Cristina Donà @ La salumeria della musica, Milano. 27 Novembre 2014

Postato il Aggiornato il

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Articolo di James Cook, foto di Andrea Furlan

In un giovedì sera di lieve pioggia su Milano, Cristina Donà fa sold out a La salumeria della musica. Niente di straordinario? Può essere, anche se in un periodo in cui è complicato fare quadrare i conti per ogni cosa, possiamo considerarlo un ottimo risultato. E’ la prima tappa del nuovo tour elettrico di questa storica cantautrice lombarda, che ha attraversato oltre due decenni in bilico tra pop e rock alternativo, nobilitata nel suo percorso da numerose frequentazioni eccellenti.
Dopo una manciata di date acustiche, per rodare i brani del recente “Così vicini” uscito lo scorso 23 settembre, iniziano i concerti “veri”. L’ affiancano, oltre all’immancabile produttore, arrangiatore, coautore e polistrumentista Saverio Lanza, anche Emanuele Brignola al basso e Cristiano Calcagnile alla batteria.
Si parte con il sottofondo  ricco di phatos  dell’archetto suonato sul piatto della batteria. La Donà concentratissima, entra con passo lento, vestita sobriamente in nero con gonna sotto il ginocchio. In sala non si sente un respiro, lei, con gli occhi chiusi, si avvicina al microfono mentre la raggiunge il resto della band.

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Inaspettato, il lato rock di Cristina esplode: come in un rito pagano imbraccia la chitarra elettrica rossa,  lo sguardo è severo e la posa d’assalto.  D’un fiato ci regala una serie di brani tirati, “Il senso delle cose” “Il tuo nome” “Corri da me” “Siamo vivi”, tutti tratti dal nuovo album.  Procede apparentemente fredda, determinata ed il pubblico pende dalle sue labbra. La platea è composta soprattutto da trentenni-quarantenni, con una forte presenza femminile. La “mamma rock” tiene  a bada il suo “esercito” con estrema facilità. L’atmosfera, a questo punto, cambia: Cristina posa la chitarra elettrica, inizia a dialogare con i presenti, i lineamenti si distendono e tutto diventa molto più amichevole. Racconta che nella recentissima raccolta di duetti pubblicata da Robert Wyatt, c’è anche il suo brano “Goccia”, al quale l’artista inglese aveva collaborato nel 1999. Parte quindi la dolcissima canzone citata, seguita da altri momenti intimi, ancora estratti dalla sua produzione anni ’90.
Il concerto prosegue con l’alternarsi delle due “anime” di Cristina – quella più rock e quella acustica. Ora c’è spazio anche per le battute e qualche simpatico siparietto: prima chiede come le sta la nuova acconciatura e poi si mette a suonare il “triplo kazoo” di sua produzione. Diventa addirittura sbarazzina accennando un balletto mentre canta “Miracoli”. Ogni sua iniziativa viene salutata da una standing ovation.

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Impeccabile in ogni frangente, è supportata da un eccezionale Saverio Lanza: la guida e la sostiene incondizionatamente, sia dal punto di vista musicale che emotivo con continui cenni d’intesa. La serata procede senza sbavature, rivelando una gran cura negli arrangiamenti e una notevole bravura dei musicisti sul palco: non sembra proprio che sia la prima data in chiave elettrica.
Mi colpisce in particolare l’effetto potente, preciso, fantasioso, ma allo stesso tempo estremamente equilibrato, del drumming di Cristiano Calcagnile.
Mi era già capitato di vedere la Donà dal vivo un paio d’anni fa, ma non ero riuscito ad entrare in completa sintonia né con l’artista né con il suo pubblico, che sembrava – anche in quel frangente – letteralmente adorarla. Mi rendo conto però che stasera la mia ricettività è diversa: sarà forse anche per l’estrema vicinanza a lei o per il suono impeccabile che esce dall’impianto della Salumeria.
Il locale è strapieno, la temperatura è sempre più alta. Si continua con “Perpendicolare” dedicata al figlio, seguita dalle chitarre tirate di “Torno a casa a piedi” in cui si racconta di un amore che sta finendo e da “Invisibile”, ancora un brano in cui si parla di sentimenti. E’ già tempo di ripresentare la band e preparare il campo per i bis: Cristina , ironicamente, ci spiega in che modo richiamarla, anche se naturalmente non serve, il suo esercito la riconvoca immediatamente a gran voce.

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La ripartenza è molto intima, solo piano e voce, con “Universo”, durante la quale diventa protagonista il pubblico, per proseguire con la splendida cover della beatlesiana “Across the universe”.
La band al completo si affaccia di nuovo per il gran finale, nel quale il bassista ed il batterista si ritagliano un po’ di spazio. La conclusione è affidata a “Triathlon”, per un’ultima, energica, cavalcata.
Il pubblico estasiato concede qualche minuto di applausi, la band sfila, le luci si accendono, i visi sono soddisfatti, si va verso l’uscita.
Posso veramente affermare di essere appagato oltre ogni aspettativa, aveva ragione chi mi suggeriva questo appuntamento da tempo: Cristina Donà è un’artista matura e gran performer, che dal vivo da veramente il meglio si sé.
Sono pronto per ritornare anch’io sotto la pioggerellina milanese, contento di aver finalmente trovato la chiave giusta per riuscire ad entrare nell’universo Donà.

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