Cheap Wine @ Nidaba Theater, Milano, 8 Gennaio 2015

Postato il Aggiornato il

1

Articolo di Luca Franceschini Fotografie di Ricci Pasquale

È una formula inedita quella che i Cheap Wine hanno scelto per dare voce a Beggar Town, il loro ultimo disco (leggi la recensione), uscito pochi mesi fa e che personalmente ho votato tra i miei preferiti dell’anno appena trascorso. Li abbiamo ammirati spesso in elettrico, con le atmosfere delicate e soffuse a mescolarsi sapientemente nelle sfuriate rock, con gli assoli infiniti di Michele Diamantini a trasfigurare le canzoni e con la batteria di Alan Giannini a pestare indiavolata garantendo ritmo a volontà. Per una volta, nulla di tutto questo. A dicembre i pesaresi hanno deciso di tenere tre date in formazione ridotta e rigorosamente acustica, per portare il nuovo album e il vecchio repertorio in una dimensione nuova, magari anche più vicina all’essenza originale delle canzoni.

2

A quanto pare l’esperimento ha avuto successo, perché col nuovo anno le serate di questo tipo sono riprese, dandomi così la tanto sospirata occasione di intervenire di persona. E l’occasione è ghiotta, in effetti. I Cheap Wine full band li conosco bene, ho già anche assistito ad un paio di show di questo nuovo tour, ho già assaporato a dovere la resa live di Beggar Town. In questa veste però c’è ancora tutto da scoprire e potrebbe rivelarsi veramente interessante, considerato che nella loro musica sono presenti diversi momenti che verrebbero valorizzati benissimo in una dimensione unplugged. Il Nidaba Theater non è un teatro, a dispetto del nome, ma un pub piccolo e accogliente, con le pareti ricoperte dalle locandine degli artisti che vi hanno suonato in tutti i 19 anni della sua storia. Si tratta della location ideale per uno show di questo tipo, non fosse per l’ambiente strettissimo e la sistemazione dei tavoli un po’ confusionaria, che ha reso un po’ difficile al pubblico seguire comodamente quello che avveniva sul palco.

3

Alle 22.30 Marco e Michele Diamantini e il tastierista Alessio Raffaelli, fanno il loro ingresso in scena. Un breve intro di pianoforte e armonica sfocia in Nothing Left To Say, accompagnata solo dai tasti di Alessio, con anche lo stesso Marco che si limita a cantare. Seguono, da Beggar Town, Fog on the Highway e Muddy Hopes; lente, fumose, quasi strascicate, con la voce di Marco che è quasi un sussurro, risultano tremendamente affascinanti e sembrano letteralmente portare in vita gli scenari raccontati nel testo. Con Waiting on the Door, singolo del precedente Based on Lies, viene innestata una ventata in più di energia, pur sempre all’interno di una dimensione contenuta. Non è un concerto facile, comunque. Gli arrangiamenti non sono poi radicalmente diversi rispetto alle versioni originali (le linee vocali rimangono identiche, ad esempio), anche perché le canzoni dei Cheap Wine, di base, sono semplici e sono adatte ad essere suonate in qualunque contesto e modalità. Nonostante questo, l’assenza della sezione ritmica, mette in primo piano la voce di Marco e pone quindi il testo in evidenza. Meno energia e più narrazione, insomma, con gli assoli di elettrica a rappresentare l’unica concessione alla robustezza sonora. Naturale che chi non conoscesse a fondo le canzoni, potrebbe avere avuto problemi.

4

Il fascino è però innegabile: ogni pezzo splende di nuova luce e gli intrecci tra il piano di Alessio Raffaelli e la chitarra di Michele Diamantini sono magnifici, sia che fungano da appoggio alla voce di Marco, sia che si producano in meravigliose fughe soliste.
Notevole anche la setlist, che si discosta volutamente da quella elettrica di questo tour, per andare a recuperare cose che si prestano di più ad essere suonate in questa formazione a tre e che non sono proprio all’ordine del giorno nei concerti dei nostri. Ecco dunque arrivare Dried Leaves, impreziosita da un gran lavoro di slide, l’allucinata e psichedelica Snakes, la romantica Circus of Fools (con tanto di Alessio alla fisarmonica) e, soprattutto, I Like your Smell, straziante ballata sulla pena di morte, semplicemente una delle cose per cui i Cheap Wine possono guardare dritto negli occhi i grandi del rock americano.

5

Accanto a queste, non mancano i nuovi brani e fa piacere constatare come anche in questa veste le varie Lifeboat, The Fairy Has your Wings e l’inno positivo Claim the Sun (dedicata all’amico Edward Abbiati dei Lowlands, presente tra il pubblico), evidenzino tutta la grandezza del disco di cui fanno parte. Colpisce anche una lunga versione di Mary, un vecchio brano che, dice Marco, “non pensavamo potesse funzionare senza basso e batteria, invece siamo stati smentiti”. Verissimo, anche se in elettrico rimane un’esperienza ben diversa. Si chiude col pazzesco ripescaggio di A Blaze in the Dark, da quell’antica perla che era Ruby Shade (siamo sempre in attesa di una bella ristampa su cd) ma il pubblico non li vuole far andare via. Ecco allora che, dopo un rapido consulto, i tre ci propongono una Dance Over Trouble che, nonostante l’unplugged, non perde un’oncia della sua carica irresistibile. 

Non c’è niente da fare, in Italia (ma anche al di fuori), i Cheap Wine hanno ben pochi rivali. Andate a vederli se ve li siete persi: di date ce ne sono ancora un bel po’…

6

7

www.cheapwine.net

Ricci Pasquale Photo

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...