Paolo Saporiti e Roberto Zanisi @ Arci la lo. co. Osnago 10 gennaio 2014

Postato il Aggiornato il

01

Articolo di Eleonora Montesanti

La Brianza fa sorprese. Arrivo ad Osnago con un po’ di anticipo, gironzolo nella zona e non vedo altri edifici a parte la stazione dei treni. Proseguo fino ad incrociare un passante: “Scusi, dov’è il circolo arci La Lo. Co.?” “Giù, là alla stazione.” “Ma scusi, c’è solo quella!” “Infatti. L’arci La Lo. Co. è la stazione.”

Sorpresa e curiosa torno indietro e scopro che effettivamente, al bordo del binario 1, c’è il nostro circolo.

Le stazioni in generale mi hanno sempre affascinata, le ho sempre viste come luoghi densi di sensazioni, grandi pensieri e punti di partenza per vere rivoluzioni personali.

Trovarci un luogo che promuove cultura è stato bellissimo davvero: è una corrispondenza geniale.

Tra un treno preso al volo ed un artista che si esibisce non ci sono troppe differenze: davanti ad entrambi non si rimane mai fermi e si è predisposti ad affrontare un viaggio, reale o metaforico che sia.

02

Appena entrata mi trovo di fronte a una grande varietà di strumenti insoliti e molto affascinanti, appartenenti al polistrumentista Roberto Zanisi, che non vedo l’ora di sentire, ma soprattutto vedere  all’opera. Quello che stimola maggiormente la mia curiosità è il cümbüş: dodici corde e nessun tasto sul manico.

Accanto ci sono le chitarre, il banjo e la pedaliera di Paolo Saporiti, un agglomerato ordinato di pedali e cavi colorati, così enorme da togliere il fiato.All’interno l’ambiente è familiare e caloroso, ideale per accogliere un live denso e attento come quello di Paolo, in duo, in questo tour, con Roberto.

La sala è stracolma, il pubblico fin da subito appare rispettoso e partecipe.

Il cantautore inizia con una cover di Van Morrison – The way young lovers do – eseguita a nudo, senza nessun effetto aggiunto, pura chitarra acustica e voce: Paolo sceglie sempre di iniziare i suoi concerti in questo modo, per catalizzare l’attenzione degli ascoltatori in punta di piedi, con un amalgama di delicatezza e magnetismo.

Arriva anche Roberto e il concerto entra nel vivo con Mountains of broken guns & dreams, canzone del 2008 che pare scritta apposta per il suo bowglama, ammaliante strumento a tre corde doppie, che trae origine dal baglama turco (solitamente suonato con il plettro), ma che Roberto ha reso unico e originale, facendovi inserire da un liutaio un ponticello, tipico di violini e violoncelli, proprio per poterlo suonare con l’archetto e rendere le sue sonorità uniche. Il termine bowglama, infatti, è nientedimeno che la fusione tra la parola bow che in inglese significa archetto e il nome originale, baglama.

In quel momento mi rendo conto subito di una cosa, per la quale è necessaria una riflessione.

03

Paolo Saporiti e Roberto Zanisi suonano insieme da soli tre mesi, prima non avevano mai collaborato, né nella produzione dei dischi di Paolo, né nella dimensione live.

Due mesi fa sono già capitata ad un loro concerto e devo dire che mi colpì particolarmente il loro equilibrio.

Quello che noto subito ad Osnago, però, è che questo duo è cresciuto tantissimo. Il fatto che nonostante questo incrocio di talenti abbia funzionato da subito ci sia una continua ricerca di perfezione ed alchimia, sviluppata concerto dopo concerto, rende questi due musicisti dei veri professionisti, che non si sovrastano, che si rispettano e che traggono ossigeno l’uno dall’altro.

Si procede con Love Radio, brano tratto da Alone, disco di Paolo prodotto da Teho Teardo; Roberto suona una dobro, cioè una chitarra resofonica tenuta sulle gambe in orizzontale e suonata con l’ausilio di una barra metallica trascinata sulle corde, la quale successivamente ci regalerà grandi sorprese.
La caratteristica delicatezza di Human perversion sbatte contro Ho bisogno di te, primo pezzo in italiano della serata, un inedito che uscirà nel prossimo disco dell’artista milanese, previsto per la primavera di quest’anno.

04

Qui Paolo riflette sulle condizioni dell’ambiente musicale nazionale, analizzando le sue priorità di artista in relazione a quel che esso ha da offrire; il brano è avvolto da una voce calda e arrabbiata e circondato da un alone di impotenza davanti ai compromessi a cui, a volte, si trova costretto a scendere.

E’ la volta di un altro inedito, che, per chi conosce bene questo cantautore tanto inedito non è, perché è una costante ai suoi live. Erica è stata scritta da un Saporiti appena diciottenne, eppure viene suonata con così tanto trasporto da apparire attuale. La magia della musica che si tramuta nel tempo, e vi si adatta.

Parte integrante del pezzo è il buzuki di Roberto, un cordofono greco dal suono pizzicato, simile per la sua forma a un mandolino, ma con il manico molto lungo.

Canzone dopo canzone, siano esse cover (Street spirit dei Radiohead), rivisitazioni in duo di brani dei dischi di Paolo (War – need to be scared, Down, Sad Love / Bad love) o altri inediti inattesi (Sangue, Come venire al mondo) si giunge alla fine del viaggio. Per tutta la durata del live è facile sentire di appartenere a qualcosa e di vivere appieno il qui e ora.

05

La complicità è palpabile nell’aria, non solo tra i due musicisti, ma anche nell’atteggiamento del pubblico che, in religioso silenzio, non ha smesso neanche per un attimo di essere presente e parte attiva nella riuscita della serata.

La richiesta di un bis appare quasi scontata. Come ad ogni inizio, Paolo riparte allo stesso modo: si mette in piedi, nel mezzo della sala e con sole voce e chitarra esegue uno dei suoi pezzi più suggestivi, Rotten flower. Ogni volta ascoltarlo dal vivo è un regalo vero, poiché suscita sensazioni forti e contrastanti, ma che alla fine si equilibrano.

Risale sul palco anche Roberto per il gran finale. Con A real love si raggiunge davvero l’apice. Sugli ultimi accordi una straordinaria dobro inizia ad emulare il verso dei gabbiani e, incredibilmente, tutti gli ascoltatori si sciolgono e danno il via al rumore delle onde del mare; qualcuno addirittura ondeggia anche con tutto il corpo, oltre che con la voce. E’ una situazione che fa brillare gli occhi. La tensione emotiva viene stemperata dalla voce di Roberto che, imitando una scena tipica della vita da spiaggia, urla, nei panni di una madre isterica: “Simone, vieni qua!” e da Paolo che finge in maniera buffa di abbattere i gabbiani. Il live si conclude così con una fragorosa risata generale e chili di meritatissimi applausi.

Due artisti affiatati e meritevoli, in crescita, con la rara capacità di rendere unico ogni istante.

Un pubblico meraviglioso, in grado di cogliere la profondità e l’amore nella musica.

Un’atmosfera che fa bene all’anima, da rincorrere e regalarsi ad ogni occasione possibile.

06

Grazie per le foto a Fabio Rezzola

10

09

11

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...