giardini-di-mirò-santeria-social-club-photo-andrea-furlanArticolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Eccoli qui, i Giardini di Mirò. Da Good Luck, l’ultimo disco in studio vero e proprio, erano passati sei anni; quattro invece da Rapsodia Satanica, che era la sonorizzazione dell’omonimo film di Nino Oxilia. Tanti progetti, nel frattempo, soprattutto da parte dei due chitarristi Corrado Nuccini e Jukka Reverberi, che in compagnia di Emidio Clementi il primo e di Max Collini il secondo, si sono tolti un bel po’ di soddisfazioni. Temevamo però che potesse essere tutto finito: il mondo del music business è spietato, si sa, e soprattutto di questi tempi, quattro anni possono facilmente corrispondere ad un periodo effettivo molto più lungo. Invece, quando forse non molti ci speravano più (di sicuro non io) sono tornati: Different Times, che è uscito a fine anno per la sempre più attiva 42Records (recentemente ha messo sotto contratto anche i Massimo Volume, altro disco italiano attesissimo, in arrivo a febbraio) è molto di più di un grande ritorno. Il sestetto emiliano è riuscito nell’impresa di rassicurare i fan riproponendo tutte le coordinate sonore che lo hanno reso celebre e allo stesso tempo evitare di ripetersi, con un lotto di canzoni intrise di nostalgia e magniloquenza, dimostrazione che il talento sarà pure merce rara ma che se ce l’hai puoi permetterti il lusso di tornare quando vuoi e ogni volta sbaragliare la concorrenza.

giardini-di-mirò-santeria-social-club-photo-andrea-furlanQuella a cui assistiamo è la prima data di un tour che si annuncia molto lungo e che li porterà, stando alle anticipazioni, anche fuori dall’Italia. Per iniziare, nel frattempo, meglio partire da Milano, che nel nostro paese è ancora il luogo dove la maggior parte delle cose succede.

Il Santeria Social Club è strapieno, si parla di Sold Out. Certo, non è un posto grande ma non era neanche così scontato che arrivasse tutta questa gente. Sono tutti vecchi? Reduci dei bei tempi che furono? Chissenefrega. Sono qui, sono qui per i Giardini di Mirò e tanto basta, le considerazioni sociologiche le faremo in un altro momento.

In apertura, sorpresa degli ultimi giorni, c’è Robin Proper-Sheppard, che equivarrebbe dire i Sophia, se non fosse che è solo lui con la chitarra acustica. È uno degli ospiti che ha impreziosito Different Times (tra gli altri anche Adele Nigro e Glen Johnson dei Piano Magic) e i nostri hanno avuto la bella idea di invitarlo ad aprire il loro show inaugurale.

robin-proper-sheppard-santeria-social-club-photo-andrea-furlanSta sul palco per 45 minuti abbondanti, potrebbe sembrare un tempo eccessivo, visti i mezzi di intrattenimento che ha a disposizione, invece funziona tutto benissimo: lui è simpatico, scherza col pubblico, fa battute, riesce ad ironizzare addirittura sul fatto che mentre suona un sacco di gente in fondo al locale parla indisturbata a volume altissimo rompendo palesemente le palle; in più ha le canzoni, un repertorio vasto e di buon livello, alterna ballate a rock song d’impatto che anche in questa veste rendono bene e riescono ad entusiasmare una platea complessivamente partecipe, nonostante tutto.

giardini-di-mirò-santeria-social-club-photo-andrea-furlanI protagonisti della serata arrivano poco dopo, una decina minuti in ritardo sulla tabella di marcia ed è un boato di quelli veri, pieni di affetto, che li accoglie mentre, quasi timidamente, prendono posto sul palco. Si parte con Different Times e in questi dieci minuti di post rock da manuale c’è dentro tutto il mondo dei Giardini di Mirò, tutto il loro passato e tutto il loro presente. Bastano questi dieci minuti per capire che sarà un gran concerto e che loro sono in formissima: il modo con cui le chitarre dialogano tra loro, il sapiente dosaggio dei piani e forti, manovrato splendidamente dalla batteria di Lorenzo Cattalani e dal basso di Mirko Venturelli, gli inserimenti di tromba di Emanuele Reverberi, che raggiungono l’apice nel finale del brano e portano il climax a livelli di strepitosa intensità.

Il brano successivo è Don’t Lie, cantata da Jukka senza purtroppo il contributo di Adele Nigro, come nella versione in studio. La resa sonora complessiva è buona, manca forse all’appello la tastiera di Luca Di Mira, spesso coperta dagli strumenti a fiato, ma comunque presente nell’impatto sonoro pur senza uscire troppo.

giardini-di-mirò-santeria-social-club-photo-andrea-furlanIl concerto è bellissimo, emozionante, molto ma molto meglio di quello che avremmo potuto pensare anche nelle più rosee aspettative. Nonostante l’emozione, nonostante sia la prima data dopo tanto tempo, stanno sul palco come se fosse la cosa più naturale del mondo, come se non si fossero mai presi neanche un giorno di pausa.

Una buona metà dello show è comprensibilmente dedicata al disco nuovo, tra i cui episodi spicca soprattutto Pity the Nation, lenta e scura, con un tripudio di fiati nel finale e ovviamente Hold On, con Robin Proper-Sheppard che li raggiunge sul palco per un’esecuzione sontuosa, che fa pesare purtroppo il confronto con le voci di Jukka e Corrado, l’unica cosa che non ha davvero funzionato del tutto questa sera.

giardini-di-mirò-santeria-social-club-photo-andrea-furlanPerfetta anche la scelta dei vecchi brani: la strumentale Good Luck, anche qui coi fiati in evidenza, la dolcissima Broken By, tra i loro classici più conosciuti, Pearl Harbor, con l’atmosfera che si fa di colpo più cupa e rarefatta, una Pet Life Saver dove il violino di Emanuele Reverberi è il grande protagonista. E ancora, la vecchia Città di vetro, accolta con un boato da un pubblico attentissimo e a tratti col fiato sospeso. Tripudio di chitarre e distorsioni a raffica per un brano che è un po’ una summa di quello che questi ragazzi sono in grado di combinare dal vivo.

giardini-di-mirò-santeria-social-club-photo-andrea-furlanTra le cose più belle c’è da annoverare Rome, suonata nei bis, subito dopo che lo show regolare era stato chiuso dai lunghi accordi in feedback di Fieldnotes, con Mirko Venturelli che aveva chiuso tutto, rimasto solo sul palco, con qualche fraseggio del suo sassofono. Inizio rarefatto, da ballad eterea, cambi di melodia e intenzione nella parte centrale, esplosione finale di chitarre con accelerazione ritmica, un viaggio da quasi dieci minuti al termine del quale si attacca A New Start, primo pezzo del primo disco del gruppo e a questo punto riferimento perfetto a quel che sta succedendo.

giardini-di-mirò-santeria-social-club-photo-andrea-furlanSiamo emozionati come dei sedicenni” ha detto Jukka prima di introdurre quest’ultimo brano in scaletta. Si vedeva ed è comprensibile. Ma quello a cui abbiamo assistito stasera è stato molto di più del ritorno di un gruppo che abbiamo amato tantissimo. Al di là di qualsiasi discorso su quale musica possa avere senso suonare nel 2019, il livello strepitoso a cui abbiamo ritrovato oggi i Giardini di Mirò, è tale da chiudere la bocca per sempre a chiunque.

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