R E C E N S I O N E


Recensione di Nadia Cornetti

Quando Marco Fasolo ci mette il suo dorato zampino si accende il mio interesse, lo ammetto: preferisco levarmelo subito questo dente. Fatta questa doverosa premessa, il progetto che vi proponiamo è quello dei Weekend Martyr, gruppo livornese composto dal polistrumentista Riccardo Prianti, dal batterista Elia Lazzerini (questo il duo che ha dato origine al gruppo nel 2019) e dalla new entry al basso Giulio Maria: esce proprio in questi giorni, a gennaio 2024 – per Cruel Records e Gigiabooking – Gastrin, terzo lavoro della band, registrato, prodotto e mixato, per l’appunto, dall’anima dei nostri adorati Jennifer Gentle.
La band ha una formazione musicale influenzata da gruppi pilastro come T.Rex e Pixies; ma anche, decisamente, dal panorama garage e post punk inglese (Kinks, The Fall), e da sonorità acid e alternative americane anni 90 (Pavement, Fugazi), impronta che emerge tutta nel loro primo disco omonimo insieme a una – seppur matura – spensieratezza.

È anche vero che – come raccontarono i nostri in una datata intervista rilasciata a una radio locale ai tempi dell’uscita del loro album d’esordio –  per quanto si possano ricercare le influenze in un album o in un pezzo, a un certo punto a comandare è la canzone: le scelte stilistiche non sono più consciamente operate dal musicista, è il brano che prende la direzione che vuole prendere. Vi confesso che concordo con questa riflessione, ci scordiamo troppo spesso di questa verità, mentre siamo all’affannata ricerca di un’influenza o un richiamo a sonorità precedente, durante l’ascolto di qualcosa di nuovo: cercherò di ricordarmene. Rispetto al primo lavoro, uscito nel 2019 (ben 5 anni fa, anche se sembra ieri), Gastrin ha preso una direzione più cupa, pur mantenendo lo scheletro psichedelico che contraddistingue il progetto. I protagonisti raccontati dal disco sono fuori posto, inadeguati, ed esprimono tutto ciò che c’è di più lontano dalla perfezione patinata delle luci dello spettacolo: sono personaggi perdenti, insicuri, o che soffrono. Molti sono i termini negativi e scuri che ricorrono nei testi. Come si sarà già potuto immaginare, tutto l’album è in lingua inglese, fattore indispensabile per rendere il progetto di taglio internazionale ma, ne sono convinta, questo non è automatico: il solo idioma inglese non è ciò che rende meccanicamente un brano fruibile in tutto il mondo; l’internazionalità è un carattere composto, certo, dal linguaggio nel quale sono espressi i concetti, ma anche – e in enorme parte – dal sound complessivo del brano. E la possibilità di arrivare al resto del mondo, i Weekend Martyr ce l’hanno certamente non soltanto per merito della lingua scelta nella scrittura.

Bene, ora che la cupa porta di Gastrin è stata aperta, cominciamo con l’ascolto.
Pèrez è la prima traccia, e ci dà il benvenuto nel nuovo mondo dark, seppur ritmico, dei Weekend Martyr con una vocalità graffiante e stridente, ma molto decisa; i suoni acidi e bassi utilizzati all’unisono, e gli strumenti “sporchi” creano un notevole impatto, rafforzato da frasi molto sonore come “I hate being back from Paris”. Sarà suggestione, ma la presenza discreta – seppur potente – di Fasolo mi riporta in testa un’altra sua creatura, certi Animali Formidabili di cui abbiamo raccontato lo scorso anno.
Gastrin prosegue con una seconda traccia, omonima dell’album, molto ritmata, orecchiabile, benché cruda allo stesso tempo; non posso fare a meno di cogliervi certi richiami ai Sonic Youth. Molto bello il finale grunge, stonato e distorto.

L’uscita del disco è stata anticipata da due singoli: Lighter, il primo estratto, fuori dallo scorso ottobre, è anche accompagnato da un bel videoclip, quasi totalmente in bianco e nero. Qui la voce graffiante e incisiva sembra il risultato dell’effetto di un megafono, e ne esce un brano grunge, ma contemporaneamente easy listening. Il secondo e ultimo singolo, uscito il 15 dicembre, è Scammed bellissimo brano, orecchiabile, con un ritmo molto energico e una linea melodica molto presente, che pare quasi smentire la prestazione che abbiamo fatto dell’album. No, nessuna contraddizione: il protagonista del pezzo è stato “truffato”, afferma “non c’erano amici, guardandomi intorno non era così bello…mi ci sono abituato”. Un limpido assolo di corde scordate e una cassa scandiscono solenni le prime parole di Stranger, pezzo molto cupo, dove una chitarra blanda, pesante, e più voci in coro, solenni e maestose rintoccano l’andamento del brano, sacerdotale e dal ritmo quasi tribale, mentre annunciano che ”è facile, sto dormendo ancora/ è facile, quando provi a fingere”.
Proseguendo con l’ascolto mi convincono sempre più sia il sound, molto ben definito, che la linea vocale: della splendida Stunned – che trasuda noise da ogni sedicesimo – ascoltatevi una bellissima live session cruda ma perfetta al contempo, che non può che invogliare alla scoperta del gruppo in un live. E ancora, la delicata e psichedelica Bog che descrive uno scenario squallido, letteralmente una palude di sofferenza, e che suggerisce “se non riesci a comprendere qualche cosa, lasciatela alle spalle, qualcuno, un giorno, ci arriverà
Troviamo in coda l’onirica e disillusa Hands che dona una crudissima immagine visiva dell’abusata abitudine di “mettere le mani sul fuoco per qualcuno”; non credo sia un caso che l’ultimo vocabolo dell’ultimo brano di Gastrin sia “menzogne”.

Concludo questo mio viaggio con una riflessione: più di qualcuno ha detto che la migliore arte nasce dalla sofferenza, non certo dalla felicità, e il mondo della canzone non fa eccezione. Sono anch’io del parere che spesso gli ascolti migliori siano quelli che ci raccontano il buio, per quanto possa non essere piacevole. E i Weekend Martyr sono certamente tra gli artisti che ben rappresentano questo concetto: ascoltatevi il loro Gastrin.

Tracklist:
01. Pérez
02. Gastrin
03. Lighter
04. Stranger
05. Scammed
06. Stunned
07. Bog
08. Hands

Photo ©



One response to “Weekend Martyr – Gastrin (Cruel Records/ Gigiabooking, 2024)”

  1. […] ma anche molto altro, ovvero eccellente produttore di progetti validissimi come Weekend Martyr (qui) e Animaux Formidables (qui) – dallo scorso 14 giugno è fuori “A + C”, loro terzo lavoro […]

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