cesare-carugi-spazio-teatro-89-photo-andrea-furlanArticolo di Fabio Baietti e immagini sonore di Andrea Furlan

Ma quante belle, misconosciute canzoni ha scritto Cesare Carugi? Questa la domanda che mi sono posto più volte durante il suo ultimo (??) concerto, in quel di Spazio Teatro 89.

cesare-carugi-spazio-teatro-89-photo-andrea-furlanTesti non banali, rivestiti di arrangiamenti riconducibili ad un ampio spettro stilistico ma con una marcata impronta di originalità. Mi piacerebbe pensare che lo “stand by” del Nostro consenta, quantomeno, di avvicinare più appassionati ai suoi dischi. Magari con l’inedita Dreamer come trait d’union tra la fine di un periodo e l’inizio di una nuova fase artistica.

cesare-carugi-spazio-teatro-89-photo-andrea-furlanSi inizia come si potrebbe finire, immagini che scorrono sullo schermo come un messaggio d’affetto di Cesare verso la Musica, tramite i visi di Artisti e Amici incontrati lungo il cammino. Legare d’acchito Carry the wind home e London rain scuote da subito l’albero dei ricordi di chi, come il sottoscritto, ha seguito il rocker di Cecina fin dall’inizio. L’atmosfera in platea è un mix di intimità e di calore, Beautiful when you cry, Charley Varrick ed una pregevole Morning came too early chiudono la prima parte del live.

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Leonardo Ceccanti

La triade acustica Dakota Lights, Wounded (omaggio sentito all’amico Michael McDermott) e Your memory shall drive me home è ad alto tasso di emotività ed è premessa per l’arrivo in scena di qualche friend. Memore di una “dimenticanza” di anni prima, Cesare paga la cauzione con Daniele Tenca e Riccardo Maffoni (grande voce!)  con una versione da pelle d’oca di State Trooper, per poi trattenere sul palco il rocker bresciano per il duetto di 32 springs. Daniele Tenca schitarra che è un piacere, soprattutto in una Pontchartrain shuffle che ritma all’unisono cuori e piedi.

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Daniele Tenca

Il violino di Chiara Giacobbe lascia sempre il segno. Dalla “hit” Caroline alla suadente Drive the crows away fino ad una tirata versione di Fisherman’s Blues, in cui non fa assolutamente rimpiangere il grande Steve WickhamTroubled waters e We’ll meet again, someday ci ricordano che sarebbe cosa buona e giusta avere Pontchartrain nella propria collezione. Poi gran finale, con una sorprendente, incisiva versione della harrisoniana While my guitar gently weeps.

Emozione, abbracci, buone vibrazioni “E ci dispiace per gli altri”.

Arrivederci Crooner Freak. A presto!

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Chiara Giacobbe
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Riccardo Maffoni

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Matteo D’Ignazi
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Leonardo Ceccanti

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Chiara Giacobbe

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