibo disponibile, ma, anche quando sembrano avere il sopravvento, rimane comunque un filo di speranza cui aggrapparsi. Se non fosse così, resterebbe solo la follia.

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Bap Kennedy: dall’Irlanda con Hank Williams ed Elvis Presley nell’anima

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Intervista di Fabio Baio Baietti e Andrea Furlan 

Irlandese di Belfast, Bap Kennedy vanta una carriera davvero invidiabile: cinque album con gli Energy Orchard, gruppo di rockers che una volta sbarcato a Londra è diventato una leggenda della scena live, e sei lavori solisti che gli hanno permesso di incontrare tre mostri sacri della musica. Quanti possono inserire nel proprio curriculum la collaborazione con Steve Earle, Van Morrison e Mark Knopfler? La sua musica è un ponte tra il tradizionale folk irlandese e l’America del country più genuino di Hank Williams, passando per il rock primigenio di Elvis Presley. Recentemente è stato in tournée in Italia per promuovere il nuovissimo Let’s start again. Lo abbiamo incontrato prima del concerto all’Una e Trentacinque Circa di Cantù (di cui vi abbiamo già parlato qui). Ne è scaturita una chiaccherata molto cordiale che ci ha rivelato come Bap sia una persona davvero simpatica e disponibile.

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