I N T E R V I S T A
Articolo di Lucia Dallabona
Di Scusi, dov’è il bar? esordio da solista del musicista e cantautore Paolo Zangara vi aveva già parlato Andrea Furlan con dettagliato entusiasmo qui.
Ora torno a scriverne io per la presentazione, in particolare, di Silenzi irrequieti, brano che apre il suo nuovo capitolo artistico ed è il secondo singolo estratto dal disco. Ad accompagnarlo è un video diretto e montato da Lory Muratti. Per arricchire questa emozionante anteprima di inediti spunti di ascolto e visione, ho realizzato una breve intervista. Di seguito vi racconto come è andata…
OT: Cominciando dalla parte musicale, sono curiosa di sapere come mai hai scelto un’intro solo strumentale e cosa ti ha indotto a rendere protagonisti principali il pianoforte e la tromba. Mi ha colpita fin dal primo ascolto quanto il loro dialogo, dolcemente evocativo, aggiunga ulteriore valore a parole cariche di riflessioni personali importanti. Come sei arrivato alla composizione di questa avvolgente melodia?
PZ: Premetto che sono un grande estimatore di Chet Baker che ho avuto la fortuna di vedere a vent’anni in concerto. Quello che ho cercato di fare non è la riproduzione di quel tipo di scrittura, quindi non la ricerca dell’esercizio di stile, direi che volevo ricreare però quell’approccio emotivo. Tornando a casa una notte in autostrada, durante una delle prime aperture che ci concedevano durante il lockdown, passavano alla radio I Fall In Love Too Easily di Chet Baker appunto e quelle sonorità, in quella situazione specifica, mi hanno letteralmente catturato provocandomi dei flash back di situazioni lontane e passate. Silenzi Irrequieti è stata infatti la prima canzone che ho scritto tra quelle che compongono Scusi dov’è il bar? e pianoforte e flicorno, per l’esattezza, sono fondamentali.
OT: Il testo profondamente introspettivo rivela una sorprendente volontà di entrare in dialogo autentico con te stesso. Comunichi silenzi irrequieti che riempiono i tuoi vuoti ma dichiari anche di odiare la tregua obbligata. Mi chiedo allora quale sia lo stato d’animo che maggiormente ti rappresenta.
PZ: Sono fondamentalmente cresciuto in un ambiente intellettuale molto critico nei confronti dell’esistente. Ho fatto parte per un lungo periodo di tempo a situazioni politiche di estrazione libertaria con un retroterra teorico improntato sul senso della vita e quindi su un totale ribaltamento epistemologico, non su quale governo fosse migliore o peggiore per intenderci. Se proprio potessi scegliere non sceglierei alcun governo se non quello che ci si da autonomamente. I silenzi irrequieti sono quei silenzi che cercano una situazione che risolva, che liberi il pensiero, un pensiero che rimanda non solo alla critica della politica ma anche a quella della vita quotidiana come attività separate e a tali critiche quindi come attività inseparabili e simmetricamente necessarie l’una all’altra. La critica, insomma, all’intera organizzazione della produzione di merci, del consumismo, quindi della vita degli individui ridotta al consumo di merce, che si riduce a sua volta alla produzione dell’individuo come merce. Sono in poche parole per il superamento dell’alienazione sociale e alla fine per dirla alla Montale questa canzone parla del Male di vivere.
OT: Parli di una freddezza che riguarda anche la morte, cosa ti ha portato ad un approccio così anticonvenzionale?
PZ: Da non credente credo che la vita innanzi tutto non sia sacra. Non vedo la morte come una fine o una cosa negativa anzi è perfettamente naturale e sappiamo tutti che la vita ha bisogno della morte per continuare a vivere. La guardo e ci cammino accanto tutti i giorni da ormai 60 anni e ho instaurato in tutti questi anni un rapporto con lei che credo si possa definire ludico, “vediamo quando mi acchiappi” e so che prima o poi mi acchiapperà. Purtroppo, però, mi accorgo che è la vita stessa a non vivere.
OT: Ci descrivi un’alba che, un po’, non solo smarrisce ma tradisce; “il nuovo giorno” quindi, per te, è più un’incognita da cui rifuggire invece che un’opportunità da cogliere?
PZ: Ma sai, è un po’ come all’inizio dell’anno, ci facciamo sempre gli auguri di un anno migliore, di pace, serenità ecc… ecc… e alla fine ci accorgiamo che può essere addirittura peggiore del precedente e questo capita nel 99,9% dei casi. Ecco ogni giorno un’alba nasce, può anche essere bella, ma io la guardo sempre con diffidenza.
OT: Nel finale ti riferisci ad un orizzonte verticale, che perciò si espande anche verso l’alto; lo scruti, perciò, alla ricerca di cosa?
PZ: L’orizzonte verticale del quale io parlo ha sempre a che fare con la questione del “senso” inteso come significato che l’uomo cerca di dare alla propria esistenza, ma anche come senso che la vita umana possiede in sé stessa. Qualunque ricerca di senso presuppone che l’uomo sia un essere cosciente e libero, capace appunto di una dimensione verticale che si eleva sull’orizzonte della materia. Da qui è possibile comprendere gli aspetti fondamentali dell’essere umano, come la moralità, l’affettività e la sessualità. Proprio per questo “…brividi mi assalgono facendomi scrutare l’orizzonte verticale di una vita da reinventare”
OT: Passando al videoclip creato da Lory Muratti ho apprezzato quanto sia stato realizzato con grande cura per ricreare in modo naturale un ambiente del tutto in sintonia con lo spaccato intimo e sospeso in un tempo indefinito che caratterizza il tuo testo. Vuoi darci qualche dettaglio in più sulla sua realizzazione?
PZ: Per rappresentare il viaggio introspettivo e di contemplazione che mi interessava mettere in scena Lory è partito da un silenzioso interno casalingo. Un luogo fatto di piccoli gesti privati che amplifica le distanze con le storture di un mondo, solo in apparenza lontano. I colori slavati, il taglio del video in 4:3 e le riprese camera alla mano richiamano immaginari visivi che ci portano indietro nel tempo, facendoci cadere dentro una cartolina spedita dagli anni ’70 o nelle pieghe della pellicola di un vecchio film francese.
Con l’occasione segnaliamo con piacere i prossimi appuntamenti live di Paolo Zangara:
- Spazio Pontano 35 – Milano, 14 febbraio 2025
- Black Inside – Lonate Ceppino (Va), 12 aprile 2025



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